Published On: Mar, Gen 31st, 2012

Proteste delle pescherie del Tigullio per assurda tassa europea


Proteste da parte delle pescherie del Tigullio di fronte alla duplice tassa sulla spazzatura e sugli scarti del pesce. Si tratta di una imposizione europea nata da esigenze giuste (come vedremo), ma i cui effetti su una piccola pescheria di borgo marinaro diventano fumettistici, controproducenti, avvilenti, rischiando di dare altri duri colpi al commercio e all’industria della pesca, e facendo aumentare indirettamente anche il costo del pesce che finisce sulle nostre tavole.

Si tratta del Regolamento UE 1774 del 2002, in base al quale lo scarto delle lavorazioni della carne e del pesce, provenienti da macellerie e pescherie, è un sottoprodotto di origine animale e pertanto deve essere smaltito da Ditte specializzate – uscendo perciò dal circuito della normale raccolta dei rifiuti urbani.

Le pescherie del Tigullio richiedono che l’alto costo dello smaltimento della pulizia del pesce venga detratto dal pagamento della normale tasse sulla spazzatura, invece di essere cumulato come avviene ora.
Infatti per un solo giorno alla settimana di raccolta degli scarti, ogni esercizio paga circa 800 euro di costo annuo.

Inoltre vi sono altre indicazioni (per esempio un pozzetto dentro al negozio dove surgelare gli stessi scarti), il che renderebbe complicata la gestione dell’attività.
Le pescherie inoltre notano che anche hotel e ristoranti “puliscono” il pesce, ma per questo tipo di imprese i Comuni effettuano un servizio a domicilio (ritiro della frazione umida) senza costi aggiuntivi.

A Genova la battaglia sullo scarto del pesce è andata avanti per mesi, tra Adpf (Associazione dettaglianti pesce fresco) e l’Amiu, la società partecipata comunale che gestisce i rifiuti.
Gli scarti infatti vanno bruciati in appositi inceneritori, che in Liguria non esistono.
Ne risulta un vero e proprio delirio burocratico.
In sintesi:
 
gli scarti di una piccola pescheria della Riviera vengono prelevati da un camion di una ditta specializzata (1).
– Dopo di che vengono trasportati nella pianura Padana, a Tortona (2)…
– A Tortona -o più lontano ancora, le viscere delle vostre acciughe vengono incenerite in un impianto apposito.
Ne risulta un costo per la comunità altissimo, e un costo ambientale vergognoso:
(a) camion che vanno verso la pescheria; b) camion che tornano verso la sede della ditta; c) camion che vanno a Tortona; d) produzione di agenti inquinanti e fumi immessi nell’atmosfera. 

Che sistema barbaro è questo? Nel sud del Cile esiste un’azienda in cui tutti gli scarti della lavorazione del maiale (carni, feci, pelle etc.) di un immenso allevamento vengono trattati in un grande capannone aperto, dove un esercito di lombrichi provvede a trasformare gli scarti in concime. Dal capannone esce acqua limpida e quasi potabile
.
L’Europa va verso una nuova Età della Pietra burocratica?Mentre la tassa sui rifiuti urbani aumenta, chi non si adegua alla direttiva UE rischia decine di migliaia di euro di multa.
 La Direttiva UE nasce in un ambiente fortemente allarmato da diverse malattie di bovini e suini, come la “peste suina” del 2000 e la sindrome della “mucca pazza“. Con i tipici difetti della UE, la direttiva 174 mette insieme troppe cose e troppi obblighi, considerando lo scarto di una piccola pescheria al pari dello scarto di un macello pubblico di Parigi (si veda qui). Senza calcolare che nel pesce non si annidano malattie o virus come avviene negli animali da macelleria.

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