Published On: Lun, Mar 5th, 2012

Putin ha vinto, col 64%: attenzione a Siria e Iran

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Non c’era niente da fare. La Russia è stata arancione e “liberale” solo dopo la caduta del Muro, quando i liberali erano i nuovi oligarchi eredi della aristocrazia zarista e comunista, e quando Soros pompava capitali nelle nazioni dell’est.

Alla fine del breve interregno caotico di Eltsin il centralismo ha ripreso quota. I servizi segreti, il vero braccio armato del potere, sono ridiventati fondamentali, come ha dimostrato il caso Litvinenko.

Poi, c’è stato solo Putin, Medvedev ha fallito il tentativo di creare una sponda politica per la traballante middle class liberal-progressista russa (più pietroburghese che moscovita). Il 64% ottenuto da Putin è “normale” in questo quadro:  i media occidentali sbagliano regolarmente le analisi sulla Russia, costantemente illusi che i civiliki possano imporsi sui latifondisti di oggi, che sfruttano invece della terra, il sottosuolo e il suo gas. Stasera ci sarà una bella manifestazione degli oppositori, ma quella pro-Putin di stamattina celebra la realtà, non l’illusione e -se si vuole cambiare- occorre prima  guardare in faccia una realtà che parla di un Putin trionfante.
Tra breve si rischia una “piccola” guerra in Siria, e una “grande” guerra in Iran. L’Occidente deve adesso capire cosa farebbe Putin in caso di un attacco. E’ chiaro che Putin, a differenza di Medvedev, morde e può fare molto male.

Come scrivevo a febbraio su La Pulce di Voltaire: “Putin vincerà col 60%…
Anche se dal quadro politico sparisse d’incanto il Putin al quale regalano palazzi d’oro, si rischierebbe di ritrovarsi con uno Zhirinovsky, il quale senza mezzi termini dice che in caso di elezione creerebbe subito una polizia segreta per difendere la Russia da “nemici esterni”. Di male in peggio. Appunto.

E allora eccolo, il brusco risveglio alla realtà: il 5 di marzo Putin otterrà il 60% dei voti. Vittoria al primo turno. Stop. (…)
Le diverse agenzie di ricerca concordano sulle previsioni, con oscillazioni per Putin fino al 66% e per Zyuganov fino al 16%.

Nessuna speranza di cambio democratico, quindi. L’importante per la Russia, per l’aristocrazia al potere, per gli oligarchi, per Gazprom, è continuare a vendere gas agli europei e così arricchirsi e fare sistema con la Cina, visto che gli europei sono incapaci di pervenire all’indipendenza energetica.”

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