Published On: Mer, Gen 25th, 2012

Quel gatto di Falcone…

“La mafia non è invincibile, è un fatto umano. E come tutti i fatti umani ha avuto un inizio e avrà anche una fine” (G. Falcone)

 Giovanni Falcone? Un gatto. Paolo Borsellino? Un fox terrier.

Nessun paragone azzardato, sono solo le nuove sembianze  dei magistrati nel fumetto edito da Einaudi “Un fatto umano – Storia del pool antimafia”, disegnato da Fabrizio Longo e Alessandro Parodi, con soggetto, ideazione e sceneggiatura di Manfredi Giffone.

La formazione di Longo e Parodi, genovesi, 34 e 31 anni, risale anche alla Scuola chiavarese del fumetto di Sestri Levante, dove si sono diplomati. E come ogni bravo disegnatore che si rispetti, da anni i due si sono sempre più addentrati in questo mondo, grazie a progetti interessanti e un talento particolare.

Il fumetto sulla storia della mafia siciliana ha richiesto una mole di lavoro non indifferente: tanto per snocciolare qualche numero, 7 anni di lavorazione tra ricerche documentali, sceneggiatura e disegni, e una bibliografia complessiva di 160 libri.  Sono stati consultati 15 processi di mafia (dal I al terzo III grado), fra cui il primo maxiprocesso di Palermo (10.000 pagine);  14 annualità di quotidiani (L’Ora, La Repubblica, il Corriere della Sera, Paese Sera, L’Unità, il Giornale di Sicilia), oltre ad un’accurata ricerca sul campo con foto, interviste a testimoni, giornalisti e contributi a vario titolo da parte di accademici esperti della materia. 10.000 i chilometri di viaggio intrapresi per fare ricerche. Per vedere il lavoro di oggi, 384 pagine curate una ad una, sono stati consumati ben 12 albi Fabriano Accademia da 200 grammi formato A3, almeno 6 vaschette grandi di acquarello Blockx nero vaschetta grande, 32 cartucce di inchiostro Pentel punta a pennello, 30 pennarelli Staedler.

Un fatto umano è un omaggio, un viaggio nella memoria e nella storia, per ricordare e imparare. Una storia che si addentra negli anni piú oscuri del nostro Paese.

Dice Alessandro Parodi: “Lavorare a questa storia è stato un modo per permettere a me stesso di apprendere. Eventi e personaggi fondamentali per la comprensione della realtà sociale che mi circonda attualmente si muovevano in quegli anni di cui io non avevo memoria. Se era tollerabile non avere una coscienza sociale nel ’92, visto che avevo solo 11 anni, non lo era più oggi. E se durante questo percorso di compensazione personale, potevo essere utile a qualcuno semplicemente condividendo tramite il disegno quello che man mano riscoprivo…Beh, non posso che essere grato di aver avuto l’opportunità di farlo”. Mentre Fabrizio Longo ricorda che “i personaggi, uomini con sembianze animali, sono stati accostati cercando di coniugare il carattere e i tratti fisici. Abbiamo scelto gli accostamenti di volta in volta, senza fermarsi alla pura somiglianza dell’uomo con un animale, ma cercando di accostare alla personalità di Falcone, Borsellino, Riina, Provenzano, Cossiga e tanti altri. In questo c’è anche un allaccio alla tradizione, che da Fedro a Orwell sino ad Art Spielgam, riportavano i protagonisti con sembianze animali”.

 

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