Published On: Lun, Dic 22nd, 2014

Raffaella Paita a Sestri (con Burlando, Valentina Ghio, Antonio Gozzi…): più riformismo nel Pd, rilancio dell’economia. Un’identità per il Tigullio

Incontro molto partecipato a Sestri Levante sabato sera per l’incontro con Raffaella Paita, attuale assessora in Regione Liguria e candidata alle primarie del Pd per concorrere alla carica di Presidente della Regione nelle prossime elezioni.
Erano presenti il presidente Burlando, assessori come Giovanni Boitano (che ha uno storico legame con Lavagna e tutto l’entroterra di Chiavari e Lavagna), imprenditori come Antonio Gozzi, in grado di rappresentare forza economica, innovazione e capacità politica personale, e molti sindaci del Tigullio da Levaggi a Collorado a Valentina Ghio, che collabora con Raffaella Paita.
Si è costituito un gruppo di lavoro, o meglio si cerca di costituire un nuovo “patto” tra impresa e politica (un patto obbligato, e non per convenienza di parte, ma per ottenere la crescita necessaria a tutti, a partire dai cittadini e dai lavoratori).
La proposta di R. Paita può quindi concorrere con forza contro l’altro candidato delle primarie di gennaio: Sergio Cofferati.
Purché ciò significhi ottenere risultati concreti, senza deviare da una cultura “calvinista” basata sul binomio onestà e sviluppo. Inoltre, “a patto di non spezzare l’unità di partito”: compito difficile da mantenere, ma necessario, secondo quanto dichiara Luca Garibaldi, segretario del Pd Tigullio.

E’ una proposta che corre al di là del solo Pd, secondo la proposta renziana. Infatti Paita parla anche al centro moderato e riformista e al suo elettorato, proponendo di tagliare con le ali che concorrono alla cristallizzazione di un sistema che ha fallito, basato sui no e sul mantenimento di uno status quo insieme: “Basta con la sinistra dei no“, così esordisce. Ma è un discorso che riguarda anche la destra e il M5S. Perché se gli uni buttano via il bambino delle infrastrutture (viarie, ferroviarie, digitali…) per paura di tenersi l’acqua sporca della corruzione sugli appalti, gli altri -a destra- non sono da meno, col risultato che i pochissimi lavori che si fanno in Liguria e Italia, risultano “corrotti da un peccato originale, fatto di burocrazia, che essa stessa produce corruzione”, e di conservatorismo.

Le parole di R. P. corrono veloci, con una grinta maggiore rispetto agli interventi pubblici tenuti fino a qualche mese fa, segno di una battaglia interna, ma non per questo meno dura, con Cofferati.
Il quale Cofferati “ha un curriculum che è da casta, alla faccia della discontinuità costruita negli ultimi tre mesi, visti i suoi trascorsi di sindaco, parlamentare, eurodeputato...”.
E forse è proprio nel Tigullio che si giocherà il risultato delle primarie.
Allora si tratta di capire quali proposte si fanno per uscire dalla crisi, da una crisi che nel Tigullio rende oggi incredibilmente antieconomico aprire un’attività persino nel settore turistico. Tragedia non solo locale, ma italiana ed europea, sia chiaro.
Quindi si tratta di dire chiaramente che i progetti sulle infrastrutture -anche quelle di sicurezza- “sono pronti da anni, e che non sono state attivate perché non c’erano fondi. E che quando i fondi sono arrivati, con le ultime disposizioni per il territorio del Governo Renzi, si è visto che sono già pronti i progetti per il Bisagno e il Fereggiano, per il Rupinaro di Chiavari, per i torrenti di Rapallo e Santa…

E se la Regione ha sbagliato, nel Tigullio, ha però anche contribuito a risolvere problemi molto gravi come quello della Fincantieri di Riva Trigoso, che due anni fa sembrava spacciata, mentre ora ha del lavoro per il cantiere, anche se deve trasformare in più lavoro le maggiori commesse ottenute.
Ma “oltre alle aziende esistenti serve altro. Non si può creare un sistema industriale senza essere culturalmente dentro gli enormi cambiamenti derivati dalla globalizzazione dei mercati e della produzione di merci”. La dorsale ligure per la banda larga digitale è un punto di partenza, ma si deve costruire un sistema produttivo nuovo da affiancare al settore turistico (che come diciamo da sempre da solo non basta affatto all’economia regionale). Smart region, imprenditoria digitale, robotica. Sono molte le opzioni che tutte però richiedono “una collaborazione stretta con gli investitori locali e internazionali“.

Restano per Raffaella Paita sul tappeto enormi problemi: la gestione dei rifiuti, per esempio, che in Italia è scellerata, perché fatta per sperperare ogni cosa, sia con le discariche tradizionali, sia coi sistemi a differenziata, falsamente ambientalisti.
Anche lì il problema è la politica ideologizzata e conservatrice, che blocca la situazione a dei punti morti.

La Città Metropolitana è un problema, perché mancano i fondi e quindi non è in grado di integrare i territori e metterli in condizione di crescere“.
Mentre il Tigullio deve trovare un’identità da proporre sui mercati internazionali, un’operazione ormai urgente (ma non ci si dovrà affidare a consulenti venuti da Bangalore o da Seattle o da Dortmund: serve un’interazione tra locale e internazionale già nella preparazione di un brand turistico e territoriale).

Raffaella Paita

Raffaella Paita

 

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