Published On: Sab, Apr 23rd, 2016

Rapallo, contro il progetto Gianelli il “ricorso dei 39”

Da Andrea Carannante, rappresentante rapallese del Partito Comunista dei Lavoratori e portavoce del Comitato “Basta Cemento”, riceviamo e pubblichiamo:

Trentanove firmatari per trentanove pagine di ricorso. Smontata completamente l’operazione di speculazione e cementificazione delle “Gianelline”. L’Amminstrazione Comunale prenda atto, ritiri la Delibera e si assuma le responsabilità nei confronti della città.

Qualora il Tribunale condanni questa Amministrazione saranno inevitabili le dimissioni e il ricorso al Commissario Prefettizio.

Mentre il Comune di Rapallo in difficoltà convoca i capigruppo e invita il Comitato Genitori alle riunioni sulla vicenda “Gianelline” snobbando le istanze del Comitato Basta Cemento, i cittadini si organizzano e tentano di fermare l’ennesimo atto di cementificazione.

Il “ricorso dei 39” viene depositato in Tribunale, curato e redatto dall’Avv.Prof. Daniele Granara contro il Comune di Rapallo, nella persona del Sindaco in carica.

Contro la disinvoltura amministrativa soprattutto in termini di conseguenze sulla qualità della vita dei suoi abitanti.

Oggetto di singolari ordinanze anti-benzene e privo di un sistema di depurazione, Rapallo oggi costituisce un Comune in cui opere di ulteriore urbanizzazione devono essere vagliate attentamente e se illegittime impedite senza remore.

Il ricorso dei 39 contesta punto per punto questa operazione esaminando fra i punti principali l’impossibilità di variare il piano regolatore non venendo garantito l’interesse pubblico di cui il Comune è il titolare, e difetterebbe quindi il presupposto oltre ad essere dubbia la legittimità.

Il proseguimento dell’interesse pubblico (la continuità didattica) viene in maniera assertiva e sviante esposto nell’articolo 6 della convenzione rubricato appunto come “interesse pubblico”.

Le opere sono ovviamente e chiaramente di esclusivo interesse del soggetto attuatore e il tentativo di coinvolgere i genitori dei bambini che frequentano quella scuola sono esclusivamente un mezzo strumentale.

Una delibera dubbia, con gravi presupposti di illegittimità valutata dannosa e per questo i ricorrenti si rivolgono al Tribunale per chiedere il riparatorio annullamento per la violazione e la falsa applicazione di articoli della disciplina dell’attività edilizia, per gli interventi di ristrutturazione edilizia.

Molti riferimenti vengono ritenuti svianti e infondati, infatti in primo luogo vengono contestati la riconducibilità degli interventi al miglioramento e il potenziamento dell’Istituto scolastico e nella connessa garanzia di continuità del servizio scolastico.

Nessuno degli interventi può essere riconducibile al potenziamento dell’attività scolastica.

Inoltre si segnala al Tribunale la violazione dei principi di buon andamento e imparzialità dell’Amministrazione, eccesso di potere per difetto assoluto del presupposto di istruttoria e di motivazione, nonché per contraddittorietà, irrazionalità e illogicità.

L’intervento viene ritenuto dai ricorrenti sprovvisto di adeguate opere di urbanizzazione primaria, che necessariamente devono assisterlo visto il carico urbanistico e insediativo che conseguirebbe alla realizzazione di queste opere.

Si contesta inoltre la demolizione della casa del “sacerdote”, dell’edificio “divina provvidenza” e del “convento”.

Un ricorso che contesta punto per per punto e che smonterà senza dubbio la delibera del Comune di Rapallo che con superficialità ha approvato, che chiede l’annullamento degli atti impugnati e chiede la [dimissione] dell’amministrazione intimata e un eventuale risarcimento danni a favore dei ricorrenti.

Andrea Carannante

Andrea Carannante

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