Published On: Ven, Lug 21st, 2017

Rapallo, i migranti e la politica dell’ovvio

Monta la polemica sulla questione migranti a Rapallo. Lo scorso febbraio la giunta guidata dal sindaco Carlo Bagnasco aveva annunciato la propria indisponibilità ad aderire allo SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati), coerentemente con la linea dettata dal coordinamento provinciale di Forza Italia diretto da Roberto Bagnasco – padre del primo cittadino rapallese – che in una nota ufficiale diffusa prima dell’annuncio della decisione da parte del Comune di Rapallo esprimeva «giudizio negativo rispetto allo SPRAR per la gestione dell’accoglienza dei migranti nel Tigullio e nel Golfo Paradiso».

L’unica voce favorevole al progetto di accoglienza era stata quella del vicesindaco Pier Giorgio Brigati – titolare peraltro della delega ai Servizi Sociali – il cui impegno sulla questione aveva riscosso il plauso anche della vicina Amministrazione sammargheritese: all’epoca, il collega vicesindaco di Santa Margherita Emanuele Cozzio aveva espresso vivo dispiacere per il «cambio di rotta» da parte della giunta rapallese, dicendosi convinto che «tutti insieme avremmo affrontato al meglio questa sfida delicata e complessa. La questione migranti non può e non deve essere banalizzata con strumentalizzazioni di nessun tipo. La nostra amministrazione sente la responsabilità ed il dovere di “governare” i processi che riguardano la nostra città e il suo futuro».

Già, perché rifiutare gli accordi dello SPRAR non significa dire “no” ai migranti, bensì semplicemente rinunciare ad avere voce in capitolo e capacità di governo in materia e, in definitiva, “subire” le decisioni prese dall’alto della Prefettura di Genova. Rapallo sarà quindi sede di un CAS (Centro di Accoglienza Straordinaria), un tipo di sistemazione che il sito OpenMigration definisce come

immaginato al fine di sopperire alla mancanza di posti nelle strutture ordinarie di accoglienza o nei servizi predisposti dagli enti locali, in caso di arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti. A oggi i CAS costituiscono la modalità ordinaria di accoglienza. Tali strutture sono individuate dalle Prefetture, in convenzione con cooperative, associazioni e strutture alberghiere, secondo le procedure di affidamento dei contratti pubblici, sentito l’ente locale nel cui territorio la struttura è situata. La permanenza dovrebbe essere limitata al tempo strettamente necessario al trasferimento del richiedente nelle strutture di seconda accoglienza.

I due alloggi individuati per l’operazione sono appartamenti da tempo inutilizzati – uno in via Mameli e uno in via Bixio, quest’ultimo di proprietà demaniale – in cui il Prefetto Fiamma Spena ha decretato di collocare temporaneamente quindici migranti: dieci in un appartamento da 107 m², cinque in un locale da 54 m², a partire dal primo di agosto.

Inevitabili le reazioni da parte della cittadinanza, che si spacca fra timorosi, infuriati, confusi e benintenzionati. C’è chi auspica picchetti di fronte agli immobili interessati, e chi invece spera che la città abbia una reazione più dignitosa. Fra questi Paolo Iantorno, ex assessore nella giunta di Giorgio Costa, che commenta:

L’Amministrazione ha messo lo striscione “Bentornati ragazzi” per i giovani imprenditori di Confindustria. Mi auguro, da rapallese, che ora metta lo striscione “Benvenuti ragazzi” per queste 15 persone, che certo arrivano da situazioni non semplici. Penso che una città come Rapallo, di 30.000 abitanti, con tanti che frequentano assiduamente le processione, possa permettersi di accogliere 15 persone.

Parole che riecheggiano quelle scagliate in febbraio all’indirizzo della giunta Bagnasco da don Beppe Culoma, direttore della Fondazione Migrantes della Diocesi di Chiavari. All’epoca il primo cittadino gli aveva rinfacciato di voler risolvere la cosa a colpi di spot, frasi a effetti e interventi mediatici. Intanto, ieri mattina il sindaco ha dato vita a un incontro coi cittadini residenti nei due condomini interessati dal provvedimenti. Queste le dichiarazioni da lui rilasciate al Secolo XIX a seguito della riunione:

Sono rimasto sconcertato dal metodo. È una forzatura pazzesca. Ho la fila, tutti i giorni, di persone in difficoltà che chiedono aiuto, un’abitazione al Comune. E fino a oggi quante volte abbiamo dovuto rispondere che non avevamo immobili a disposizione! Ora, magicamente, spuntano lì gli appartamenti dello Stato. Sono io il primo a sentirmi peso in giro. Porterò questa vicenda all’attenzione nazionale, al primo vertice Anci. Lo Stato ha lasciato chiusi, vuoti per anni degli appartamenti a Rapallo, pagando le spese condominiali. E solo ora, per accogliere i migranti, li mette a disposizione. Ci sarebbero gli estremi per il danno erariale, per un esposto alla Procura dei Conti. Non ce l’ho col Prefetto Spena, ci mancherebbe: fa il proprio dovere. Né coi migranti. Il nodo è il governo centrale che consente situazione del genere, che sono folli e di una scorrettezza inaudita sia nei confronti delle istituzioni, sia dei cittadini.

Critico verso le posizioni espresse da Bagnasco il capogruppo PD Mauro Mele, che rimarca come i problemi lamentati dal sindaco siano dovuti al rifiuto di collaborare alle politiche di accoglienza:

Il sindaco Bagnasco “cade dal pero”, fa lo gnorri e fa finta di niente, ma sa e sapeva benissimo che non aderire allo SPRAR avrebbe comportato l’inevitabile imposizione di un CAS da parte del Prefetto. Con la notevole differenza che aderendo allo SPRAR il fenomeno era sotto il diretto controllo del Comune che poteva avere potere contrattuale sul numero dei migranti da accogliere, sulla loro dislocazione e su molti altri parametri, mentre invece come CAS deve subire e basta. Su questa vicenda niente “selfie” per Bagnasco, ma solo una brutta figura.

Prevedibili le reazioni degli altri schieramenti politici. Livio Ghisi, dirigente provinciale per Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale, dichiara:

Non è accettabile che, nel pieno della stagione estiva, vengano scaricate sui Comuni del Levante decine di presunti profughi, alloggiati in pieno centro a Rapallo e a Chiavari. Siamo in totale disaccordo con questo sistema di accoglienza imposta dall’alto.

Parole che fanno tornare alla mente le polemiche scatenate a inizio 2016 da alcune dichiarazioni – non “linkiamo” gli articoli per senso di carità – emesse da membri della giunta rapallese, e a dirla tutta anche le recenti esternazioni di membri della Lega Nord che attaccavano la presunta decisione di collocare i profughi in una struttura “vista mare”. Lega Nord che non poteva ovviamente mancare di unirsi al coro di proteste contro i decreti della Prefettura, per bocca del consigliere regionale Alessandro Puggioni:

Le Prefetture risultano più che altro delle agenzie immobiliari per migranti. Invito il sindaco Carlo Bagnasco ad attuare tutti i provvedimenti necessari, dalla verifica degli impianti non a norma degli appartamenti e del rispetto di tutte le norme che devono rispettare anche gli italiani, per contrastare ciò che viene deliberatamente imposto da Roma, ma non dagli altri governi europei.

Sorvolando sulla squallida retorica del “presunto profugo”, niente di inaspettato; così come non è inaspettata la posizione di Giovanni Federico Solari, capogruppo rapallese per il Movimento 5 Stelle, che si concentra piuttosto sul lato economico della faccenda. Su Facebook, Solari scrive:

35 € al giorno, per 15 migranti, per 30 giorni, fanno 15.750 € al mese. La domanda sorge spontanea: chi se li intasca?

Il capogruppo pentastellato accusa Bagnasco di «tenere il piede in due scarpe per il consenso elettorale», scagliandosi anche contro l’assessore Arduino Maini, amministratore dei due condomini – fra i molti da lui amministrati sul territorio rapallese – di cui dice:

Maini non era a conoscenza del fatto che i due appartamenti fossero liberi, senza che il Prefetto glielo ricordasse? Perché, se lo sapeva, cosa normale se si tiene la contabilità, non si è chiesto di metterli a disposizione di cittadini bisognosi?

Quesito cui si trova – almeno ufficialmente – risposta già nell’articolo del Secolo cui il commento di Solari fa riferimento, ovvero: gli appartamenti in questione, di proprietà dello Stato, non erano disponibili all’uso fino allo “sblocco” da parte della Prefettura. Insomma: colpa dell’Europa, colpa del Governo, colpa della “Casta”; nulla di nuovo nel dibattito politico italiano. Di certo, nulla che cambi la realtà di uno “sbarco” ormai imminente e, val la pena ricordarlo, sulla carta assolutamente temporaneo.

Il palazzo di via Mameli che accoglierà dieci dei quindici migranti