Published On: Mar, Set 6th, 2016

Rapallo, in dettaglio il Consiglio Comunale del 5/9 (3 di 6)

(Qui il riassunto dell’intera seduta, qui la parte precedente della cronaca in dettaglio.)

È dello stesso parere di Solari il capogruppo PD Mauro Mele, che definisce la pratica «un pasticcio»: «Non può esserci sempre e solo un dialogo fra le opposizioni e gli Uffici tecnici, mandati avanti come scudi umani per permettere ai consiglieri di maggioranza di non parlare per non rivelarsi del tutto impreparati». Circola nel frattempo l’ordine del giorno preannunciato da Capurro nel quale si chiede di impegnare sindaco e giunta a «verificare tramite un legale esperto in urbanistica e a relazionare per iscritto entro 15 giorni ai consiglieri se sussistono i requisiti di pubblica utilità».

Prende la parola l’ex sindaco Giorgio Costa: «Mi chiedo se sia legittimo prendere in giro consiglieri che rappresentano i cittadini rapallesi con pratiche i cui atti sono francamente incredibili». Il presidente Campodonico rileva come l’inserimento in discussione della pratica sia del tutto legittima. La consigliera Paola Tassara punta a propria volta il dito contro il silenzio degli esponenti della maggioranza, e sottolinea come sia significativo il fatto che «tale pratica si sia tenuta debitamente alla larga dall’Amministrazione Costa, a dimostrazione di come le iniziative più subdole e rischiose si ripropongano sempre nei momenti di maggior debolezza, ovvero nei periodi di commissariamento o quando a essere in carica è una giunta distratta e “dal ventre molle”». Tassara conclude ribadendo come la maggioranza dovrebbe evitare le solite «figuracce», preparandosi attentamente sulle pratiche prima di arrivare in Consiglio.

Elisabetta Ricci chiede a questo punto delucidazioni sui requisiti detenuti dalla struttura e dall’azienda Rinaldi. L’ing. Ottonello le risponde che la pratica in esame «non è materia del Consiglio Comunale, il quale esercita il semplice ruolo di indirizzo e di controllo sull’operato degli Uffici»; poiché l’area di San Pietro è attualmente soggiacente ai criteri delle zone urbanistiche D3, torna a ricordare all’assise consiliare, gli Uffici debbono attenersi alle normative e considerare la pratica a prescindere da «indagini» su dati quali quelli emersi in relazione alla cauzione corrisposta dalla società Arimondo. Ottonello si dice «offeso» dalle dichiarazioni dell’opposizione, concludendo che «la pratica semplicemente non è una pratica [in quanto non dovrebbe nemmeno essere discussa in Consiglio, NDR], e in quanto tale non è “pasticciata”; da parte degli Uffici non c’è alcun sotterfugio».

Interviene il sindaco Carlo Bagnasco: «Non esiste mettere in dubbio l’operato degli Uffici tecnici. Senza entrare nel merito di licenziamenti, caparre e altro, io ho chiesto una “vision” della città e mi è stato risposto che no, non si farà alcun supermercato». Rispondendo alla consigliera Tassara afferma che «ha ragione, questa è certamente una delle molte pratiche che sono passate vicino alla vostra Amministrazione senza che voi concludeste alcunché, per poi giungere a noi perché risolvessimo le cose». Si prenota per un secondo intervento Matteo Mele, che attacca: «La “vision” della giunta Bagnasco per la città non l’abbiamo ancora vista», ripetendo che se le indagini sugli aspetti più spinosi della vicenda non erano competenza degli Uffici certamente la giunta avrebbe dovuto attivarsi in merito, e su questo risulta difficile dargli torto.

Si prenota per intervenire il capogruppo di maggioranza Giorgio Tasso, che si unisce al coro maggioritario in sostegno all’operato dell’ing. Ottonello. «Devo riconoscere che l’intervento del consigliere Capurro ha sollevato una serie di interrogativi che non possono essere ignorati, almeno per quanto mi riguarda», prosegue Tasso, «ma le dichiarazioni del sindaco sono state chiare». Prega tuttavia il segretario generale Monzù di chiarire la legittimità dell’iter seguito dalla pratica, «discussa due volte in Consiglio ma poi conclusasi negli Uffici»; afferma inoltre di condividere l’ODG proposto da Capurro, in quanto i dubbi da lui sollevati «sono anche i miei» e rendono certamente necessario un nuovo parere legale in materia. Concorda su tale linea anche il consigliere Vittorio Pellerano.

Giorgio Costa domanda quali fossero e da chi provenissero i precedenti pareri legali sulla pratica, dal momento che Bagnasco e Tasso hanno entrambi menzionato “nuovi” pareri. Il primo cittadino replica che il consulente di riferimento dell’Amministrazione è l’avv. Cocchi, prima di redarguire nuovamente i consiglieri di opposizione per aver voluto «improvvisarsi Sherlock Holmes entrando in casa della gente, ruolo che non gli compete». Eugenio Brasey respinge al mittente le accuse di disinteresse e impreparazione mosse alla maggioranza dai consiglieri Mele e Tassara, dato che la pratica è stata finora trattata dalla sola giunta (sindaco e assessori) e non dai singoli consiglieri. Detto ciò, Brasey si dice «preoccupato» dai dati portati all’attenzione del Consiglio da parte di Capurro e Solari: «Se l’azienda ha licenziato, venduto camion, e risulta non aver venduto alcunché da almeno un anno, tutto ciò non è certamente competenza dell’ing. Ottonello, ma non si può dire che non dobbiamo occuparcene. Mi risulta difficile credere che il Comune non abbia facoltà di compiere accertamenti».

(Continua qui.)

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