Published On: Ven, Ott 27th, 2017

Rapallo, in dettaglio il Consiglio del 26/10 (4 di 4)

(Qui il riassunto dell’intera seduta. Qui la parte precedente della cronaca in dettaglio.)

Il terzo punto all’ordine del giorno passa a velocità da Formula 1: la convenzione per la gestione associata e coordinata del servizio di polizia locale tra i Comuni di Rapallo, Zoagli, Santa Margherita Ligure, Portofino, Camogli e Recco è approvata all’unanimità e ampliata ai Comuni di Sori, Pieve Ligure e Bogliasco. Gli agenti di Polizia Municipale si sposteranno all’occorrenza da un Comune all’altro.

Si passa quindi al punto 4, inerente alla posizione della giunta rapallese sulla questione gioco d’azzardo e sulle recenti decisioni (e non-decisioni) in materia da parte dell’Amministrazione regionale.

Mauro Mele, proponente originario della discussione, esordisce ricordando di aver presentato la mozione in Consiglio ormai sette mesi fa. La questione ludopatia è molto pressante in Liguria ma, spiega Mele, «è stata soggetta a uno dei “blitz” di Toti, che ha inserito un emendamento in materia fra le pieghe di una riforma urbanistica per prorogare di un altro anno il termine entro il quale si chiede agli esercenti di adeguarsi alla normativa regionale». In altre Regioni la questione è già stata affrontata: «La Lombardia ha esteso a 500 metri la distanza minima delle macchinette da luoghi sensibili e ha aumentato l’IRAP; molte altre Regioni italiane hanno adottate politiche virtuose in merito. La precedente Amministrazione genovese varò una normativa molto aggressiva contro il gioco d’azzardo, incontrando una valanga di ricorsi al TAR da parte degli esercenti. L’ultima sentenza dell’anno in corso, però, riconosce e legittima il potere decisionale dei singoli Comuni sull’argomento, ponendo effettivamente fine alle rimostranze». Mele conclude: «Quando Toti viene menzionato in questo Consiglio trova spesso menti molto ricettive, vi chiedo invece di essere più critici e pensare con la vostra testa su questo argomento».

Interviene Capurro: «La precedente normativa riteneva che il gioco d’azzardo fosse materia di ordine pubblico; solo dopo le decisioni prese dalle autorità del Trentino si pensò di cambiare le cose anche da noi. La nuova legge regionale fu approvata all’unanimità, da molti politici tuttora membri dell’attuale Consiglio, dando cinque anni di tempo per l’adeguamento da parte degli esercenti». I “luoghi sensibili” attualmente previsti includono chiese, scuole, parchi, palestre; Genova ha aggiunto anche i bancomat.

In due ODG presentati dal PD si chiede che la giunta rapallese, facendo valere il proprio diritto a una decisione autonoma sancito dal tribunale regionale, applichi comunque la scadenza precedentemente stabilita – ignorando quindi la proroga – imponendo il rispetto di una distanza minima di 300 metri tra luoghi sensibili e sale da gioco e di specifici orari di attività per gli esercizi coinvolti.

Prende la parola Giorgio Tasso: «Premessa doverosa: ogni volta che si è parlato di questo argomento ho tenuto un atteggiamento prudenziale abbandonando l’aula, dato che mi ritengo in qualche modo coinvolto dalla questione. Mi permetto oggi di intervenire dal momento che a breve si attende il raggiungimento di un accordo a livello statale con un decreto legge a firma Padoan nella forma di un’intesa fra Stato, Regioni ed enti locali, e che tale intesa delineerà autonomie e prerogative dei Comuni rispetto alle decisioni degli enti sovraordinati, pur negando la possibilità di espellere in toto (o relegare a specifiche aree urbane) il gioco legale dal tessuto cittadino». «La necessità di trovare un equilibrio di compromesso è ovviamente dettata dal fatto che il gioco d’azzardo rappresenta una fonte d’introiti enorme per lo Stato», commenta Tasso, sottilineando come l’attuale assetto dell’azzardo in Italia abbia sottratto una notevole risorsa alla malavita, ma concordando al contempo sul fatto che il gioco non possa essere interamente deregolamentato. La colpa della situazione attuale ricade, a suo dire, sulla recente stagione dei governi tecnici, interessati ad aumentare le entrate statali per mezzo dell’allentamento di vincoli preesistenti su risorse economiche quali il gioco.

Mele equipara la questione ludopatia a quella dell’ILVA, dove «la salute dei cittadini è messa su una bilancia contro il problema dell’occupazione». Avanza tuttavia la possibilità di ritirare i due ODG da lui proposti per approdare invece a una mozione di diversa natura da discutersi nel corso di una futura seduta di Consiglio.

Brasey: «L’argomento dovrebbe interessare a tutti, in particolar modo allo Stato; pare invece che ai Governi non importi della ludopatia così come non gli importa di molte altre cose che danneggiano la salute dei cittadini, alcol e tabacco in primis». Prosegue tuttavia: «Normative diverse da Regione a Regione e da Comune a Comune finirebbero col penalizzare alcuni cittadini rispetto ad altri, e alcuni esercenti rispetto a quelli di altre località. Ha fatto bene Toti a prorogare l’entrata in vigore di questa normativa, perché creare una frammentazione tra ottomila norme differenti sarebbe una cosa da repubblica delle banane: questa faccenda deve essere competenza dello Stato, che deve fornire una legge univoca».

Ritirati i due ODG dell’opposizione, la seduta si conclude alle 1:03.