Published On: Lun, Ago 5th, 2013

Reazioni dopo i controlli fiscali a Santa Margherita e Portofino

Come già l’estate scorsa, c’è stata una forte eco mediatica ai controlli fiscali fatti a Portofino e Santa Margherita ligure.
Tali controlli in effetti rientrano nella “norlaità”, ed è un bene che ci siano, per evitare una crescita del non fatturato.

D’altra parte il punto non sono i controlli, ma la cultura che si sta diffondendo a livello nazionale, in cui il cittadino non ha un rapporto di padrone dello Stato, e nemmeno un rapporto paritario, ma è considerato come un servo infido. E come tale un cittadino spesso nasce, e muore. negli Stati Uniti il potere “viene dal popolo, è per il popolo, è al servizio del popolo”. Negli Usa un cittadino è considerato innocente “fino a prova contraria da parte dello Stato”. Da noi è considerato colpevole “fino a prova contraria prodotta dal cittadino stesso”. In Francia lo Stato preleva molto, ma la dichiarazione dei redditi la fa lo Stato francese: se ci sono errori, sono dello Stato. L’esatto opposto rispetto al nostro sistema, delirante e gestito da un esercito di commercialisti alle prese con miliardi di regole e leggi.

Il sindaco di Santa Margherita Roberto de Marchi, e il presidente dell’Ascom pongono l’accento sul secondo aspetto della questione: “La lotta all’evasione fiscale è una grande battaglia che fa condotta fino in fondo ma c’è modo e modo. Non siamo in uno Stato di polizia”. La GdF sarebbe infatti “piombata” a Santa quando i locali erano colmi di gente, sabato sera, creando problemi di immagine dei locali rispetto alla loro clientela.
Il paragone è con l’anno scorso, quando le tasse e i controlli favorirono la fuga in massa delle barche e degli yacht verso i porti della Costa Azzurra e della Croazia, con una crisi aggiuntiva a tutto il comparto della nautica, crollato oltre al 50% di fatturato rispetto all’anno precedente. (troppe tasse= minori entrate per lo Stato: è una elementare regola economica).

Il sindaco di Portofino Giorgio D’Alia, parla invece di “normali controlli, non invasivi”. In effetti a Portofino i blitz della GdF ci sono già stati e non sono una novità sia per la stessa Guardia di Finanza sia per i commercianti (o forse a Portofino è più facile evadere senza essere scoperti? Ah, saperlo!).

 

C’è invece da dire molto, più che sulla Guardia di Finanza e i controlli fiscali sugli scontrini, sulla politica generale dei governi che si stanno succedendo al potere, di ogni colore. A questo proposito riportiamo un commento dell’Istituto Bruno Leoni, relativo alla circolare dell’Agenzia delle Entrate sul redditometro.

La circolare con cui, pochi giorni fa, l’Agenzia delle entrate ha reso operative le norme sul nuovo redditometro non contiene indicazioni particolarmente significative rispetto a quanto già non sapessimo dal testo della legge e del decreto attuativo.

Sapevamo già che il nuovo redditometro è da un lato più severo del precedente, dal momento che lo scostamento tra reddito dichiarato e spese presunte si riduce da un quarto a un quinto, che è sufficiente che lo scostamento si verifichi per un solo periodo di imposta, anziché due, e che si ritiene che le spese siano sostenute con redditi dell’anno in corso, come se il risparmio non esistesse; dall’altro lato, più garantista nel valorizzare il contraddittorio presso gli uffici dell’agenzia, evenienza tuttavia necessaria data la mole e l’importanza delle presunzioni introdotte.

Erano note anche le tipologie di spese che finiscono sotto lo sguardo dell’Agenzia e come si calcolano induttivamente in mancanza di dati certi, provenienti, ad esempio, dall’anagrafe tributaria o dimostrati dal contribuente.

Sapevamo pure che il nuovo redditometro segna la mortificazione del risparmio, quell’attitudine costituzionalmente tutelata che ha evitato finora di individuare una nuova Bastiglia da assaltare.

La circolare, quindi, conferma lo spirito e la ratio che hanno animato il legislatore nella perenne lotta al fantasma dell’evasore, contribuendo a delinearne il profilo: un uomo qualsiasi, che aspira a mandare i figli alle scuole private perché in quelle pubbliche può anche mancare la carta igienica; un piccolo borghese che si ricorda, bontà sua, di detrarre le spese farmaceutiche dai redditi imponibili e che si premunisce per i tempi duri con una polizza sanitaria. Gente di cui l’Italia è piena, che ha un abbonamento alla stagione teatrale per trascorrere qualche serata diversa, o che si allieta voltairianamente nella cura del proprio orticello (piante e fiori sono elemento indicativo di capacità contributiva per la categoria tempo libero, cultura e giochi). Uomini qualunque, di quelli che ancora per poco avranno la forza morale e economica di foraggiare questo Stato vorace, che da loro tutto vuol sapere, compreso quante volte al giorno chiamano i loro figli (v. voce “spese telefono”), ma che a loro nessuna spesa deve giustificare.

Come si è detto, gli effetti di questo redditometro andranno valutati una volta che sarà utilizzato, dal momento che molto dipenderà dall’uso che l’Agenzia ne farà. Accantonando il fatto che già questa discrezionalità, per non dire alea, è di per sé inquietante, ciò che più inquieta è che in un sistema fiscale da Ancien Régime, in cui una pressione insopportabile sta schiacciando imprese e famiglie, la vite della vessazione giri ancora una volta intorno alla gola del contribuente: sono le sue spese ancora una volta ad essere messe in discussione, mai quelle dello Stato o chi per esso.

Per l’Agenzia delle entrate, questi uomini di medie qualità, così simili l’uno all’altro nei gusti, nei comportamenti e nelle priorità, al punto che ad ogni comportamento di spesa è assegnato un valore medio come se non esistessero le preferenze individuali, sono evasori “salvo prova contraria”, nemici dello Stato, spettri a cui dare la caccia a scopo dimostrativo, perché tutti imparino non più che le tasse sono una cosa bellissima, ma che le spese e i risparmi sono una cosa bruttissima.

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