“Red Carpet”, i 5 Stelle fanno scoppiare il caso in Regione: «Nascosti 30.000 € di finanziamenti pubblici all’iniziativa»

Il Red Carpet steso tra Rapallo e Portofino in occasione dell’inaugurazione del tanto atteso marciapiede sulla via Pagana continua, a un mese e mezzo dal proprio debutto, ad attrarre una gran quantità d’attenzione: la presenza di traffico a piedi lungo il litorale è senza dubbio aumentata rispetto agli anni passati, e il tratto interessato dal nuovo marciapiede è ora percorso da pedoni quasi ininterrottamente, laddove avventurarsi in mezzo al traffico in curva era finora operazione osata da pochi.

Il successo è stato tale che i tre sindaci di Rapallo, Santa Margherita e Portofino hanno deciso di mantenere attiva la passerella – nonostante l’evidente usura e i danni arrecati da vandali notturni e proprietari di bestiame privi di educazione – per l’intera stagione estiva. Non mancano però le polemiche da parte di chi continua a vedere l’evento iniziale e la successiva pubblicizzazione del Red Carpet come espediente mediatico: una passerella, sì, ma tutta dedicata alla visibilità e alla popolarità del primo cittadino rapallese Carlo Bagnasco e dell’amico e collaboratore – nonché, a latere, governatore regionale – Giovanni Toti.

Polemiche che oggi toccano il punto più aspro, col seguente comunicato diffuso dal gruppo regionale del Movimento 5 Stelle per mano del capogruppo Fabio Tosi:

Quasi 30mila euro da parte di Regione Liguria per finanziare il Red carpet di Rapallo. Quello che due settimane fa Toti non ha confermato in Commissione Bilancio, a una nostra precisa di domanda, ora è scritto nero su bianco su due fatture pagate da Liguria Digitale, di cui la Regione è azionista di maggioranza. È quanto risulta da un accesso agli atti chiesto e ottenuto dal MoVimento 5 Stelle Liguria.

Per settimane Toti e la grancassa dei suoi giornali al seguito ci hanno ripetuto alla nausea che il Red carpet era una straordinaria operazione di marketing territoriale a costo zero, finanziata interamente da Carispezia. Ora scopriamo – fatture alla mano – che in realtà a pagare la scenografica passeggiata eravamo noi, e per giunta profumatamente. Ora è chiaro perché Toti in Commissione era stato così vago. Forse sperava di riuscire a tenere nascosto un gioco delle tre carte di cui a pagare lo scontrino saranno ancora una volta i cittadini liguri.

Ma cosa c’entra Liguria Digitale con il tappeto rosso di Rapallo? Cosa ha a che fare un’azienda informatica con l’iniziativa di propaganda politica di un comune? Stiamo parlando di soldi pubblici utilizzati da Toti, attraverso un gioco di scatole cinesi, per sovvenzionare lo spot all’amico, collega di partito e sindaco di Rapallo Carlo Bagnasco.

E cosa sapeva Marco Bucci, che fino a poche settimane fa era amministratore delegato proprio di Liguria Digitale e ora è in piena corsa per Palazzo Tursi? È questa l’idea di trasparenza e limpidezza che il centrodestra targato Toti e Salvini ha in mente per la Liguria e per Genova?

Accuse certamente gravi, non tanto per l’importo in sé – il ritorno d’immagine e il successo dell’iniziativa probabilmente giustificano la spesa – quanto per la mancanza di trasparenza che si profilerebbe qualora non fossero adeguatamente smentite; senza contare l’implicita accusa di uno “scambio di favori” tra Comuni della Riviera, giunta regionale e il neocandidato al Municipio genovese.

Ricordiamo a margine che una cifra d’identica entità, 30.000 €, era quella prevista come contributo da parte della Regione per l’opera di realizzazione del marciapiede stesso; le accuse del capogruppo pentastellato sono invece rivolte a un presunto finanziamento occulto della cerimonia d’inaugurazione svoltasi lo scorso 29 maggio.