Red Carpet, i 5 Stelle tornano alla carica: a Rapallo turismo in rosso nel mese di maggio

Ancora polemiche intorno al Red Carpet, iniziativa rapallese che non ha smesso di far parlare di sé, in positivo e in negativo, fin dalla sua inaugurazione lo scorso 29 aprile e che continua a dominare la discussione politica a livello provinciale e regionale. A tornare a parlare del tappeto rosso originariamente steso in occasione dell’apertura al pubblico del nuovo marciapiede sulla via Pagana è il capogruppo per il Movimento 5 Stelle in Regione Fabio Tosi, autore delle prime segnalazioni sulle discrepanze tra i finanziamenti privati inizialmente annunciati dal governatore Giovanni Toti e quelli pubblici rinvenuti nelle fatture dell’azienda partecipata Liguria Digitale.

In un nuovo comunicato stampa Tosi torna a discutere del Red Carpet prendendo come spunto i dati diffusi dall’Osservatorio Turistico regionale, che evidenziano una recente flessione delle presenze in contrasto con gli attestati di soddisfazione espressi dalle Amministrazioni di centrodestra nei confronti dell’alta stagione turistica:

Doveva essere un evento senza precedenti in Liguria, una calamita che avrebbe attirato decine di migliaia di turisti nel Tigullio, trasformato gli scogli della riviera in oro. E invece i numeri dell’Osservatorio turistico ligure raccontano tutta un’altra storia: – 8,46% di presenze a Rapallo a maggio rispetto al mese dell’anno precedente; – 3,09% nella vicina Santa Margherita. Insomma, una debacle.

L’effetto Red carpet, se c’è stato, è arrivato al contrario, facendo segnare uno scoraggiante segno meno nei comuni attraversati dal tappeto rosso. Il tutto pagato profumatamente coi soldi di Liguria Digitale, e quindi di tutti i liguri, come abbiamo denunciato qualche settimana fa. Ma come, caro presidente Toti? Non dovevano essere briciole di fronte alle mirabolanti ricadute economiche che avrebbe avuto l’intero comprensorio? Non erano solo “sterili” polemiche dei 5 stelle “grigi e tristi”?

Purtroppo no. Siamo i primi ad essere dispiaciuti di fronte a dati così sconfortanti. Dispiace fare a posteriori la parte della Cassandra, di chi, in tempi non sospetti, aveva avvisato che una seria politica turistica non si fa con gli hashtag, gli slogan e le trovate pubblicitarie fini a se stesse ma con una programmazione seria e a lungo termine, che sappia tracciare una rotta per gli operatori e i commercianti che lavorano in questo settore. Vogliamo davvero esportare in tutta la Liguria un modello che, a livello locale, si è dimostrato così fallimentare?

Vero è che il calo del Tigullio rientra in un trend negativo che colpisce un po’ tutta la Liguria. Ma il Red carpet non avrebbe dovuto essere quell’evento trainante in grado, da solo, di cambiare le sorti del turismo del golfo? A guardare i dati forniti (in ritardo) dall’Osservatorio, sembrerebbe addirittura il contrario, se è vero che Rapallo ha fatto segnare addirittura numeri peggiori (- 8,46%) rispetto al comunque negativo – 8,13 % su scala regionale.

A questo punto urge un’analisi costruttiva da parte della politica regionale, degli amministratori locali e degli operatori turistici. Bisogna cominciare a interrogarsi sulle scelte fatte e sui risultati ottenuti e chiedersi se sia ancora opportuno investire denaro pubblico dei cittadini per mantenere un tappeto che ha sin qui mostrato tutte le sue crepe.

È quindi fallimento per il Red Carpet? Dipende in parte da come si interpretano i numeri: i dati menzionati da Tosi si riferiscono infatti al solo totale del mese di maggio, periodo che ha fatto segnare flessioni su tutto il territorio Ligure, e senza discriminare fra presenze italiane e straniere. Il dato di maggio in particolare pare rientrare in un ripido “saliscendi” che prosegue dall’inizio dell’anno, portando presenze in netta flessione rispetto a un aprile da record praticamente ovunque. Si prenda il caso di Santa Margherita Ligure:

 

 

 

O quello di Sestri Levante, che nel corso del 2017 ha registrato aumento e crolli di ordine macroscopico:

 

 

 

O ancora quello di Genova, che in qualità di capoluogo sembra godere della maggior stabilità relativa in termini di afflusso turistico, con variazioni sempre considerevoli ma meno marcate che in altri Comuni della provincia:

 

 

 

Osservando i dati di Rapallo, è evidente che i flussi turistici rientrano pienamente nel trend regionale, che a maggio vede un netto calo totale rispetto al 2016 ma a fronte di un incremento nelle presenze di italiani nel Tigullio e Levante, dato invece assente a Genova:

 

 

 

Resta comunque incontrovertibile il fatto che Rapallo registra l’unico dato netto negativo sul periodo complessivo gennaio-maggio (rispetto al 2016) sui quattro Comuni qui rappresentati, nello specifico: Santa Margherita +4,78%, Sestri Levante +5,13%, Genova +0,51%, Rapallo -0,66%, con 645 presenze individuali in meno rispetto allo scorso anno. Una flessione minima, ma che comunque consegna a Rapallo la maglia nera del comprensorio.

Che dire quindi del Red Carpet? Certamente che occorre aspettare i dati della stagione estiva, e che l’accanimento dei consiglieri pentastellati è almeno in parte strumentale dato che i numeri parlano di un trend unitario per la Regione a prescindere da singole iniziative locali; e Rapallo di certo non è più la punta di diamante del turismo del Levante da parecchi decenni, quindi i dati negativi sorprendono fino a un certo punto. Quel che è certo è che, all’interno del suddetto trend negativo di maggio in tutta la Liguria, il Red Carpet non pare aver aiutato – per quanto, è bene dirlo, non vi sia modo di sapere se e quanto il tappeto rosso abbia attenuato un potenziale calo ancora maggiore dovuto ai divieti balneari rapallesi.

Se è vero – e lo è solo fino a un certo punto – che gli occhi non mentono, e non v’è dubbio che il traffico pedonale sulla Pagana sia aumentato, può darsi che tale visibile incremento sia dovuto in larga parte ai soli residenti rapallesi e sammargheritesi, ben contenti di poter finalmente percorrere a piedi il litorale; motivo in più per lodare l’utilità del nuovo tratto di marciapiede, benché, continuiamo a ripeterlo, l’opera in sé e il tappeto rosso cui ha fatto da palcoscenico siano due cose ben separate.