Red Carpet, nuova salva di accuse tra giunta Toti e il gruppo PD in Regione

Difficile dire che cosa sia più faticoso, in questi giorni di afa estiva: percorrere il Red Carpet Rapallo-Portofino, o seguirne le peripezie politiche. La nuova puntata del caso esploso due giorni fa in Regione arriva sotto forma di un fitto scambio di accuse tra il gruppo regionale del Partito Democratico e la giunta del governatore Giovanni Toti. In una nota diffusa oggi il gruppo PD guidato da Raffaella Paita rimarca:

Il problema di Toti e Bucci non è il tappeto rosso di Rapallo e Portofino. La questione che poniamo al centrodestra e al suo candidato sindaco è il milione e centomila euro che la Giunta Toti ha affidato a Liguria Digitale – fino a poco tempo fa amministrata da Bucci – per progetti di comunicazione. Non si tratta di pochi spiccioli ma – ripetiamo – di due miliardi delle vecchie lire che Liguria Digitale avrebbe dovuto spendere in sistemi informatici, banda larga, ricetta elettronica e altre voci correlate ai propri compiti statutari e che invece sta utilizzando per eventi turistici.

Quattro le domande fondamentali poste dai Dem alla giunta: 1) perché dissimulare il finanziamento pubblico, dichiarando inizialmente che l’evento era stato coperto interamente da sponsor privati; 2) perché non esiste documentazione che descriva che cosa Liguria Digitale debba farne dell’oltre un milione di euro affidatogli dalla Giunta Toti per «progetti di comunicazione»; 3) perché nel documento strategico di Liguria Digitale – per statuto società informatica – non sia riportato che oltre a servizi comunicativi quali la gestione del sito della Regione e dei suoi sistemi informatici sono previste anche l’organizzazione e gestione di eventi turistici; 4) perché tali compiti e fondi siano stati affidati a Liguria Digitale anziché all’agenzia di promozione turistica In Liguria, “titolare” delle iniziative di promozione turistica.

Una prima replica giunge da Santiago Vacca, presidente del Collegio Sindacale di Liguria Digitale, che specifica:

Con riferimento alle notizie di stampa relative al progetto complessivo di comunicazione integrata, di cui la realizzazione del “red carpet è una parte, e più in generale sull’attività svolta dalla società Liguria Digitale Spa quale società in house, per la Regione Liguria ed altri 27 soci pubblici tra cui Comune di Genova, La Spezia, enti del sistema sanitario regionale ed Autorità portuale, il Collegio Sindacale quale Organo di Controllo della legittimità delle operazioni poste in essere dalla stessa conferma che le attività svolte rientrano nell’oggetto sociale, attuate in piena trasparenza nell’ambito del modello “al costo” come approvato dal Comitato di Coordinamento composto da tutti i soci e nell’ambito delle attività istituzionali devolute alla Società Liguria Digitale Spa dalla Regione Liguria, secondo quanto previsto nella strategia digitale 2016-2018 e nel programma triennale strategico digitale approvato dal Consiglio Regionale con la delibera n. 9 del 26.03.2016.

Con il Progetto Complessivo di Comunicazione Integrata (approvato dalla giunta e dal Consiglio regionale) finalizzato, tra l’altro, a «richiamare turisti e attrarre investitori per sviluppare opportunità e creare lavoro di qualità» è stata affidata a Liguria Digitale Spa l’attività di comunicazione finalizzata al marketing territoriale. L’operazione quindi è certamente legittima ed in linea sia con l’oggetto sociale che con il mandato ricevuto dal socio committente.

Un’ulteriore stoccata giunge dallo stesso governatore Toti, attraverso la sua pagina Facebook:

Raffaella Paita ci accusa di aver speso troppo in comunicazione. Non vale la pena di smentire… ma vorrei solo ricordare i soldi spesi (circa un milione e oltre) in una sola settimana per il Giro d’Italia dalla sua giunta. Era maggio 2015 e quell’iniziativa doveva farle vincere le elezioni. Nonostante i soldi sprecati… al traguardo non sono arrivati. Ciao Raffaella… c’è ancora da pedalare!

Replica ovviamente non ritenuta valida dai rappresentanti del PD, vuoi per i toni – Toti parte chiaramente dal presupposto che il gruppo Democratico veda nel caso Red Carpet un aggancio per screditare Bucci in quanto candidato del centrodestra alle comunali genovesi, presunzione difficilmente smentibile – vuoi per l’assenza di risposte chiare agli interrogativi sollevati dall’opposizione. I Dem tornano quindi alla carica con una secca smentita alle contro-accuse sulla gestione del Giro:

Abbiamo letto tre volte le dichiarazioni di Toti e la nota ufficiale di Liguria Digitale e l’unica cosa chiara è che nessuno ha risposto alle nostre domande.

Merita invece una precisazione il maldestro tentativo di Toti di buttarla in caciara, tirando fuori il Giro d’Italia. Per prima cosa la giunta Burlando aveva detto chiaramente come avrebbe finanziato il passaggio di questo storico e importantissimo evento in Liguria. Il centrosinistra non ha raccontato bugie. In secondo luogo ci è sembrata una decisione utile per il territorio, visto che per circa 10 giorni (4 e mezzo di gara e una settimana di allestimento per la partenza) la Liguria ha ospitato la carovana del Giro con una ricaduta economica importante per alberghi, ristoranti e strutture ricettive, mentre la nostra regione è stata vista in lungo e in largo in Italia e all’estero.

Chiarita questa vicenda (che era già chiara a tutti) adesso vorremmo che Toti rispondesse alle nostre domande.

A prescindere da questioni di “tifoseria”, non è facile al momento divinare quanto a lungo continuerà a trascinarsi lo strascico di polemiche sulla questione. Certo è che i due schieramenti chiamati in causa si sono ormai cementati su posizioni salde: le opposizioni sull’attacco a oltranza – anche in funzione politica – e le Amministrazioni sul ribadire l’assoluta legittimità dell’operazione, che con le dichiarazioni di Liguria Digitale sembra ormai appurata… se non fosse che il nodo centrale della questione, ovvero il motivo delle originarie dichiarazioni che smentivano l’utilizzo di fondi pubblici nell’iniziativa, continua a essere evaso.

Salvo colpi di scena, tuttavia, è difficile aspettarsi che dal muro eretto dalla giunta Toti trapelino ulteriori informazioni. Chissà che di tutta questa faccenda, in ultima analisi, non finisca col rimanere soltanto la querela all’aspirante sindaco Matteo Crivello; non proprio il miglior modo di aprire una collaborazione fra Regione e nuova giunta comunale, qualora il candidato PD riuscisse a spuntarla nel ballottaggio del 25 giugno.