Pubblicato il: mar, Nov 7th, 2017

Reddito di cittadinanza del M5S e Reddito di Inclusione PD sono irrealizzabili?

Gara all’arma bianca tra PD e M5S sul Reddito di Cittadinanza e quello di Inclusione.
Tempo di elezioni, tempo di populismo? Ma non è questa la scelta dell’economista Dario di Vico, con un’ottima sintesi in un articolo sul Sole 24Ore. Invece di fare come fanno i giornalisti e i politici attuali, buttandola in caciara (“Siete populisti!”, è l’accusa reciproca), Di Vico tiene la barra della scienza (ahi! Dovrebbero fare così anche gli elettori) e -semplicemente- fa i conti.
Le due soluzioni -sembrerebbe- avrebbero in comune un costo elevato per le casse statali (da tradurre in nuove tasse?), per ovviare il costo enorme, si tende a ridurre “cittadinanza” o “inclusione” a pochi, troppo pochi. Il che rende inutile la policy. Ecco un estratto dal testo di Di Vico:

…Proviamo a vedere dopo la lunga fase del Vaffa come sta evolvendo la proposta politica del Movimento 5 Stelle che si candida a guidare l’Italia. In tema di disuguaglianze i grillini sostengono da tempo la necessità di introdurre nella legislazione italiana il reddito di cittadinanza. Nella letteratura economica, in realtà, esistono due differenti tipologie di basic incomecome ricordato dal professor Stefano Toso: il reddito di cittadinanza propriamente detto che ha carattere universalistico ed è incondizionato, e il reddito minimo che al contrario è selettivo e condizionato a determinati comportamenti da parte dei beneficiari. I 5 Stelle non hanno finora tenuto fede a questa bipartizione e nella comunicazione hanno mischiato le due ipotesi. È evidente però che se il reddito di cittadinanza dovesse davvero essere diretto a tutti, proprio tutti, è lo stesso Toso a quantificare in 300 miliardi di euro la copertura necessaria per erogare un assegno di 400 euro mensili. In ogni caso i grillini sono via via slittati in una duplice direzione, hanno scelto di fatto il reddito minimo chiamandolo però «di cittadinanza» e, mentre in una prima fase avevano parlato di una misura diretta a combattere la disoccupazione giovanile, successivamente la proposta è stata presentata come diretta a contrastare la povertà. I testi finora presentati in Parlamento dai 5 Stelle parlano di povertà relativa e quindi di un reddito minimo che dovrebbe interessare — seguendo la classificazione Istat — oltre 8 milioni di individui e 2,7 milioni di famiglie. Prendendo alla lettera, invece, le dichiarazioni di Grillo nel mirino ci sarebbe la povertà assoluta e di conseguenza la platea si restringerebbe a 4,6 milioni di persone, come da lui stesso precisato. A differenti platee corrisponde una «spalmatura» diversa e soprattutto una diversa consistenza dell’assegno erogato: nella proposta Grillo – che parla di un costo per lo Stato di 17 miliardi di euro (o 20 a seconda delle versioni date di volta in volta dal M5S) – si arriva all’incirca a un assegno di 300-360 euro al mese. Mentre l’ipotesi parlamentare – prima firmataria Nunzia Catalfo – prevede di erogare il sussidio alle famiglie e non agli individui e modula la somma: si può arrivare a un massimo di 780 euro per chi non percepisce alcun reddito, per gli altri si dovrà sottrarre da 780 quanto già percepito. Più l’intervento si concentra, più si può pensare di ottenere risultati tangibili; più si allarga il reddito erogato, più finisce per assomigliare a un bonus.

 COMUNICATO DI M5S LIGURIA SUL REDDITO DI INCLUSIONE DEL PD
Ancora una volta il Partito Democratico getta fumo negli occhi dei cittadini rilanciando anche in Liguria il Reddito di inclusione, un provvedimento anche utile ma assolutamente frammentario e insufficiente per combattere la povertà nel nostro paese. Bastano le cifre per capire che i conti non tornano: il Reddito di inclusione promosso dal Governo a trazione dem all’interno del Bilancio darebbe un sostegno ad appena 400mila famiglie delle quasi 3 milioni che si trovano oggi in Italia al di sotto della soglia di povertà. Un’elemosina di stato che crea poveri di serie A e poveri di serie B e che non incide abbastanza su una piaga ormai dilagante e fuori controllo, anche grazie alle politiche del Partito Democratico in materia di lavoro e di pensioni.

Se davvero ci fosse la volontà di aiutare i cittadini italiani e liguri in difficoltà, basterebbe votare a favore della proposta nazionale di Reddito di cittadinanza del MoVimento 5 Stelle, di cui beneficerebbero 2 milioni e 760mila famiglie, pari a circa 8,3 milioni di persone, con contributi che arrivano fino a 1950 euro al mese per una famiglia in difficoltà con due figli a carico. Le coperture esistono, serve solo la volontà politica per farlo. Purtroppo tanto il centrodestra quanto il centrosinistra anche qui in Liguria hanno mostrato il loro vero volto, votando contro la nostra Proposta di legge di Reddito di cittadinanza ligure, che avrebbe garantito 400 euro al mese per 7000 liguri che vivono al di sotto della soglia di povertà relativa minima. Anche in questo caso le risorse c’erano, come abbiamo dimostrato, ma il Pd (come Toti) allora preferì alzare un muro, preferendo fare propaganda politica e senza mai entrare davvero nel merito della proposta.

Oggi quello stesso partito se ne esce con quest’aspirina somministrata ad un malato grave. Ben venga che qualcosa si muova: evidentemente la lunga battaglia del MoVimento 5 Stelle sul tema ha finito per partorire il topolino. Meglio di niente, ma sempre troppo poco.
MoVimento 5 Stelle Liguria 

COMUNICATO DEL PD SULLA PROPOSTA M5S
La polemica dei grillini sul Reddito di inclusione, oltre a essere l’ennesimo aiuto a Toti, è pura propaganda. Perché il reddito di cittadinanza proposta, a livello nazionale, dal Movimento 5 Stelle costerebbe alle casse dello Stato 16 miliardi all’anno, quasi una finanziaria (e addirittura se fosse un reddito di cittadinanza reale il costo lieviterebbe a 350 miliardi di euro, tre volte il fondo sanitario nazionale). E quindi è chiaro che si tratta di una proposta impossibile da attuare. Il Reddito di inclusione proposto dal Governo e diventato legge è, invece, il primo vero importante strumento di lotta alla povertà messo in campo da decenni e si concentra su tutti coloro che vivono una situazione di grave bisogno. Lo stanziamento del Governo punta ad aiutare le famiglie con Isee inferiore a 6000 euro l’anno con minori a carico, disabili o in cui viva un disoccupato di età superiore ai 55 anni. Un aiuto concreto e non un libro dei sogni. Tra l’altro i dati forniti dai 5 Stelle sulla povertà sono completamente errati. Secondo l’Istat le famiglie italiane in povertà assoluta (dato 2016) sono 1 milione e 619 mila e non 3 milioni. Sono semmai gli individui, che vivono in stato di povertà a essere oltre 4 milioni. Detto questo il Pd oggi ha voluto informare i cittadini di una misura reale di contrasto alla povertà a cui le persone possono accedere a partire da gennaio. Per il momento, dopo quasi 5 anni in Parlamento, il Movimento 5 Stelle è rimasto fermo alle proposte impossibili.
PD Liguria