Published On: Mar, Mag 7th, 2013

Regione Liguria, convegno Felici di crescere

Riportiamo la nota stampa dell’Ufficio Stampa regionale in merito al dibattito in Consiglio sul convegno Felici di Crescere, che riguardava lo sviluppo economico in Liguria. Poche cose dette, ma manca moltissimo.
Di fronte all’uragano di parole si nota pesantissima la mancanza di programmazione coerente e dettagliata. Mancano gli step sulle infrastrutture (La Gronda di Genova è in stallo da 35 anni, e si parla ancora del “raddoppio” delle linee ferroviarie a ponente -senza nemmeno ricordare il binario unico della La Spezia-Parma!!). Si parla di “sviluppo industriale” o di “turismo”, senza dire che oggi per fare “sviluppo industriale” si deve parlare di PMI ad altissima tecnologia, la quale ha l’obbligo di essere legata a filo doppio a università modellate su quelle anglosassoni, cioé l’opposto di quelle italiane, bizantine e piene di satrapie e retrogradocrazia.
Il buco riguarda tutti i gruppi politici, e ciò è sconfortante. Si spera però che qualcosa possa nascere in questo Paese in cui tutti remano dal lato opposto a quello degli altri. L’unica cosa che funziona sono i veti, le proteste e i ricorsi al Tar.

COMUNICATO SUL DIBATTITO
Si è svolto, ai sensi dell’articolo 48 del Regolamento interno, il dibattito sulla situazione economica della Liguria e sulle prospettive di crescita.  Il dibattito, nel quale sono intervenuti buona parte dei componenti dell’Assemblea, si è concluso con la replica del presidente Burlando.

La discussione ha assorbito anche il dibattito sulle altre iniziative consiliari (interrogazioni, interpellanze, mozioni e ordini del giorno) in programma per la seduta odierna.

Francesco Bruzzone (Lega Nord Padania) ha espresso apprezzamento per l’iniziativa svoltasi a palazzo Ducale e voluta dal presidente della Giunta, Claudio Burlando. «E’ stato il momento giusto per intraprendere un percorso indispensabile che la nostra Regione deve assolutamente fare», ha ribadito il consigliere, per tracciare poi un quadro dell’economia ligure, formatosi in questi ultimi decenni, ricordando in particolare che negli anni Cinquanta la città viveva soprattutto di aziende di Stato. «Poi c’è stata un processo che ha ridotto, tagliato questo mondo delle aziende di Stato, con un’azione alla quale si può associare il nome di Romano Prodi – ha detto – E qui in Liguria non si è stati capaci di ricreare un uovo modello economico per supplire i vuoti lasciati dalle aziende di Stato che chiudevano, anche se con processi lenti. Non ci sono state proposte per il rilancio economico». Ha continuato: «La conseguenza di quanto ho detto è, in primo luogo, la mancanza di posti di lavoro. E va riconosciuto che noi della Lega ci siamo distinti, diversi anni fa, dalle dichiarazioni di una componente politica di chi, come il presidente Burlando, sosteneva che era necessario far arrivare da noi un forte numero di extracomunitari per far fronte alla necessità di forza lavoro. Questa posizione si è rivelata fallimentare: il lavoro non c’è per nessuno». Bruzzone ha quindi sottolineato la necessità che le Regioni sempre di più acquisiscano un ruolo importante nel nostro Paese. E in quest’ottica – ha sottolineato – si inserisce la mozione di cui è firmatario, che affronta temi di carattere nazionale e che il consigliere ha brevemente illustrato: «Si chiede che il Consiglio regionale dia mandato al Presidente della Regione per promuovere i temi, gli argomenti che già sono stati individuati dal collegio dei saggi voluto nei mesi scorsi da Napolitano – ha detto – Mi riferisco in particolare al superamento del bicameralismo, al senato delle regioni, all’abolizione dell’attuale legge elettorale. Importante la ripresa dei decreti attuativi per l’attuazione del federalismo fiscale che il governo Monti aveva bloccato. C’è poi una parte economica piuttosto dettagliata ». Bruzzone ha quindi concluso: «Il nostro intervento e più in generale la nostra posizione vuole essere fortemente costruttiva».

Luigi Morgillo (Pdl), dopo aver premesso che nelle settimane trascorse dallo svolgimento dell’iniziativa a Palazzo Ducale ad oggi il quadro nazionale è profondamente mutato, ha lanciato una proposta all’aula: «Più delle parole, trovo concreta un sfida: da oggi formuliamo un programma concreto, con delle cose, dei punti che ci impegniamo a realizzare. Chi vuole aderisca, indipendentemente dal concetto di maggioranza e opposizione». Ha quindi spiegato: «Se si proponessero atti concreti e non soltanto ordini del giorno o mozioni, io darei la mia condivisione. Si troverebbe, forse, un accordo che in seno alla maggioranza non esiste. Sono mesi che questo Consiglio, che questa Regione sono paralizzati per gli enormi contrasti quotidiani in seno alla maggioranza. Propongo di estendere la diretta streaming, già in atto per le riunioni di giunta, alle riunioni delle commissioni: si vedrebbe come vanno le cose, che cosa accade. Bisogna uscire da questa ipocrisia». Ha continuato : «Per assecondare pezzi della maggioranza di centrosinistra sono state prese decisioni disastrose: penso a leggi liberticide, quale, ad esempio, quella sull’edilizia, con la previsione di espropri proletari. La maggioranza deve essere capace di fare autocritica: non è sempre colpa di altri, del governo, se le cose non vanno. Penso ad esempi alle grandi infrastrutture e alla portualità, sulle quali hanno pesato, in seno alla Regione, problemi di carattere politico». Ha concluso: «Bisogna fare fatti concreti: Non si possono chiudere sedute e dibattiti come questi soltanto con un semplice ordine del giorno. Bisogna ridare a questa assemblea la dignità che le è stata tolta: basti pensare che è stata ridotto a zero il capitolo per finanziare nuove leggi e, lo ribadisco, sono mesi che Regione e Consiglio sono paralizzati».

Anche Aldo Siri (Liste civiche per Biasotti presidente) ha lanciato un invito alla concretezza: «Bisogna individuare tra le diverse forze politiche chi condivide importanti progetti e iniziative, penso in particolare alle infrastrutture. – ha detto – E’ il momento di dare risposte concrete ai problemi, per evitare di ritornare agli Erzelli contromano». Ha spiegato il consigliere: «Bisogna individuare 5 o 6 punti qualificanti che inducano le forze politiche in Consiglio ad attivare tutto quanto necessario per realizzarli. La situazione attuale è molto grave. Ci sono 188 mila persone a rischio povertà. E’ necessario mettere in campo tutte le forze a disposizione. Bisogna stilare un elenco di priorità alle quali mettere mano. Penso ad esempio agli interventi a favore dei territori alluvionati. Ho apprezzato la volontà espressa da Burlando di sollecitare l’Agenzia delle entrate ad accelerare il rimborso dei crediti Iva, e mi chiedo a che punto si sia arrivati in tal senso. Credo occorra riflettere sul ruolo che ancora possano avere le Province in alcune realtà».

Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria- Padania): «Stiamo affrontando un dibattito che si sarebbe dovuto svolgere 3 settimane fa, ma i tempi della politica non seguono quelli della crisi. Ci troviamo a far delle considerazioni, a distanza di un mese, senza aver partorito alcuna soluzione concreta sui temi importanti, quali la cassa in deroga. – ha detto – Mi pare che la classe politica, anche a livello regionale, non sappia dove portare questa Regione. Non si è riusciti a fare nulla, a livello territoriale contro la disoccupazione. Non si è riusciti a varare un documento da sottoporre al Consiglio. Di fronte a tutto questo dovrei parlare di Pegli o di problemi legati a specifiche pratiche liguri, contenuti nelle mozioni, ma mi pare inutile in questa seduta accorpare a questa discussione problemi mini, quando i problemi sono macro e le soluzioni tardano a venire. Ho profondi timori per la tenuta sociale della nostra Liguria e del nostro Paese. Il nuovo governo ha dimostrato di essere un tentativo di restaurazione con differenti forze che vanno a braccetto. Adesso o la politica si assume precise responsabilità o saremo tutti travolti».

Roberto Bagnasco (Pdl), riferendosi all’iniziativa di Burlando, ha detto: «E’ fuori tempo, avremmo preferito una iniziativa meno propagandistica, meno rivolta all’esterno, più indirizzata ai fatti concreti. Gridano vendetta le cose non fatte in questi anni dalla giunta Burlando. Penso, ad esempio all’ambiente e alla gestione dei rifiuti. Conviviamo con una realtà obsoleta come quella di Scarpino, oramai una vera e propria bomba. La Liguria ha la maglia nera in materia di smaltimento dei rifiuti. Il turismo, al di là della buona volontà dell’assessore, è trattato come una Cenerentola. Ben poco viene fatto di concreto. Per non parlare nello specifico della situazione alberghiera. Noi abbiamo creduto alla fusione Ist-San Martino, ma sono passati 3 anni e la situazione è confusa e insoddisfacente. Chiuderemo la legislatura senza che nessuna nuova struttura ospedaliera abbia visto la luce e contrasti interni alla maggioranza bloccano gli interventi relativi al Galliera, per i quali ci sono i soldi e la massima disponibilità da parte della dirigenza ospedaliera ad accogliere le indicazione e le direttive della Regione».

Marco Scajola (Pdl) in merito all’appuntamento al Ducale, ha detto: «Temo sia stato uno spot, una passerella, per cercare di far vedere che si vuole fare qualcosa, ma finora sui grandi temi non ci sono state risposte. L’amministrazione guidata da Burlando non ha preso decisioni significative. Si sono evitati, così, scossoni all’interno della maggioranza che ha diverse anime. Il novanta per cento dei lavori di questo Consiglio è legato, infatti, a interrogazioni e mozioni . Il Consiglio regionale è prevalentemente convocato per dibattere temi che solleviamo noi dell’opposizione, su questioni molto sentite dai liguri. Se attendessimo esclusivamente i provvedimenti legislativi proposti dalla maggioranza, il Consiglio potrebbe riunirsi una volta ogni due mesi. A Palazzo Ducale la maggioranza, il presidente, avrebbero dovuto rendicontare quello che è stato fatto in questi anni di amministrazione. Sarebbero stati di gran lunga maggiori i risultati non ottenuti, La maggioranza avrebbe dovuto autodenunciarsi, ammettere di non essere stata capace di fare grandi scelte, nel settore delle infrastrutture, della sanità, del lavoro. E’ necessario dare un senso all’attività politica e amministrativa di questa Regione. In caso contrario bisognerebbe mettere in discussione l’utilità della Regione Liguria».

Stefano Quaini (Sel): «Giudico in modo completamente favorevole il convegno organizzato dal presidente Burlando, è stato importante per le presenze che ha avuto e per l’analisi accurata della crisi fatta. Ha indicato la direzione giusta per dare lavoro e speranza ai cittadini in un momento in cui dal nostro paese scappano soprattutto i giovani più qualificati e le università sono sempre meno al passo con le altre. In questi anni abbiamo subìto un attacco senza precedenti allo stato sociale, ma la Liguria si è comportata bene e il saldo è positivo rispetto a regioni a noi vicine. Il ritmo di crescita dei paesi in via di sviluppo condiziona l’economia mondiale e gli speculatori hanno pensato di spartirsi la torta, basti pensare all’indebitamento che le banche hanno consentito con prestiti senza precedenti. Occorre, invece, invertire la rotta di queste politiche,  investire in infrastrutture e ricreare il sistema degli ammortizzatori sociali falcidiati con la crisi». Quaini ha aggiunto che si assiste ormai in Italia una grande disparità nei redditi ammonendo che, «se si colpiscono i lavoratori si imbocca una via senza ritorno verso la depressione. L’Italia deve fare un piano di grandi opere e occorre aprire il corridoio sud nord delle merci. I nuovi ospedali devono essere ecosostenibili, bisogna favorire il turismo sostenibile sul territorio e fare sviluppo serio e sostenibile».

Marco Melgrati (capogruppo del Pdl): «C’è stato uno sgarbo da parte del presidente Burlando perché ha indetto la sua assise quando c’era contemporaneamente una grande manifestazione nazionale a Roma del Pdl. E in quel convegno non abbiamo sentito una concretizzazione dell’assunto “felici di crescere”, anzi, abbiamo visto nella pratica una impostazione ben diversa: sono state bloccate le progettazioni di porti turistici, non c’è stata una promozione turistica mentre il turismo dovrebbe essere la prima industria della Liguria. In quanto al settore trainante per eccellenza, l’edilizia: mentre falliscono le imprese, si fa una revisione del piano paesistico che va a bloccare la possibilità di edificare. Non è stato, inoltre, portato il piano delle emergenze sanitarie – ha aggiunto – perché non c’è accordo nella maggioranza, come non c’è sulle questioni fondamentali del governo regionale. Noi del centro destra siano disponibili a dare il nostro contributo sulle opere e sullo sviluppo ma lei, presidente, questa mano ce la deve chiedere e deve emarginare le posizioni interne alla maggioranza che sono contro lo sviluppo della Liguria».

Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) : «E’ stato fatto un discorso tecnico ma i problemi sono politici. Il sindaco di Genova, per esempio, ha una posizione opposta a quella del Pd: Doria, infatti, è critico sulle infrastrutture come la Gronda, il problema, quindi, è tutto nel centro sinistra. Inoltre, si è visto a livello nazionale che esponenti liguri di primo piano del centro sinistra hanno puntato all’accordo con i 5 stelle eppure la Regione Liguria avrebbe perso molto di più da un simile accordo perché avrebbe avuto tutto da perdere dal blocco delle infrastrutture. Insomma – ha aggiunto – siamo nella situazione paradossale di un Pd vicino al centro destra e un sindaco che invece ha posizione diversa sulle infrastrutture». Pellerano ha quindi ricordato la situazione delle riparazioni navali su cui Genova rischia di perdere la leadership «dopo le indecisioni locali». «Rischiamo, inoltre, di perdere Erzelli, uno degli spazi più strategici del Mediterraneo. Cerchiamo, invece, di portare a conclusione il progetto, recuperando il vizio di fondo: aver iniziato a costruire prima di decidere cosa metterci dentro. L’ospedale del Ponente è ormai una barzelletta: sono 10 anni che se ne parla. Va bene, quindi, la crescita felice , ma bisogna risolvere le divisioni interne alla maggioranza».

Ezio Chiesa (Gruppo Misto-Liguria Viva): «Sono convinto che questo dibattito abbia un senso. Oggi finalmente abbiamo un governo politico dopo che il nostro è stato uno dei pochi al mondo ad aver chiesto aiuto ai tecnici per risolvere problemi politici. Il governo Monti ha fatto una politica di solo rigore, spesso fatta male colpendo solo da una parte e a scapito dello sviluppo mentre il debito pubblico aumentava». Chiesa ha quindi condannato la politica del precedente esecutivo sulle pensioni e ha chiesto all’attuale governo di prendere una posizione chiara sull’Imu: «Credo sarebbe bene decidere se possono abbatterla del tutto o in parte o se mantenerla ». Il consigliere ha quindi criticato il patto di stabilità che impedisce ai Comuni di fare investimenti mentre sulle grandi opere ha invitato ad una riflessione: «Mi chiedo se le infrastrutture dobbiamo farle a prescindere, cioè senza avere una missione chiara e senza quantificare prima i benefici. Sulla Gronda, per esempio, bisognava fare un approfondimento ed è necessaria una regia altrimenti le grandi opere rischiamo di non farle e di arrivare allo scontro sociale».

Antonino Miceli (capogruppo del Pd): «Questa è la crisi più grave dell’ultimo secolo. E’ una crisi finanziaria che si scarica sull’economia. Le posizioni non sono eguali e faccio fatica a capire gli accenti critici. La mancata coesione della maggioranza? Fate un esempio di una opera che non abbia ottenuto il consenso della maggioranza. Si sono approvati piani regolatori portuali e progetti di infrastrutture. Questa maggioranza sta in piedi eccome: certamente il Consiglio dovrebbe dedicarsi maggiormente alle attività legislative, per questo occorre modificare il regolamento perché ogni Assemblea legislativa deve avere una parte dedicata alle iniziative legislative invece di fare una sorta di calderone a fine mese. Noi, oggi sul tema dello sviluppo presentiamo un ordine del giorno della maggioranza che affronta i vari problemi, ma definire l’edilizia il centro e il motore del proprio sviluppo è un errore, il centro è semmai la produzione industriale in un grande paese industriale».

Gino Garibaldi (Pdl) : «Prima ci riempiamo la bocca sul recupero del territorio, poi quando la maggioranza vuole opere, come l’outlet, allora costruiamo come costruiamo: la nostra paura è che questi interventi rimangano dei bla bla. Non c’è divisione fra di noi e siamo aperti ad ogni iniziativa, ma il futuro della Liguria deve passare dal patrimonio del territorio per rivalutare concretamente il turismo dalla costa all’entroterra con un’attenzione alla riqualificazione degli alberghi e degli ambienti boschivi. Presidente – ha aggiunto rivolgendosi a Burlando – se si vogliono fare cose concrete, noi ci siamo».

Concludendo il dibattito sulla situazione economica della Liguria e sulle prospettive di crescita il Presidente della Giunta Claudio Burlando ha lasciato cadere l’offerta provenuta da diversi esponenti della minoranza di centro destra di avviare sul modello nazionale larghe intese anche in Liguria. Ha invece annunciato che il prossimo lunedì dalle 11.00 alle 14.00; si terrà un incontro con i governatori leghisti di Piemonte e Lombardia insieme all’Amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti e ai vertici delle autorità portuali. All’ordine del giorno non tanto la macroregione: « non ho ancora ben capito se quando ne parlano si rivolgono anche a noi o meno» ma il terzo valico, le infrastrutture e il rapporto fra portualità e retroportualità.

«La Liguria – ha spiegato – è al vertice di una grande Y che da una parte va a Torino e dall’altra a Milano. O lavoriamo insieme o fatalmente restiamo ai margini dello sviluppo. Abbiamo invitato Cota e Maroni a visitare il porto per spiegare loro che noi possiamo crescere se sviluppiamo i collegamenti nord-sud. Noi abbiamo le banchine, loro gli spazi. Capisco che il terzo valico ha per il Piemonte un impatto più forte e di difficile gestione che in Liguria e questo spiega perché quella regione ha oggi un atteggiamento più defilato, ma dobbiamo ragionarci sopra insieme».

In quanto alla maggioranza di centro sinistra, Burlando ha negato decisamente che ci sia qualcosa di fermo per colpa di divisioni interne: «Per quelle che erano le nostre responsabilità le cose stanno andando avanti – ha aggiunto snocciolando una serie di opere pubbliche in corso di realizzazione – si sta lavorando al raddoppio ferroviario del Ponente, al nodo ferroviario di Genova, alla strada a mare di Cornigliano che cambierà volto a quella zona; si stanno facendo interventi sulle banchine portuali a calata Bettolo e alla Spezia, sta andando avanti l’Aurelia bis a Savona e La Spezia, stiamo ricostruendo il ponte della Colombiera. Una mole di interventi per 15 miliardi Una cifra non da poco per una regione piccola come la Liguria e che ha pochissimi confronti a livello nazionale. E all’elenco manca la gronda su Genova, che da sola di miliardi ne impegna altri 3. All’incontro con Piemonte e Lombardia noi potremo dire di avere fatto qualche passo e chiederemo a loro di venirci dietro. Gli presenteremo un sistema portuale in grado, teoricamente, di raddoppiare i traffici. Questo è il risultato di 8 anni di lavoro, è patrimonio di tutti ed è veramente grande».

In campo ambientale Burlando ha rivendicato una serie di interventi nella depurazione delle acque: «Abbiamo puntato su 8 depuratori da realizzare sulla costa: a Imperia, Borghetto, Arenzano, Cornigliano, Recco, Rapallo, Lavagna e Levanto. Sono 35 milioni di risorse regionali». Sempre in campo ambientale, Burlando ha rivendicato come lungimirante la scelta della raccolta differenziata al posto degli inceneritori: «Svezia e Norvegia, avendoli realizzati e alimentandoli a spazzatura, oggi sono costretti a comperarla all’estero perché quella che producono non basta più».

Sui temi centrali della crisi industriale e della disoccupazione, Burlando ha detto di guardare con fiducia al nuovo amministratore delegato di Finmeccanica e al dialogo «alla tedesca avviato con i sindacati». Fiducia anche per l’avvio dell’operazione di ribaltamento a mare dello stabilimento Fincantieri di Sestri Ponente. Venti milioni sono disponibili, ne mancano 50, ma si può andare avanti. È importante il finanziamento delle Fremm; a questo punto, i tre cantieri liguri per un po’ respirano». Sul rapporto fra il progetto degli Erzelli e l’università Burlando ha detto: «L’accordo con l’ateneo genovese è del 2006 e noi abbiamo messo a disposizione dell’università i soldi di cui disponevamo L’Università non ha applicato per il momento questo accordo. Abbiamo messo a disposizione dell’Università, 7 anni fa, quello che allora ci chiese e non un centesimo di meno. Comunque, adesso siamo lì ad aggiungere quattrini, ad aggiungere benzina per 15 milioni di euro».

Burlando non ha mancato di intervenire sui temi nazionali come la questione Imu. Tutti siamo convinti di della necessità di tassare meno però credo che la priorità sua ridurre il costo del lavoro: è troppo altro il differenziale fra il netto in busta paga e il costo a carico delle aziende. Capisco che il tema dell’Imu è stato al centro della campagna elettorale, ma oggi occorre cercare un punto di equilibrio e decidere quanti soldi mettiamo sull’Imu e quanti sul lavoro tenendo conto che 40 ragazzi su 100 sono disoccupati». Sulla questione dei nuovi ospedali la cui realizzazione è bloccata Burlando ha spiegato: «Altre regioni come il Veneto hanno fatto gli ospedali impegnando gli stanziamenti futuri della sanità, oggi, però, sono molto preoccupati. Noi abbiamo scelto di fare un passo alla volta e di impegnare 120 milioni sul Felettino della Spezia. Il nuovo Galliera è appeso alle decisioni del Consiglio di Stato non alle nostre, che sono chiare. E questo perché il Tar ha deciso che non può valorizzare neppure gli edifici realizzati negli anni ’60: una follia». Dopo aver ribadito che l’iniziativa di palazzo Ducale “Felici di crescere” «non è stata una passerella ma un’occasione per mettere intorno ad un tavolo i protagonisti dell’economia regionale per presentare proposte e il lavoro fatto», si è scusato con il Pdl perché l’iniziativa ha coinciso con la loro manifestazione nazionale: «non ci ho pensato, non mi è venuto in mente».
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