Published On: Lun, Dic 12th, 2016

Ricordo dell’eccidio nazifascista a Portofino. Democrazia è innovare le istituzioni

Nel dicembre del 1944 ventidue giovani prigionieri politici furono prelevati dalle carceri di Genova e Chiavari, portati sulla spiaggia dell’Olivetta a Portofino, e fucilati. Dopo la fucilazione i corpi, legati l’uno all’altro con filo spinato, furono gettati al largo della piccola baia posta all’ingresso del borgo, con sassi e tombini come zavorra. La decisione -che avvenne senza l’alibi di una rappresaglia- e la scelta fu responsabilità del colonnello Sigfried Engel, responsabile della polizia a Genova. L’esecuzione fu comandata dal tenente Ernest Reimers: i tedeschi si erano ubriacati. Reimers fu arrestato nell’aprile 1945 ma fu subito liberato e tornò a Portofino come turista nel 1983, dove fu individuato dal giornalista Aldo Bortolazzi. Se ne tornò di corsa in Germania per evitare un possibile arresto.

L’ex ufficiale nazista, arrestato in quei giorni di fine aprile 1945, fu tradotto a Coltano (in provincia di Pisa) e successivamente rimpatriato in Germania. Tornò nel borgo ligure (ma quella volta da “turista”) 38 anni dopo, nel gennaio 1983 quando, “scoperto” da un giornalista del “Secolo XIX” (Aldo Bortolazzi), dovette rientrare in fretta in patria onde evitare un nuovo arresto (morì nel 2012). Anche il Colonnello Sigfried Engel pagò con soli 8 anni di condanna le sue colpe.
L’orrenda strage fu uno dei peggiori episodi bellici avvenuti nel Levante ligure e nel Tigullio, e testimonia quanto sia importante ricordare quanto orrende siano le dittature.
Ma le dittature nascono dagli errori commessi da partiti e cittadini (che ne sono responsabili), dallo sfacelo delle democrazie. Per questo motivo in questi mesi, ricordare gli anni bui del fascismo ha un’attualità enorme.

NOTA SULLA POLITICA ATTUALE
Vedendo i disastri delle dittature (anche nei modelli moralizzanti, plebiscitari o internettiani attuali), si deve pensare che la democrazia, le cui istituzioni devono basarsi sull’innovazione e non sul conservatorismo emerso dalla bocciatura referendaria di interventi tecnici che dimezzavano gli “stipendi” dei consiglieri regionali, che toglievano al dispotismo antiilluminato delle Regioni (vedi Puglia) la possibilità di macellare la politica nazionale su questioni strategiche come i trasporti, energia etc., che mantenevano l’Italia come l’unica nazione in tutto il continente ad avere il Bicameralismo “perfetto” (sic); a voler tornare al sistema proporzionale, perfetto per tornare alle contrattazioni e ricatti della Prima Repubblica, perfetto per continuare nella regola consociativa/delinquenziale del fare un governo ogni anno. Si dovrebbero invece migliorare le dinamiche istituzionali (il maggioritario non è “dittatura”, come lo è invece il proporzionale: chi governa, deve avere la responsabilità di poterlo fare, e pagare per i suoi errori o essere premiato per i suoi meriti con le elezioni).  Cambiare un governo o un partito con le elezioni non ha alcun senso, se si sceglie di restare in un sistema marcio e fuori dalla Storia.
E’ difficile capirlo, in una nazione in cui la tempesta perfetta delle notizie e dichiarazioni mielate, delle belle parole, della volgarità, dell’insulto come sostituto dei neuroni.
I risultati ottenuti da politici che imboniscono gli elettori in nome di un’Italia (quella sì) colpevole di aver affondato la nostra economia, dignità e intelligenza politica, dovremmo averli sotto gli occhi, se non ci fossimo autoaccecati. La fame, le bollette da pagare con la tredicesima sono il risultato dell’ultimo governo e non dei governi degli ultimi decenni, tutti incapaci di modificare il sistema, perché conveniva loro mantenerlo marcio per tutti ma favoloso per il loro potere?

Il teatrino dei governicchi e delle trattative riprende e continua, oggi, grazie a un errore di tutti. Il fascismo in Italia nacque così.

 

Domenica 11 dicembre l’assessore comunale di Chiavari Nicola Orecchia,  il Consigliere segretario dell’Assemblea legislativa di Regione Liguria Claudio Muzio, il consigliere PD di Regione Liguria Luca Garibaldi hanno partecipato tra gli altri alla commemorazione del 72° anniversario della strage dell’Olivetta. Dopo la Messa, è stata deposta una corona di fiori sulla lapide che ricorda la strage.
La cerimonia si è chiusa con il saluto del vicesindaco di Portofino Giorgio D’Alia e l’orazione del consigliere regionale Luca Garibaldi, in rappresentanza del Comitato Permanente della Resistenza della Provincia di Genova.