Published On: Lun, Ott 28th, 2013

Riflessioni sul significato del 2 novembre

Nel giorno dedicato alla commemorazione di tutti i defunti, può risultare utile  qualche riflessione, sia per chi possiede la fede in una vita oltre la morte, sia per chi ritiene che la morte rappresenti la semplice fine di un processo biologico. Il sentimento religioso è indissolubilmente legato alla pratica di sepoltura dei morti, e nasce probabilmente nell’uomo preistorico parallelamente allo sviluppo della consapevolezza che la vita ha un suo termine e all’ipotizzarne una sua proiezione oltre. Le prime testimonianze storiche relative al culto dei morti risalgono al Paleolitico, più precisamente al periodo in cui si sviluppò l’uomo di Neanderthal.  Tutte le civiltà, dalle più antiche a quelle dei nostri giorni, sono caratterizzate da una ritualità e da un insieme di tradizioni proprie del culto dei morti. Tutte hanno un comune denominatore: la condivisione mediante una cerimonia, a volte anche estremamente elaborata, del dolore che accompagna la perdita. Il rito funebre è inoltre considerato quasi come un controllo sul fenomeno stesso della morte. L’uomo avverte un bisogno fortissimo di controllo su tutto ciò che non è in grado di spiegare attraverso la ragione, parimenti deve necessariamente convivere con la consapevolezza che la propria vita avrà termine. Fede, speranza, razionalità e irrazionalità in questo contesto convivono e coesistono. Che piaccia o meno, la psicotanatologia studia lo strettissimo legame che l’uomo ha con la morte, nonché le fasi psicologiche che si attraversano necessariamente quando si subisce la perdita di un proprio caro. La psichiatra svizzera Elisabeth Kubler Ross ha definito le cinque fasi di elaborazione del lutto. Lutto in verità inteso come perdita nella sua accezione più ampia. Normalmente ci si riferisce al periodo di lutto intendendo quel lasso di tempo, di durata estremamente variabile, che segue la morte di una persona ed è caratterizzato da intensi sentimenti afferenti alla melanconia ed al distacco. In realtà il lutto è uno stato psicologico che consegue alla perdita di un oggetto significativo da parte di un soggetto, intendendo quale “oggetto” un lavoro, un luogo, una caratteristica della propria vita, ecc. Relativamente alla perdita di una persona cara, l’elaborazione del lutto, ammesso e non concesso che avvenga, avviene attraverso la fase di negazione, proseguendo con la fase di rabbia, con quella della negoziazione, con il periodo depressivo ed infine con l’accettazione dell’evento. Ciascuna di queste fasi può avere una durata temporale molto breve o, al contrario, molto lunga. Poche persone giungono pienamente all’accettazione della perdita. Quando si perde un affetto è del tutto normale rifiutare la realtà, così come è normale provare rabbia per la perdita subìta. La fase in cui tante persone bloccano l’elaborazione del proprio lutto è la terza, quella della negoziazione. E’ la fase del “se”: “ Se io mi comporto in un certo modo allora… “. La fase depressiva precede l’accettazione, è molto delicata perché il soggetto ha compreso la non reversibilità della perdita. Occorre inoltre non confondere l’accettazione con la rassegnazione, quest’ultimo stato d’animo sovente maschera un estremo e perdurante tentativo di negoziazione. Questi, per sommi capi, i passaggi attraverso i quali tutti noi convergiamo, anche senza accorgercene. Il due novembre è il giorno dedicato alla commemorazione dei defunti. Quasi un obbligo recarsi al cimitero con fiori e lumicini. Riflettiamo se è davvero un obbligo, imposto a volte dalle consuetudini, o un momento di vera condivisione tra coloro che hanno una persona a cui hanno voluto bene da ricordare, vale a dire ciascuno di noi. Quando morirono i miei genitori, sulle loro tombe volli una foto che li ritraesse sorridenti, e per loro una frase che oggi il tempo ha semi cancellato ma che, dopo vent’anni, è pur sempre indelebile: “Io vivo così nel ricordo di chi mi ama. La morte non spegne il sorriso. Lo fa brillare di luce nuova”. Chi mi ama, al presente, non al passato. Il due novembre come tutti gli altri 364 giorni dell’anno. Senza ipocrisie e senza andare al cimitero per manierismo.

Testo inviato da Giovanna Rezzoagli Ganci

Piramidi, il più grande monumento funebre

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