Published On: Gio, Gen 14th, 2016

Sabato 16, presso la Sala Schiffini: “Icone allo specchio. La fotografia come moderno strumento del mito”

Dopo la pausa natalizia riparte il ciclo di incontri “Appuntamento con il Mito”, organizzati dalla Società Economica in collaborazione con Carlo Alberto Bonadies e con Sergio Audano, della Delegazione di Chiavari dell’Associazione di Cultura Classica.
Sabato, 16 gennaio, alle ore 17, nella sala Ghio-Schiffini di via Ravaschieri, avrà luogo il terzo incontro, dal titolo: “Icone allo specchio. La fotografia come moderno strumento del mito” che avrà come relatrice Federica Muzzarelli, dell’Università di Bologna.

Il mito non è -come comunemente si crede- una favola (questo è il significato della parola in greco antico), ma è un modo per descrivere la realtà della natura e della società umana. In questo senso il mito NON è alternativo e contrario alla scienza e al suo metodo. Anzi, la società ideale è quella che sa armonizzare l’intuizione del mito, basata sull’analogia (il tuono come voce del dio Zeus, per esempio), con il ragionamento scientifico, basato sulla dialettica e sugli algoritmi. Ciò viene esemplificato nel film 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrik -tratto da un racconto di Arthur Clarke- in cui il computer perfetto (o presunto tale) si chiama HAL, ovvero l’acronimo tra “euristico” (=intuitivo, mitico, analogico) e “algoritmico” (digitale, logico, razionale, scientifico).

Nel corso dell’incontro si parlerà sicuramente degli studi di Roland Barthes sull’immagine, in particolare i saggi raccolti nel volume L’ovvio e l’ottuso (Einaudi, 1985). Barthes analizza la fotografia e il suo linguaggio partendo dal significato ovvio, che noi percepiamo immediatamente, affiancato da quello “ottuso“, o subliminale, quello espresso dal contesto culturale, storico etc. dell’immagine. “Il senso ovvio dell’immagine [rispetto a un testo, NDR] me la rende easy. Quello ottuso, ciò che ci è nascosto dall’immagine stessa, la rende magica“.

L’appuntamento sarà introdotto da Andrea Botto e Andrea Fustinoni, dell’associazione MiramART (acronimo ideato da Andrea Fustinoni della famiglia proprietaria dell’albergo Miramare di Santa Margherita Ligure, collezionista, presidente regionale del Fai dal 2002 al 2014). L’idea di MiramART nasce insieme all’amico Andrea Botto, fotografo, già curatore della rassegna Rapallo Fotografia Contemporanea. La presidenza onoraria è affidata ad Arturo Schwarz, che da anni frequenta il Golfo del Tigullio e conosce bene le realtà anche collezionistiche dell’area)

 

Federica Muzzarelli è associata di Fotografia e cultura visuale presso l’Università di Bologna, nei corsi di Laurea sulla Moda e alla Scuola di Specializzazione in Beni Storici e Artistici. Coordina il Corso di Laurea triennale CLAM, nella sede del Campus di Rimini e dirige la Collana Scientifica “Culture, moda e società” (ed. Bruno Mondadori). Tra le principali pubblicazioni monografiche: Formato tessera. Storia arte e idee in photomatic (Bruno Mondadori 2003); Il corpo e l’azione. Donne e fotografia tra Otto e Novecento (Atlante 2007); L’immagine del desiderio. Fotografia di moda tra arte e comunicazione (Bruno Mondadori, 2009); Moderne icone di moda. La costruzione fotografica del mito (Einaudi 2013) e L’invenzione del fotografico. Storia e idee della fotografia dell’Ottocento (Einaudi, 2014).

La conferenza sarà anche impreziosita da un interessante “cameo”. Nel foyer della sala Ghio Schiffini, infatti, verrà allestita un’esposizione temporanea di fotografie di Lia Gnecco dal titolo “Ailleurs – Altrove”, che sarà visitabile, su richiesta anche la settimana prossima, dalle 9 alle 12. Così spiega la filosofia degli scatti la sua autrice: “Con questo lavoro ho voluto descrivere quello che non c’è, piuttosto che quello che si vede. L’obiettivo cattura soltanto piccole porzioni di realtà, particolari, mentre il resto è avvolto e “cancellato” dalla nebbia. Eppure quell’altrove sottratto allo sguardo, si percepisce ancor più presente, insistente, quasi un’epifania invisibile agli occhi”.

Arcimboldo: senso ovvio e ottuso

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Erté: senso ovvio e ottuso

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