Published On: Ven, Feb 3rd, 2012

Salone Nautico anche in Cina: Ucina sigla l’accordo


Cantieristica nautica troppo vessata e tartassata in Italia? Anton Francesco Albertoni, presidente della  UCINA Confindustria Nautica  che ha duramente contestato la “tassa di stazionamento” degli yacht nei porti turistici italiani (vedi sotto), ha siglato un’intesa per la realizzazione nel prossimo anno di un salone nautico anche in Cina.

L’Ucina va in Cina, ma ciò non significherà uno stop al Salone Nautico di Genova, che porta ogni anno denaro e visitatori in tutta la Liguria, da Genova al Tigullio.  Tra l’altro l’Ucina partecipa ogni anno a eventi negli Stati Uniti, per l’esattezza al boat show di Fort Lauderdale e allo Yacht and Brokerage show di Miami (che inizia il 16: prevista la partecipazione del presidente Ucina).

L’accordo con la Cina riguarda il distretto industriale della provincia di Hainan, una delle più sviluppate, ed è stato co-siglato dal
dirigente del dipartimento della Industria e della Information Technology. La nuova Fiera Nautica cinese avrà cadenza annuale a partire dal 2013. UCINA sarà responsabile dell’evento, mentre le autorità locali provvederanno alle infrastrutture (porti marina etc.), nonché allo sviluppo di venture capital in Cina. Ciò può significare il rischio di delocalizzare parte della nostra industria cantieristica, che ha perso l’80% del fatturato pur essendo al vertice della produzione mondiale?

Se l’alternativa alla delocalizzazione è la chiusura, si tratta di una scelta giusta e obbligata. In ogni caso il presidente Albertoni nega che si tratterà di delocalizzare e parla invece di un progetto nato per dare un profilo più globale alla nostra industria nautica, per giunta in un mercato ricco e in crescita come quello asiatico.

Il Decreto “Salva Italia” affonda la nautica?

All’inizio l’appello di Ucina, Federagenti, Assomarinas e Assonat contro la tassa di stazionamento è caduto nel vuoto. La legge, invece di colpire i “ricchi evasori” (che possono fuggire in 30.000 nei porti francesi, greci, croati etc. meno cari e più
moderni) dava un colpo durissimo alle imprese, cioè a imprenditori e operai. Ma dava anche un colpo mortale al turismo in Riviera, nel Tigullio e in tutta Italia.
Poi un emendamento all’articolato (comma 5, art. 16) ha dispensato dalla nuova imposizione le nuove imbarcazioni. Alleluia.

Ma certamente il porto di Lavagna (recente riunione degli operatori per ridurre i prezzi) e la cantieristica locale hanno bisogno di un colpo d’ala, per non fare la fine della Costa Concordia.

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