Published On: mar, Feb 13th, 2018

Sampierdarena: tutta colpa degli ecuadoriani? Articolo di Francesco Gastaldi

Di Francesco Gastaldi*
Lunedì 8 gennaio, di fronte a un folto pubblico, si sono tenuti al Teatro Modena, gli “Stati generali” di Sampierdarena promossi dall’associazione Officine Sampiedarenesi. Sono stato invitato, insieme ad altri tecnici ed esperti (Giovanni Spalla, Giuliano Gallanti, Manuela Arata, Diego Zoppi, Sara De Maestri, Marco Benvenuto) a portare un contributo di riflessione. A Sampierdarena ho detto che i cittadini che protestano per forme di disagio e degrado urbano non possono essere tutti considerati egoisti, intolleranti, razzisti o demagogici. Che vanno rigettate le interpretazioni secondo cui siamo di fronte a movimenti xenofobi.
Le questioni sono molto più complesse e molto più profonde, non si può banalizzare e derubricare tutto a ” creazione articiale della paura”: è riduttivo e superficiale.
Genova come Los Angeles ostaggio delle bande di giovani ecuadoriani?
Alcune zone di Sampierdarena sono state per molti anni all’attenzione dell’opinione pubblica e delle cronache per episodi di aggressioni, risse e rapine riconducibili a immigrati stranieri, i giornali locali hanno fatto spesso riferimento alle “bande” di ecuadoriani, le “pandillas”, come responsabili o protagoniste di questi atti violenti. In realtà la questione sembra più complessa, il lavoro degli studiosi genovesi Andrea Torre e Luca Queirolo Palmas (Queirolo Palmas, Torre 2005) ha messo in dubbio le interpretazioni, spesso semplicistiche, fornite dai media (si veda per esempio Zunino 2011) sul ruolo e l’organizzazione delle aggregazioni di giovani sudamericani. Se è vero che per la volontà di affermare la supremazia di un gruppo su un altro, alcuni “panderilleros” si sono resi protagonisti, nei primi anni Duemila, di alcuni episodi criminali , va anche detto che questi fatti non giustificano la creazione di un allarme sociale e che negli ultimi anni le bande hanno ridotto notevolmente il loro profilo delinquenziale. Se un’attenuazione del fenomeno c’è stato, questo è accaduto anche grazie al lavoro di molti volontari dell’associazionismo, delle istituzioni che hanno fornito ai giovani latinos occasioni di vita e lavoro alternative, delle forze dell’ordine che hanno smembrato le frange più estremiste. La concentrazione d’immigrati è particolarmente rilevante fra via Sampierdarena e via Buranello, a ridosso di lungomare Canepa, e nelle zone di Campasso, Certosa e Rivarolo in val Polcevera, meno rilevante nelle parti a monte di via Cantore, che mantengono un profilo più residenziale per i ceti medi. A Cornigliano soprattutto nell’area fra la ferrovia e via Cornigliano e nell’area verso Campi. Rimangono ancora sostanzialmente estranee o toccate marginalmente dal fenomeno, le realtà territoriali del Ponente (sino a Sestri), del levante cittadino e la parte alta delle valli del Polcevera e del Bisagno. Le comunità sudamericane e dell’Est europeo sono abbastanza diffuse sull’intero territorio comunale, ad eccezione delle zone di Levante e di Ponente. Nei quartieri residenziali del levante la presenza (anche anagrafica) di molti immigrati è legata al diffondersi delle collaborazioni domestiche e al lavoro di cura agli anziani.

Come ho detto agli Stati Generali, Sampierdarena rappresenta anche la “Cartina di tornasole” della crisi della sinistra o centrosinistra genovese. Un esempio, nel 2005 la lista Uniti nell’Ulivo intercettava a Sampierdarena 9.313 voti, nel 2015, 10 anni dopo, la lista PD ha ottenuto 3.205 voti (quasi un terzo). Se poi analizziamo le preferenze, nel 2005 a Sampierdarena ne venivano espresse 3.840 (nome del candidato consigliere accanto al simbolo della lista), nel 2015 le preferenze espresse nella lista PD sono state solamente 730 (un quinto rispetto a 10 anni prima). Si tratta di cambiamenti che segnano una inversione di tendenza storica e strutturale nei comportamenti elettorali. Non è un caso che anche a Genova il boom del M5S e della Lega Nord si verifichi in molti quartieri ex industriali e in molte aree dei antico insediamento “rosso” come la Val Polcevera, in molte zone di edilizia residenziale pubblica e in molte aree a forte degrado. Si tratta di zone dove la presenza delle istituzioni pubbliche appare sempre meno rilevante e sempre meno efficace rispetto alle problematiche emergenti (qualità e sicurezza urbana, disoccupazione, precarietà sociale).
Il professor Francesco Gastaldi, genovese, è docente di Urbanistica all’Università IUAV di Venezia e si occupa da tempo -da ricercatore indipendente- delle trasformazioni socio-economiche del contesto urbano di Genova.

Giovani di una pandilla del Perù

Ns. delle Grazie, Sampierdarena (foto da Wikipedia)