Published On: Lun, Ago 5th, 2019

Santa Caterina, Artemisia Gentileschi e le altre, a Sestri Levante martedi 6 agosto

Martedì 6 agosto – Sestri Levante Ex Convento dell’Annunziata – ore 21 – Ingresso gratuito
Anteprima dello spettacolo Caterina Artemisia Ipazia e… le altre
con Laura Curino, regia e immagini di Consuelo Barilari

Testo collettivo a cura del Gruppo Raggi X
(Rinaldo Cavagnaro, Patrizia De Franceschi, Sabina Desiderato, Carla Podestà, Fabio Zanardelli) condotto da Patrizia Monaco. Supervisione Consuelo Barilari. Drammaturgia Laura Curino

Introducono Lauro Magnani (Università di Genova), Roberta Bartoli (Kunsthistorisches Institut in Florenz-Max-Planck Institut), Cecilia Frosini e Maria Luisa Reginella (Opificio delle Pietre Dure).
Videografica Sara Monteverde – Organizzazione Luca De Pasquale

Lo spettacolo Caterina Artemisia e… le altre sarà presentato in anteprima assoluta nell’ex Convento dell’Annunziata di Sestri Levante martedì 6 agosto (ore 21). Laura Curino, una delle più interessanti protagoniste della scena contemporanea europea, è qui interprete e autrice della drammaturgia finale di un progetto di scrittura collettiva guidato da Patrizia Monaco con la supervisione della regista Consuelo Barilari.
L’evento è il punto d’arrivo di un processo laboratoriale iniziato l’autunno scorso, sempre a Sestri Levante, nell’ambito del Premio Ipazia alla Nuova Drammaturgia da anni costola portante del Festival dell’Eccellenza al Femminile diretto da Consuelo Barilari, e tornerà in scena a Genova in novembre durante la XV edizione del Festival (17/11>25/11), che avrà come argomento Il Corpo delle Donne.

Il progetto originario si intitola “In nome di Santa Caterina”. Al centro, la leggendaria figura della Santa di Alessandria d’Egitto, patrona degli Studenti e dei Filosofi, che grazie all’intervento divino vinse il supplizio della ruota e fu decapitata su ordine dell’imperatore Massimino, dopo aver convertito al cristianesimo dotti e sapienti con la sua eloquenza. Il giorno dell’anno a lei dedicato è proprio il 25 novembre, diventato poi nel mondo la Giornata internazionale contro la Violenza sulle Donne.

Il processo di elaborazione dell’idea testuale passa dalle agiografie di Jacopo Da Varagine alla letteratura storica, e attraversa la vastissima iconografia religiosa che la riguarda. La Santa, con la ruota al suo fianco e la palma del martirio tra le mani, è uno dei soggetti più rappresentati dai pittori di tutte le epoche: anche all’Accademia Ligustica delle Belle Arti di Genova troviamo una statua in marmo che la ritrae (1537/1540), attribuita a Gian Giacomo e Guglielmo Della Porta. Di qualche decennio posteriore è la rappresentazione al femminile che ne dà la grande Artemisia Gentileschi, lei stessa vittima di violenza, con due dipinti molto famosi, uno custodito alla National Gallery di Londra, l’altro alla Galleria degli Uffizi di Firenze.

Il lavoro di ricerca interdisciplinare per costruire una drammaturgia ad intreccio sulla figura della Santa ha portato il progetto fino alle Gallerie degli Uffizi a Firenze che conservano il dipinto di Santa Caterina D’Alessandria di Artemisia Gentileschi. La Radiografia dell’opera, commissionata pochi mesi fa dal direttore Eike Schmidt all’Opificio delle Pietre Dure, ha rivelato in trasparenza un secondo dipinto. Questo evento ha dato il via a nuove suggestioni, in un gioco di sovrapposizioni, identità multiple e riscritture che nella drammaturgia finale si concretizza in una narrazione che accosta la figura di Caterina a quella di Artemisia e di Ipazia, la filosofa pagana martirizzata in epoca bizantina ad Alessandria ad opera dei seguaci di Cirillo: secondo alcuni studiosi “immagine simmetrica e inversa” della santa.

Ad introdurre lo spettacolo, saranno lo storico dell’arte Lauro Magnani (Università di Genova), la studiosa di Artemisia Gentileschi Roberta Bartoli (Kunsthistorisches Institut in Florenz-Max-Planck Institut – Accademia delle Arti del Disegno), la storica Cecilia Frosini e la restauratrice Maria Luisa Reginella, rappresentanti dell’Opificio delle Pietre Dure, l’istituto responsabile del restauro.

Santa Canterina d’Alessandria di Gian Giacomo e Guglielmo Della Porta
La statua in marmo fu realizzata in occasione della costruzione della muova cinta muraria eretta su progetto di Giovanni Maria Olgiati. In origine infatti era collocata in una nicchia posta sulla porta dell’Acquasola, detta anche di Santa Caterina. La porta venne demolita nel 1830 e la statua venne accolta nel palazzo dell’Accademia Ligustica di Belle Arti. Attribuita da Vasari, Soprani e Ratti e dalla critica piu recente a Guglielmo Della Porta, l’opera e ritenuta oggi frutto della sua collaborazione con il padre Gian Giacomo. La figura della santa, martire sotto l’imperatore Massenzio o Massimino è presentata con ricche vesti e la corona in capo, perché apparteneva a una stirpe regale; con la mano destra regge la palma del martirio, mentre la sinistra e appoggiata ad una ruota dentata che, rompendosi per l’intervento divino, fece in massacro tra i pagani, e divenne il simbolo della vittoria della santa sul tiranno. Ai suoi piedi giace la testa di Porfirio, ufficiale di corte dell’imperatore, inviato in visita alla Santa in carcere. Convertitosi al cristianesimo dopo l’incontro, fu a sua volta decapitato insieme ai suoi soldati.

Santa Canterina d’Alessandria di Artemisia Gentileschi
La raffigurazione di una santa è un soggetto insolito per Artemisia, autrice di grandi scene di forte impatto emotivo e significato, non di ritratti.  Sicuramente la pittrice fu affascinata come noi oggi, dalla figura di Caterina, colta, determinata e ribelle nella capacità di scegliere contro le imposizioni sociali dell’epoca e filosofa interessata, come Artemisia, a un mestiere tipicamente maschile in una società patriarcale.