Published On: mar, Set 25th, 2018

Scambi culturali (e non solo) tra Tigullio e Val di Taro

Sabato 29 alla  Società Economica
SCAMBI CULTURALI TIGULLIO – VAL DI TARO
“PER RIMARCARE GLI ANTICHI RAPPORTI FRA GLI OPPOSTI VERSANTI DELL’APPENNINO”

Con una Giornata di studi che si terrà nella sala Ghio-Schiffini della Società Economica di Chiavari sabato 29 ad iniziare dalle ore 10 si concluderà il secondo ciclo degli “scambi culturali” fra il Tigullio e la Val di Taro avviato lo scorso anno su iniziativa dell’Istituto di Studi Liguri Sezione Tigullia, della stessa Società Economica e del Centro Studi Cardinal Casaroli di Bedonia con l’apporto organizzativo del Lascito Cuneo di Calvari.
Com’è noto, Santa Maria del Taro, comune dal quale parte la val di Taro, è per lingua, tradizioni, vicinanza, più legata al Tigullio che alla provincia di Parma. el corso della II Guerra, furono molto intensi gli scambia tra costa e val di Taro, sia per la guerriglia partigiana sia per gli scambi commerciali tra le famiglie, con scambio libero tra sale, pesci etc. e carni e formaggi.

“E’ una iniziativa di successo – commenta il prof. Giovanni Mennella, vicepresidente dell’Istituto – ed è frutto della collaborazione tra enti e associazioni che operano sul territorio nel campo della cultura. La partecipazione dell’Economica e il patrocinio del Comune di Chiavari rivestono un particolare significato in quanto confermano l’interesse e la volontà di riconoscere e rinsaldare, anche a livello di istituzioni, gli antichi rapporti fra gli opposti versanti dell’Appennino. In questa occasione l’orizzonte montano sarà allargato alla Val Ceno, un’altra delle vallate che nei secoli passati erano in stretta relazione con il Tigullio attraverso itinerari che risalgono alla preistoria. Gli interventi in programma mirano proprio a dimostrare che questi territori erano caratterizzati da una cultura omogenea, che ha lasciato tracce e testimonianze in settori diversi, non ultimi quelli della lingua e delle tradizioni”.

Sarà Gianluca Bottazzi a trattare un argomento (la gestione delle risorse boschive in epoca romana) che potrà concorrere a portare luce sullo sfruttamento di quel latifondo imperiale che è stato documentato e individuato con il ritrovamento, avvenuto nel 2015, del cippo confinario del Ramaceto.  Ma grande interesse susciterà certamente l’indagine storica che sarà illustrata da Patrizia Raggio e Manuela Catarsi partendo da documenti del monastero di Bobbio risalenti al nono secolo che fanno da trait-d’union fra la romanità e il medioevo consentendo di constatare la continuità di molti insediamenti montani.

Un tema particolare ma altrettanto interessante sarà quello affrontato da Sergio Gabrovec, noto soprattutto per le sua accurate ricerche negli archivi parrocchiali dell’alta Val di Vara e per le relative pubblicazioni. L’argomento è la chiesa di Santa Maria Assunta di Casanova, un edificio di antica origine che è stata la primitiva pieve di Bardi, declassata allorchè il capoluogo col suo grande maniero ha preso il sopravvento.

Ma per concludere la serie degli interventi non potrà mancare qualche informazione sull’ormai famoso “Masso di Cichero”. Il prof. Mennella e i suoi collaboratori lo stanno studiando ma ancora non sono in grado di decriptare le sue enigmatiche incisioni. Ne parlerà pertanto Renato Lagomarsino, che si limiterà a raccontare l’avventurosa storia del suo ritrovamento a partire dalla prima incerta notizia avuta sessantacinque anni or sono.

Iscrizioni sul masso di Cichero