Published On: Gio, Set 5th, 2013

Scuola: tutti in Carrozza! Riforma in arrivo

Questa mattina Maria Chiara Carrozza, responsabile del Dicastero dell’Istruzione, è arrivata a a Genova per una serie di incontri, dall’Università al Parco tecnologico degli Erzelli al CNR di via Marini all’Accademia della Marina mercantile.

Ottima questa dichiarazione:

Penso che sia urgente una riforma che faccia gli interessi degli studenti. Dobbiamo guardare a loro e pensare sempre che la scuola non è una fabbrica di lavoratori, ma il luogo in cui si preparano e crescono i nuovi cittadini dell’Italia. Cittadini che devono imparare ad affrontare la vita e a contribuire al futuro loro e del Paese”.

Formare cittadini dotati di senso etico, di coscienza, di senso del dovere. Ecco il compito della scuola. La scuola italiana è tra le meno performanti al mondo, ormai, con dei punti semi-sepolcrali come le scuole medie inferiori, che hanno una funzione di arretramento culturale rispetto alle elementari… Per non parlare dell’università, ricca di docenti troppo spesso indecenti sotto il profilo della professionalità, con sprechi e costi che vanno tutti per il personale, le tecnologie, i corsi di lingua marziana ipotetica, e quasi mai per la didattica.

La riforma è quindi urgente, urgentissima. Sperando che segua il metodo applicato con successo in mezzo mondo, dal Cile agli Usa, al Kenya, con la formazione tramite percorso di studi ad hoc di docenti non indecenti, cui si paga il corso di studi, a patto che costoro poi si impegnino a formare studenti eccellenti.

Nota in calce: il governo Letta ha molti difetti, a partire dal suo matrimonio forzato, ma è finora il governo migliore da non sappiamo più quanti decenni: non sta facendo salire la spesa pubblica; non sta incrementando le tasse. Mica è poco, visti gli standard degli ultimi 20 anni.
Eppure forse il Pdl alias Forza Italia farà cadere il governo Letta, in relazione al mancato salvataggio della carica di senatore di S. Berlusconi. E’ vero che in Italia vi sono anomalie che riguardano la Giustizia, non solo Berlusconi.
Ma far cadere un governo a 5 mesi dalla sua formazione, e in una situazione economica e internazionale da urlo sarebbe un suicidio politico totale. Sarebbero pochissimi gli elettori di centrodestra che voterebbero per la loro parte alle prossime elezioni. Formare un nuovo governo senza fare elezioni (con la Lega, visto che M5S è restio a intervenire in prima persona) sarebbe un passo indietro rispetto all’Esecutivo attuale: nuovi ministri, e tutto che riparte da zero, come la tela di Andromaca, disfatta ogni notte e rifatta ogni giorno. Una vergogna mondiale e un delirio nazionale, oltre che un suicidio senza rimedio per il centrodestra.

SCHEDA INFORMATIVA  (Paolo della Sala)

1. Formare docenti non indecenti?

Il Cile è diversi millenni più avanti di noi. Negli Stati Uniti viene varata la policy K12, utile a formare “Diecimila insegnanti per dieci milioni di menti” per creare nuovi talenti nel campo della scienza e della matematica. Si tratta di assegnare delle borse di studio di 20.000 dollari annui per la formazione universitaria a chi accetta di insegnare per almeno cinque anni nel progetto K12, dopo aver conseguito la laurea. Con una spesa di 150 milioni di euro, gli USA formeranno 10 milioni di diplomati. Il tutto  consiste nella creazione di una leva di insegnanti capaci, e soprattutto capaci di insegnare la materia. Azioni simili sono previste per altri 250.000 docenti. Il sistema americano ha preso seriamente di petto la questione della ristrutturazione profonda del sapere: il 62% dei genitori vuole scegliere tra più offerte formative, per mezzo del tax credit, utilizzato da decenni nei paesi scandinavi -dove gli studenti studiano gratuitamente e con pari opportunità, ma con la promessa di restituire alle amministrazioni pubbliche quanto da queste anticipato per pagare gli studi universitari e medi.

 In Italia, dove si esalta misticamente la scuola di Stato, abbiamo scoperto che i nipoti di Bertinotti frequentavano la scuola delle suore di Piazza di Spagna e i figli di Nanni Moretti la (eccellente) scuola americana di Roma.

In Cile è appena stata proposta una riforma strutturale del sistema scolastico. Questa riforma sta al “dibbattito” italiano quanto nell’incipit di 2001 Odissea nello spazio l’immagine dell’astronave che ruota al suono di un valzer stava al fotogramma precedente, col pitecantropo che tira in aria un osso.

In Cile si incentiveranno i prepensionamenti, dopo di che i nuovi docenti assunti otterranno un’extra paga se avranno dimostrato di essere più bravi dei loro colleghi. Un tot in più per ogni livello di capacità dimostrato. Ma non basta: anche gli studenti saranno pagati per ciò che fanno. Non servono incentivi mostruosi, ma piccoli “voucher” (paghette o assegni di studio) ai più meritevoli.

 

2. Usa-Italia
La scuola americana, così esecrata dai cani da guardia del “pubblico santissimo”, non divora i suoi figli come quella italiana. Si prendano le università: negli Stati Uniti presentano un saldo attivo con una resa economica migliore di un pozzo di petrolio. Il fund raising di Harvard è di 29,2 miliardi di dollari. Per giunta il capitale raccolto si converte in fondi di investimento, in grado di garantire rendite notevoli. Così l’asset di Yale ha avuto un rendimento del 41% nel 2000, mentre la Stanford university quest’anno ha ottenuto un +23,3%.
Al contrario, in Italia la situazione della scuola è catastrofica. Secondo l’Ocse siamo al penultimo posto su trenta paesi per numero di laureati (11%). Solo la Turchia è sotto di noi, il Cile ci dà le fave, la frequenza universitaria nei paesi asiatici è per noi imbarazzante (il Giappone ha il 37% di laureati, il Sud Corea del 30%). I dati del test Pisa-Ocse (Programma per la valutazione internazionale dell’allievo) sulle performance dei ragazzi italiani di 15 anni (matematica, lettura etc) sono tra i peggiori. Tutto ciò avviene mentre i padroni del vapore della scuola “pubblica” insistono ad applicare misure e filosofie già vecchie al tempo in cui Berta filava.
Si consideri la parola |pubblico|. Di cosa si tratta? Quando gli italiani comprenderanno il significato di questo lemma, ci sarà un balzo in avanti pari all’invenzione della ruota. In effetti, si deve definire “pubblico” un servizio pagato dai privati (noi) e gestito dagli amministratori pubblici.
Solo in questa ottica si può capire il fallimento della scuola pubblica. Aggiungiamo altre considerazioni. Lorenzo Marrucci (del Dipartimento di Fisica dell’Università di Napoli) individua le cause del successo della scuola in America. Negli Usa i costi per le tasse di iscrizione totalizzano il 28% delle entrate di un Ateneo. Tuttavia le spese delle famiglie vengono allievate all’85% da contributi pubblici. Solo che i contributi non vanno alla scuola, ma alle famiglie. I trasferimenti statali ammontano al 40% nelle università pubbliche, e al 2% in quelle private. Inoltre il “board of trusties” (il “CdA”) di ogni Ateneo è composto esclusivamente da persone esterne all’università, in grado di valutare con distacco la situazione. In alcuni casi la governance è decisa dal governo locale, in altri, come nella University of Michigan, il board of trusties è eletto direttamente dalla popolazione dello stato… Si immagina una cosa simile nella nostra scuola “pubblica”? Da noi il comando è nelle mani del corpo docente, portatore di interessi senza conflitto. In America il rettore è un buon amministratore del campus. In Italia il rettore tende ad essere un buon amministratore di se stesso e delle sue relazioni coi potenti di turno.
Harvard e altre università USA ottengono finanziamenti (11%) direttamente dalle tasche di contributori volontari e non dalle tasche di tutti i cittadini, come avviene qui, dove per giunta i capitali rastrellati servono soprattutto a sollazzare i parassiti, che finiscono per assorbire tutto. Di conseguenza la missione didattica va a farsi benedire, il livello di insegnamento si fa misero, e le energie del corpo docente vanno soprattutto nella difesa dei privilegi di casta o per combattere la correlata ipertrofia burocratica. Si noti che negli USA i docenti stanno molto meglio che in Italia, però non godono solo di diritti sindacali, ma hanno anche doveri precisi, e il licenziamento è conseguenza della inefficacia dell’insegnamento. 
Un’altra annotazione è d’obbligo. Nell’Italia dei parassiti, immense risorse vanno perse in due direzioni: 1) le gite scolastiche, un businness degno del Paese dei balocchi e non di un Paese dignitoso; 2) il dilagare dei festival (della scienza, del Libro, dello Slow food, del…).

Ministra M. Carrozza

Ministra M. Carrozza

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