Published On: Mar, Nov 29th, 2016

Sentenza Marta Vincenzi: servono condanne non giustizialiste né assolutorie. Il punto di vista liberale

Come già scritto su Tigullio News, la condanna politica su Marta Vincenzi è inequivocabile. Tuttavia la sentenza pronunciata il 28 novembre rischia di essere troppo “esemplare” per essere vera.
Tradotto in parole povere: al terzo grado di giudizio la pena potrebbe essere molto ridotta. Allora perché questo eccesso (con l’accusa di “strage colposa”, di fatto) in primo grado? Per fare sì che i sindaci e i politici non dormano più, di fronte a ogni possibile rischio. La questione è tragica: l’ex sindaca di Genova sarebbe stata concausa indiretta della morte quattro donne e due bambine, nell’alluvione del Fereggiano del 4 novembre 2011.

La paura è che non ci sia certezza della pena nel tipo di condanna. Raffaella Paita aveva la stessa imputazione principale, ma con molte minori responsabilità dirette, ed è stata assolta dall’accusa di omicidio colposo, giustamente.
Marta Vincenzi sarà con ogni probabilità condannata, altrettanto giustamente. Ma ipotizziamo che al terzo grado di giudizio la condanna sarà decisamente più lieve.
Siamo chiari: non vogliamo “assolvere” né difendere Marta Vincenzi. Ci preoccupiamo per condanne troppo eccessive. Ci preoccupa il giustizialismo. Perché l’eccesso di pena è sbagliato e rischia di avere l’effetto opposto: un eccesso di assoluzioni e pilatismi. La Magistratura non può essere ondivaga.
Non si poteva procedere da subito con una sentenza definitiva e certa? Nel resto del mondo si va avanti con due gradi di giudizio soltanto: i problemi di rovesciamento delle condanne tra primo e terzo grado non sussistono: le sentenze vengono molto più soppesate. Si pensi al caso Meredith di Perugia: la prima sentenza contro la Knox e Sollecito fu pessima, più che esemplare: 26 anni per Amanda, più di quanti se ne danno a volte ad assassini efferati e rei confessi.
Al terzo grado i due studenti furono assolti. La magistratura divenne lo zimbello dei media internazionali.

Non è finita qui. Per fortuna in questo Paese ci sono sempre tre gradi di giudizio. Io mi considero innocente”. Sono queste soltanto le parole dell’ex sindaco di Genova Marta Vincenzi, all’uscita dal Palazzo di Giustizia, dopo la condanna a cinque anni di reclusione e al pagamento di 5 milioni di euro ai familiari delle vittime (con gli altri imputati).
La battaglia processuale sarà quindi lunga e complicata. L’importante è -come sempre- giungere a una sentenza definitiva che sia la più corretta possibile, cioé né giustizialista né assolutoria.

Marta Vincenzi

Marta Vincenzi