Published On: Lun, Ago 21st, 2017

Siccità: come salvare pesci ed ecosistema dei torrenti del Tigullio

In corso da giorni ad opera delle guardie FIPSAS, interventi di recupero pesci nel Lavagna per evitare l’ecatombe generale di tonnellate di pesce, ma questa formula di intervento è corretto?
Forse sarebbe il caso di prevenire la situazione attuando progetti per creare e garantire scorte idriche per i periodi siccitosi, visto che non si può “o non si vuole” ridurre il pompaggio degli acquedotti?

Emergenza siccità o ennesimo disastro perpetuato dalle pompe situate a Coreglia Ligure? Non piove da mesi è vero ma i torrenti liguri anche se con livelli idrici in magra sono ancora vivi e la fauna ittica e l’ecosistema non è morto. Il torrente Lavagna invece dalla zona di Coreglia Ligure sino a Carasco è secco, e il povero pesce si trova stipato nelle poche buche che con acqua calda e maleodorante spera di salvare la vita, ma tra qualche giorno, se persiste la siccità ed il pompaggio forsennato, diventeranno “fosse comuni” per decine di migliaia di cadaveri.

Dalla provincia si è passati alla regione, ma cosa è cambiato, nulla, salvo l’autorizzazione di intervento diretto dei pescatori volontari, ossia della FIPSAS, che ha nel suo organico guardie qualificate con apposito patentino x l’uso dello storditore  compreso apposita assicurazione.

Sia ben chiaro un passo importante, che permette un più rapido intervento, capillare, ed in orari che l’ente pubblico non può attuare, ma il succo del discorso sono invece le soluzioni alla causa del disastro, che ogni anno più o meno si ripresenta.

Occorre trovare una soluzione per garantire uno scorrimento superficiale anche in quei 7 km di Lavagna che oggi, o meglio da un paio di mesi, sono completamente secchi, e la cosa si ripete sistematicamente ogni anno, per cui non si può chiamare evento eccezionale, “ma situazione voluta e del tutto ignorata” dove non muoiono solo decine di quintali di pesci, ma l’intero ecosistema collassa, muore tutto, anche quegli esseri che non si vedono, come gli anfibi, la fauna selvatica, in pratica tutto quanto viveva lungo le rive e nel torrente, che rimasto senza acqua se può ed ha i mezzi per farlo si sposta, altrimenti soccombe…..ed il cittadino a pochi metri neppure se ne accorge.

Vi sembra più giusto o corretto intervenire in emergenza spostando i pesci in difficoltà, perdendo ogni anno decine di migliaia di esseri viventi, oppure trovare soluzioni per evitare tali situazioni?

FACCIAMO DEGLI ESEMPI
Ultimamente si riparla a livello nazionale di creare nuovi bacini artificiali per lo stoccaggio idrico, captando acqua nelle stagioni piovose, per rilasciarla in estate; tipo quanto avviene dal 1926 con il lago di Giacopiane (lo Sturla vive perché le centrali idroelettriche alimentano la falda, per qualche ora tutti i giorni, specie nel periodo estivo).

Facendo degli esempi, e spendendo pochi soldi, si potrebbero ricavare bacini di accumulo in valle, scavando i molti terreni incolti, che si estendono per ettari a fianco al fiume, oggi usati per la raccolta del fieno o diventati macchie impenetrabili di rovi ed arbusti. Tali bacini, opportunamente impermeabilizzati, potrebbero tramite condotta ricevere acqua dal fiume nelle stagioni piovose, e successivamente tramite valvole di scarico garantire il DMV (deflusso minimo vitale), e comunque utilizzabili tutto l’anno come bacini per sport acquatici, divenendo una opportunità di sfruttamento molto più utile di un campo in area sondabile, incolto e coperto di rovi.

Invasi che potrebbero sorgere in luoghi diversi, strategicamente studiati appunto per garantire il necessario in periodi di magra ed utilizzabili in serie o in modo alternato.

Tali invasi di accumulo, potrebbero garantire scorte idriche anche per l’agricoltura, oggi praticamente scomparsa in valle perché subisce il problema idrico dell’abbassarsi della falda sotterranea. Si parla spesso di rilancio delle attività locali, di dare lavoro ai giovani, ma ci lasciamo portare via tutta l’acqua per riempire le piscine della riviera, lavare auto e barche dei porti e tanti altri sprechi.

E’ brutto sentirlo dire, certo non piace agli abitanti di Rapallo e Santa, ma la Fontanabuona si vede depredata ogni anno di milioni di metri cubi di acqua dalla falda senza averne un ritorno neppure come scarico urbano.

Ragioniamo su tutto questo, e sono convinto che in molti la vedono come me, e si aspettano dei risultati concreti, specie adesso, che l’argomento è ben visibile a tutti in valle.

Adesso che con il variare del clima, subiamo danni privati e pubblici causa sconvolgenti siccità estive e piogge violente e catastrofiche in inverno. Adesso si devono presentare progetti in valle per accumulo scorte idriche e in breve metterli in pratica. Adesso si deve ridurre il pompaggio in valle e vietare gli sprechi dell’acqua potabile.Adesso si devono riparare le perdite delle tubature che incidono sensibilmente nel consumo idrico.

Un “valligiano” deluso Umberto Righi