Published On: lun, Apr 9th, 2018

Sparizione di libertà e profondità

A differenza di Orwell, le distorsioni del potere non stanno soltanto nell’assolutismo e nella repressione tecnologica, ma anche nel divertimento. Più di 1984 è realistica la distopia di Aldous Huxley:

“Huxley, con Il Mondo Nuovo, spiegava che la rovina dell’umanità sarebbe arrivata dalle cose che ci piacciono e ci divertono, perché l’intrattenimento è uno strumento di controllo sociale più efficiente della coercizione. Huxley ci aveva preso più di Orwell, insomma, ma quello era ancora, soltanto, il tempo della televisione. Poi è arrivato Internet, nota il Guardian, una tecnologia che in un colpo solo ci ha regalato entrambi gli incubi immaginati dai due romanzieri inglesi, sia la sorveglianza da parte di Stati e corporation, come temeva Orwell, sia la dipendenza passiva da app e strumenti tecnologici simile agli effetti sedativi e gratificanti della droga «soma» che, secondo Huxley, possedeva tutti i vantaggi della cristianità e dell’alcol, senza averne nessuno dei difetti” (Christian Rocca, La Stampa).

Un tema che meriterebbe riflessioni in Parlamento è la sparizione della libertà e della profondità (l’intenzione di vedere al di là della superficie).
La libertà non è più un tema legato alla conflittualità di classe marxista o alla libertà del mercato dai burocrati e politici. Non è nemmeno la retorica della lotta contro il fascismo (sacrosanta, ma divenuta rituale, “cattolica” e non applicata al qui e ora). Il soffocamento delle libertà oggi è più ampio: è sociale e culturale. Lo si avverte nelle città con la sparizione del cortile e dei campi incolti e “abbandonati” dove i ragazzi si rifugiavano per giocare a calcio, per parlare, o per toccarsi. Lontani da sorveglianti adulti o dai sorveglianti android di oggi.

La sparizione di angoli di città pieni di rovi, erbacce, bottiglie infrante, è uno specchio della sparizione di libertà.
Al posto di quelle aree “abbandonate” ci sono (se va bene) i parchi, così lisci, così blasé, così glossy, dove  adulti e giovani camminano come su autostrade. Intanto i bambini sono divenuti incapaci di camminare sui sentieri di montagna, e gli adulti -invece di dirsi “Vado a fare un giro”- fanno del  trekking, attrezzati come rodo-dendri (sembra che camminino perché spinti da qualcosa che li rode-dentro, come diceva Nanni Loy). Camminano in serie, come in una fabbrica fordiana. Come in Tempi moderni di Chaplin, solo che la fabbrica è estesa quanto il mondo.
Reclamare più libertà nello spazio urbano non è retorica pasoliniana, ma una questione radicale quanto occultata. Ma non è del tutto innavvertita: i graffitari inconsciamente mettono a nudo sia il degrado sia la gentrificazione, ma in maniera orrenda, deturpando stazioni, treni, case, ponti. La loro libertà è personale, quindi peggiora il mare sociale in cui tutti si nuota, invece di renderlo più navigabile.
…Poi c’è la sparizione della profondità.
La civiltà di superficie è nata con l’invenzione della prospettiva, tromp-l’oeil, inganno rinascimentale che ha prodotto la modernità: la pittura come fotografia della storia, fino alla camera oscura, al cinema.
Paradossalmente la religione cristiana ha partecipato alla crescita esponenziale di immagini, contribuendo alla sparizione della profondità. Quasi tutte le religioni in effetti sono nata per ricondurre la profondità alla superficie (per tranquillizzare i nostri incubi sul dopo-vita), lasciando però spazi non prescrittivi, non normati, purtroppo quasi sempre predati dal fondamentalismo.
Oggi la riflessione sull’essenza è cancellata dal dominio delle superfici. Una pletora neo barocca, come a San Luigi dei Francesi a Roma, dove si entra per ammirare il Caravaggio, l’arte. Dove la profondità è  veicolata dall’arte, non dalla religione ridotta a rappresentazione (ma in fondo le religioni sono sempre state una rappresentazione teatrale, una “riduzione” della profondità).
Dopo il ridimensionamento della psicologia, servirebbe una nuova profondità, paragonabile all’invenzione della prospettiva.
L’industria della distrazione non ci lascia più da soli, come lo è chi si mette a camminare senza fare trekking di gruppo, per potere così guardarsi dentro mentre intanto si guarda attorno.
Molti si fanno buddisti, ma pochi altri praticano il Vuoto della meditazione. Non si ha più tempo per approfondire. Quel tempo è  occupato da cose anche splendide: film, musica, acquisti, il tempo di lavoro, il tempo di viaggio nelle vacanze.
Nella Società dello Spettacolo 2.0 restiamo muti, continuando a chattare.