Published On: Mer, Mag 13th, 2020

Spiagge libere in Liguria, niente ideologia: serve un “controllore” della sicurezza

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Un Paese anarchico, che però vuole lo statalismo più sovietico-fascista, quello che “non ti fa pagare niente”, anche se in realtà poi ti fa pagare tutto, tra debiti statali, tasse, servizi disastrosi, è in definitiva il Paese di parassiti tracciato in un articolo da Luca Ricolfi in una rivisitazione del suo libro “La società signorile di massa”.

Ora ci si divide politicamente -come sempre- a chiacchiere, ma bene uniti nel fare le cose sbagliate persino su una cosa pragmatica come la necessaria sorveglianza delle “spiagge libere” per la sicurezza di chi vi arriva.
Perché le spiagge “libere” non possono essere meno sicure e controllate di quelle a pagamento, nel corso di un’epidemia.
Parliamo della sicurezza di chi vi accede.

Serve perciò almeno un “controllore della sicurezza” che eviti asciugamani attaccati, che chiami i vigili nel caso di liti su gente troppo vicina a te che sei arrivato prima, che eviti che i ragazzi o gli adulti giochino a pallone o pallavolo etc.

E’ ovvio che poi il controllore lo devi pagare.

Ma a sinistra parte una offensiva sul tema “No alla privatizzazione delle spiagge libere”:

“Francesco Battistini (Linea Condivisa) – Spiagge libere, NO al ticket di ingresso… Sarebbe un’altra privatizzazione di un bene pubblico: chiediamo di discuterne in commissione”. (…)
«Ora, è giustissimo discutere sulla capienza dei litorali e sulla distanza da tenere fra ombrelloni e sdraio. Però bisogna anche preoccuparsi di quelle vaste fasce di popolazione che non possono (o giustamente non vogliono) pagare per andare al mare; che, lo ricordiamo, dovrebbe essere un diritto di tutti. Insomma: il ticket-spiagge libere è una proposta irricevibile. Vista la situazione, purtroppo occorre stabilire un criterio per regolamentare e, laddove necessario, contenere gli accessi. Ma costringere le persone a pagare un obolo per vedersi riconoscere un diritto acquisito, non è una scelta ammissibile
.

Quindi –se Linea Condivisa afferma che un controllo ci vuole MA senza “dare un obolo ai privati”, allora dovrà intervenire la mano pubblica.
Immagino che dall’altra parte ci saranno controrepliche, e magari decisioni a forma di gambero, per titillare come sempre, come tutti, l’opinione pubblica.
Ma quale mano pubblica?
I Comuni non hanno più un centesimo e quest’anno, se si vorranno far assumere persone in tutta la ricettività turistica e nella ristorazione, i Sindaci dovranno rinunciare alla fonte prima -se non unica- dei loro “guadagni”: le tasse sulle aziende
.

Pagherà allora la Regione Liguria? Meglio di no. La Regione sta sostenendo il peso delle famiglie e delle aziende in crisi, ed è ridotta come i Comuni, anche se la sua cassa è più larga.

Quindi il “controllore della spiaggia libera” che chiederà un obolo, sarebbe bene che sia pagato da un contributo minimo dei bagnanti (si tratterebbe di 50 centesimi).
Di sicuro il “ragazzo controllore della sicurezza di una spiaggia libera” potrebbe utilizzato un voucher comunale/regionale finanziato dal contributo raccolto dai bagnanti, e non frutto dello spreco pubblico.
Di sicuro il ragazzo (o uomo) non va inteso come un privato capitalista e squalo feroce in cerca di ingenti capitali (che comunque non ci saranno!).
Potrebbero essere cooperative di ragazzi, cioé una “cosa di sinistra”, come indicano due consiglieri di centrodestra come Marco Conti e Giancarlo Stagnaro. In effetti non si tratta di schierarsi, ma di ragionare sulle scelte migliori.

Di sicuro con una spiaggia libera controllata si potrà ottenere un ricavo per alcune famiglie (magari selezionando quelle più in crisi).

Di sicuro infine coloro che non vorranno andare in spiagge libere pagando 50 centesimi, potranno andare sugli scogli, come già avviene in ogni anno normale.

In Italia (ma il vezzo dilaga anche altrove) ogni piccola minuzia che dovrebbe essere risolta con logica e buon senso dagli addetti al lavoro, ogni politica pragmatica e di facile decisione, genera uno tsunami di chiacchiere, di contrapposizioni al fine di catturare voti e consenso, di liti gratuite sulle chat.
Se ne generano terabyte di cazz.te che ogni volta risalgono nell’atmosfera terrestre per esportare il Mad in Italy verso Plutone, Nettuno, Urano o le Galassie più lontane.