Published On: Ven, Gen 16th, 2015

Tassazione sulle imprese, l’Italia è 141ma al mondo, tra le peggiori nazioni

L’Italia resta la matrigna d’Europa per quanto riguarda le tasse sulle imprese. Lo dimostra un’elaborazione del Centro studi “ImpresaLavoro” sui nuovi dati riferiti al 2014 contenuti nel rapporto Doing Business 2015. Nel rank generale che misura la facilità per le imprese del sistema fiscale l’Italia si classifica ultima a livello continentale e 141esima nel mondo, riuscendo a fare addirittura peggio dell’anno scorso quando si classificò 137esima. Un risultato determinato da un mix micidiale composto da pressione fiscale elevata, sistema fiscale complesso, tempi lunghi anche per pagare quanto dovuto allo Stato. Tra i Paesi dell’Europa a 28 la palma di miglior sistema fiscale va all’Irlanda, seguita dalla Danimarca e dal Regno Unito (Paesi non liberali né liberisti, ma liberi).
 Dietro, ma comunque meglio dell’Italia, tutte le tradizionali economie dell’area euro: l’Olanda è sesta, la Germania 18esima, la Spagna 20esima e la Francia 25esima.

In termini di Total Tax Rate sulle imprese l’Italia fa leggermente meglio dello scorso anno e passa da un prelievo complessivo del 65,8% ad uno del 65,4%. Una cifra comunque inferiore alla sola Francia (66,6%) e che distanzia di molto tutti i principali partner europei. Anche volendo tralasciare sistemi di particolare favore verso le imprese come quello croato (Total Tax Rate al 18,8%) e Irlanda (25,9%), non si può fare a meno di notare come, tranne la Francia di cui si è detto, nessuno dei nostri partner tradizionali a livello comunitario sconti una pressione fiscale cosi asfissiante: la Germania si ferma a 16,6 punti percentuali di Total Taxe Rate in meno (48,8%) e anche Grecia (49,9%), Portogallo (42,4%) e Spagna (58,2%) fanno meglio di noi. Per tacere di una grande economia matura come quella del Regno Unito che riesce comunque a garantire alle sue imprese un prelievo statale complessivo del 33,7%.

Al prelievo elevato, nel nostro Paese, si associa anche un sistema burocratico particolarmente complicato. Tra IRES, IRAP, tasse sugli immobili, versamenti IVA e contributi sociali in Italia un imprenditore medio effettua in un anno 15 versamenti al fisco, 6 in più di un suo collega tedesco, 7 in più di un inglese, di uno spagnolo o di un francese e 9 in più di uno svedese. Anche per essere in regola con il fisco le nostre aziende sono costrette ad occupare una parte consistente del loro tempo: con 269 ore l’anno impiegate per adempimenti fiscali, l’Italia è sesta in Europa e prima tra le grandi economie. Un’azienda tedesca ha bisogno di “sole” 218 ore all’anno (51 in meno) e fa comunque peggio di Spagna (167 ore, 102 in meno dell’Italia) e Francia (137 ore, 132 in meno). Particolare la situazione del Regno Unito: a un sistema fiscale già leggero in termini quantitativi si accompagna un sistema di pagamento molto semplice. Gli imprenditori inglesi effettuano in un anno una media di 8 versamenti al fisco, occupando “solo” 110 ore del loro tempo, meno della metà di un imprenditore italiano.
(Fonte e dati: Centro Studi Impresa Lavoro)
burocrazia

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  1. Paolo Zolezzi ha detto:

    E non è tutto! occorre infatti notare l’effetto distorsivo dell’IRAP che può portare, su utili percentuali bassi, a tassazioni superiori all’utile lordo! Inoltre quando l’utile netto viene distribuito vi è un’ulteriore tassa sul percettore del 26% se su quota non qualificata o se su quota qualificata all’aliquota IRPEF marginale più eventuale soggezione ad INPS!!! Essere imprenditori in Italia è da pazzi o masochisti!

  2. Rino ha detto:

    Caro Giuppino se a lei va bene così non ho nulla da eccepire. Se lei si riconosce nelle persone che il fine dicitore ha menzionato(Fate le feste e pagatele col culo…)non certamente con il suo. Ma contento lei. Certo si potevano dire le stesse invettive,perché di questo si tratta,in un modo più decente e discreto. Per quanto riguarda il Sabini ritorni pure al suo ovile,dove le pecore sono oneste,ma stia attento ai lupi. Purtroppo,abbiamo capito con chi abbiamo a che fare.

  3. John Sabini ha detto:

    PER RISPONDERE: Mi sono laureate in una stalla di pecore. poi vedendo il marcio intorno, ho strapato la laurea…Volendo seguire verita’o’ realizato che verita’ e’ solamente in DIO. Con questo ho visto che la verita’ e’ un continuo cammino e ho volute e chiesto di essere coraggioso e onesto… ORA SONO LIBERO… “VEDI”, anchio sono codardo. Magari che avessi il coraggio di aprire una vera stalla di pecore. loro sarebbero piu’ oneste e non mi tradirebbero…. Quello che e’ strano e’ che nella grande Italia che era non rimane,quasi, piu’ niente. Nemeno la nostra credenza in DIO.Il diavolo lavora bene in Italia…

  4. Giuppino ha detto:

    Purtroppo john Sabini ha ragione da vendere.
    X Rino, lei, come tutti noi siamo fermi alle apparenze e concetti crudi che dicono la realtà facciamo fatica a digerirli…..

  5. Rino ha detto:

    La laurea in galateo,dove l’ha presa? A Oxford o a Cambridge? Se non gli stanno bene gli Italiani perché ne parla? Forse perché è sicuramente italiano pure lei? E poi vuole un consiglio spassionato,beva di meno!

  6. John Sabini ha detto:

    Meglio cosi per tutti voi ITALIANI merdosi, codardi senza spina dorsale… Fate le feste e pagatele con il culo… VI STA’ BENE IL GOVERNO CHE AVETE, DI LADRI, CRIMINALI, TRADITORI TUTTI COLLUSI CON STAMPA E RAI…AVETE VOLUTO COSI… SIETE UN POPOLO SCHIFFFFOSO… MANCA SOLO RIVOLUZIONE

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