Published On: Mer, Ott 2nd, 2013

Tempo di liti. Come odiare l’odio e vivere meglio

Credo sia diffuso in tutta Italia il detto: “Chi semina vento raccoglie tempesta”, ma non ho dubbi che il concetto espresso in questo semplice pensiero sia presente in moltissime culture, anche molto diverse dalla nostra. Questo avviene perché i proverbi che nascono dalla saggezza popolare, alla fin fine, sono tutti ispirati alla natura umana. Non è difficile leggere la metafora del vento come l’agire umano, allorché tale agire sia ispirato dalla parte più meschina del se, finalizzato…ecco, finalizzato a cosa? Difficilissimo rispondere, poiché alla base dei comportamenti ci sono, o ci possono essere, infinite motivazioni più o meno consce, sia razionali che emozionali. La tempesta che raccoglie chi semina il vento può simboleggiare tantissime risultanze, spesso del tutto imprevedibili persino per chi le ha scatenate. Imprevedibile, tuttavia, non è sinonimo di ineluttabile o di inconsapevole. Difficile azzardare la buona fede di chi semina il vento, specialmente se non proprio neofita nei rudimenti della comunicazione e del potere suggestivo della parola e del ruolo sociale. Parole piuttosto tecniche per definire un concetto, in realtà molto semplice: chi si propone come comunicatore e/o come divulgatore, difficilmente è candido allorquando semina vento. In questo scritto desidero proporre al Lettore una disamina del proverbiale vento laddove esso sia costituito dall’odio. E, pertanto, mi chiedo, lasciando volutamente aperta la domanda: chi semina odio, cosa raccoglie? Con tutta probabilità tempesta, ma non solo. Per sviluppare nel modo più possibile armonico il discorso, proviamo a definire l’odio. Definiamolo: l’odio è un sentimento. Comunemente considerato l’opposto dell’amore e da sempre rappresentato come una componente in intimo rapporto con le pulsioni di autoconservazione, potremmo raffigurarcelo come uno dei volti del dio Giano, se quello che rivolge lo sguardo al passato o quello che osserva il presente ed il futuro, credo sia del tutto opinabile. L’odio è un sentimento intenso, una risoluta ostilità rivolta verso l’esterno, accompagnata dal rifiuto e talvolta da vera e propria ripugnanza, nonché dal desiderio di nuocere. E’ possibile provare odio verso se stessi, ma ciò attiene a determinate dinamiche psicologiche che non sono pertinenti in questo scritto. Soffermiamoci a contemplare il desiderio di nuocere che sovente accompagna le manifestazioni di odio. Cosa ci dice di colui/colei che semina l’odio? Molto più di ciò che, a prima vista, potremmo osservare, certamente molto più di ciò che il soggetto vorrebbe lasciar trapelare della propria persona. Essenzialmente chi odia è un insicuro, frustrato nella propria individualità ed alla continua ricerca di positivi riscontri circa la propria autostima. Non di rado chi odia è convinto di essere pervaso da logica e razionalità, nonché di essere testamentario di tutte le verità da sempre oggetto di spasmodica indagine dell’animo umano. Chi odia di rado, per non dire mai, si pone domande, viceversa è spesso un soggetto iperdogmatico e tendente allo sprezzo delle debolezze, intese come istanze soggettive. Chi odia è debole, spesso fragile, ma, al pari di una fiera ferita a morte, estremamente pericoloso. Chi odia è sovente dotato di personalità accentratrice e carismatica, cui non risulta difficile creare rapporti sociali anche complessi, ma, in genere, finalizzati al soddisfacimento di accrescere il proprio ego e lenire la propria insicurezza. Chi odia è spesso affascinante. Cosa raccolgono questi individui quando infettano col loro veleno la società in cui sono inseriti? Tanto dolore, tanto male, certo, ma soprattutto, tanta intima soddisfazione. Non occorre scomodare l’odio xenofobo di Adolf Hitler, con tutte le devastanti conseguenze derivatene, per comprendere le mie affermazioni. Soffermiamoci al presente, leggiamo i giornali, impariamo a guardare oltre le apparenze, e scoveremo di essere spesso gli inconsapevoli osservatori di un fenomeno diffuso. Oggi basta poco per odiare, perché siamo tanto più fragili, scontenti e tanto più soli. Più infelici, e più desiderosi di ricercare al di fuori di noi la causa dei nostri mali. Allora, via all’odio del diverso, non importa neanche in cosa l’Altro sia diverso. E’ questo che vogliamo per noi? E, soprattutto, è questo che vogliamo per i nostri figli? Un mondo fatto di bianco e nero, di giusto o sbagliato, ad insindacabile giudizio, magari, di istanze comodamente ritenute al di sopra di noi e, quindi, infallibili? Dicasi deresponsabilizzazione. Un comodo alibi per non assumerci lo scomodo ruolo di attori sociali. In una società sempre più rivolta all’odio, ce lo possiamo permettere?

Giovanna Rezzoagli Ganci 
Counselor professionista specializzata in Scienze Sociali

finito di litigare

Displaying 14 Comments
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  1. Roby ha detto:

    In realtà sono una ROBERTA. Beh se preferite lo yoga ben venga, certo è rilassante.
    Io sono giovane e sono arrabbiata per lo “schifo” che vedo in giro. E se dovessi diventare madre un giorno mi vergognerei di far vivere mio/a figlio/a in questa società. Preferisco guardare dietro le quinte piuttosto che osservare inebetita l’esibizione proposta da chi sta sul palcoscenico. Guardare oltre alle apparenze è già qualcosa. Purtroppo molti si fermano in platea e forse è anche per questo che la situazione è quella che è. Cordiali saluti a tutti e auguro buon lavoro alla redazione. Buona serata.

  2. JACK ha detto:

    Mah Roberto, la verita’ nella mia vita l’ho trovata solo nelle “Sacre Scritture”. Quanto a leggere le do’ ragione, tanto per quello che i giornali scrivono. Sono d’accordo con Alfio, riguardo allo yoga, rilassante e ti fa’ sentire meglio.

  3. Alfio Serventi ha detto:

    Quindi basta soffermarsi al presente, leggere i giornali e imparare a guardare oltre alle apparenze? Preferisco fare yoga.

  4. Roby ha detto:

    Non mi sembra si sia agitata, le ha risposto cortesemente. Se lei Jack vuole intendere le risposte della Signora Ganci in quel modo faccia pure. Ma sinceramente reputo questo articolo molto buono. Se tutti i giornalisti scrivessero delle cose INTELLIGENTI,anzichè sparare idiozie da destra a sinistra come per esemmpio “il matrimonio di belen” e “aiutare i governanti a diffondere bugie rassicuranti” mentre stiamo assistendo al DISFACIMENTO DELLA NOSTRA SOCIETA’ E DELLA NOSTRA CULTURA, questo Paese sarebbe migliore e specialmente la gente sarebbe INFORMATA!

  5. Tasto dolente. Buon proseguimento. 🙂

  6. JACK ha detto:

    Ma come, lei scrive un testo contro l’odio e dopo si agita cosi’ tanto? Ma che risposte da’?

  7. Maria Rosa Oneto ha detto:

    La collaborazione, lo scambio di idee, il senso vero di fratellanza e solidarietà, ben si sposano con il vivere caotico e forsennato di oggi. Grazie al pensiero di ciascuno, alle opinioni più diverse siamo in grado di confortarci, ribattere con intelligenza e senso critico, senza mai intaccare la dignità e il rispetto dell’altro.

  8. Che bello criticare sotto uno pseudonimo, vero Jack? Pensare con la propria testa serve a non credere a tutto ciò che ci viene detto e a non prendere tutto per oro colato. Il che, tradotto nel suo linguaggio, si traduce in non farsi ridurre in condizione di non arrivare a fine mese. Ho forse toccato un tasto dolente?

  9. JACK ha detto:

    E meno male che ognuno ragiona con la sua testa e non si fa’ infinocchiare dal pensiero altrui. Ma soprattutto cosa serve tutta sta pappardella di parole? aiuta la gente ad arrivare a fine mese? Mi sembrano testi da Testimoni di Geova.

  10. L’odio è un affetto molto intenso, e tanto pericoloso perché tipicamente albergante in animi egocentisti, egocentristici e spesso profondamente deboli. La vera forza non è in colui/colei che alza la voce o le mani o chi si nasconde dietro titoli più o meno altisonanti. Chi odia non sa argomentare e chi non sa argomentare compensa con l’intolleranza. Nel clima in cui a tutti i livelli siamo inseriti, l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è l’intolleranza e l’incitazione alla violenza, che, attenzione spesso sono molto ben mascherate. Grazie alla Redazione e a chi ha voluto o vorrà condividere una riflessione. Di questo abbiamo bisogno. Di riflettere con la nostra testa.

  11. Redazione ha detto:

    Vedere anche il commento iniziale all’articolo sulla Pulce di Rapallo.

  12. Redazione ha detto:

    Molto d’accordo, Roby. E’ quanto qui cerchiamo di fare, da sempre.

  13. Roby ha detto:

    Ottimo articolo. Alla luce degli ultimi avvenimenti, in un Paese meraviglioso che sta morendo per mano di una classe politica che non si assume la responsabilità dei cittadini, anche noi dovremo fare la nostra parte: basta litigare su facebook sarebbe bello collaborare e ricostruire questa Italia dalle fondamenta. Mi appello alla coscienza dei nostri politici: vi rendete conto che l’odio al quale molti di noi sono soggetti è colpa vostra? Se volete consensi agite per il bene dei cittadini perchè ci state riducendo alla fame! Basta cercare consensi nei “nuovi italiani”! Grazie Signora Ganci.

  14. Patty ha detto:

    Articolo molto interessante su cui non si può fare a meno di riflettere….un articolo che dovrebbe far riflettere sicuramente il singolo individuo ma soprattutto in questo momento di caos gli esponenti dei vari partiti dovrebbero riflettere sulla parola odio …l’odio porta al litigio il litigio porta alla guerra …basta odio e a tutto ciò che ne consegue , impariamo a collaborare , a costruire insieme rispettando le idee altrui solo così potremo rinascere dalle macerie di questo paese!!! Grazie signora Giovanna per averci indotto a questa inevitabile e doverosa riflessione.

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