Published On: Mar, Gen 7th, 2014

Tigullio al bivio: un nuovo modello di sviluppo per fermare il declino

Venerdì 10 gennaio alle ore 17.30, nell’Auditorium San Francesco di Chiavari, si terrà il convegno: “Tigullio al bivio: un nuovo modello di sviluppo per frenare il declino”.

L’appuntamento sarà un importante momento di riflessione sul futuro del nostro territorio.

L’argomento del dibattito è scaturito da un intervento di alcune settimane fa sul futuro del Tigullio dell’Amministratore delegato di Duferco e Presidente della Virtus Entella, Antonio Gozzi.

Al convegno interverranno, oltre lo stesso Antonio Gozzi, il direttore del Secolo XIX, Umberto La Rocca, e Lorenzo Caselli, professore emerito all’Università di Genova, già Preside della Facoltà di Economia.

Nota a commento

Ben vengano iniziative di questo tipo, ma è bene porre dei distinguo, senza i quali non ci sono vie d’uscita per un’integrazione fruttuosa tra le diverse componenti del Tigullio.

In primo luogo serve uscire dalla mentalità assistenzialista e corporativa in stile Prima Repubblica.
Impossibile a livello Italia (-Forse Renzi?- …è la domanda che si pongono in molti). Possibile in Liguria, ma servono nuovi soggetti e nuove idee, non paludati e non impaludati, dal momento che nel Tigullio si bada ancora di più al gatto sul tetto che scotta…
Uno dei dati di partenza, per esempio, quando si riprogetta un territorio, è costituito dalle infrastrutture.
1. Mentre si accoglie il tunnel Rapallo-Fontanabuona, si spende denaro per un’opera locale che ingolferebbe il traffico su Rapallo e su un’autostrada “turistica” come la A12, e che non servirebbe allo sviluppo industriale della valle. Un investimento maggiore ma più sensato diventerebbe di livello e rilievo nazionale e internazionale, se si realizzasse la Gronda del Levante (che in uno dei due progetti presentati, passa al di fuori della costa e delle valli con una bretella autostradale diretta Serravalle-Sestri Levante (Casarza zona Bargonasco, meglio) alla quale basterebbe aggiungere un collegamento con la Fontanabuona.
2. Creare poi collegamenti seri con gli aeroporti (Genova, se diventa più internazionale, altrimenti Pisa).
3. Infine, puntare su un modello economico basato sul binomio turismo-alta tecnologia, ma solo dopo aver creato -insieme con le indispensabili infrastrutture- anche le basi per facilitare l’insediamento delle aziende, più vicino a quello irlandese che a quello della Corea del Nord. Missione difficile in un’Italia e  un’Europa che non vogliono nessun tipo di cambiamento, schiave come sono di un conservatorismo universale e di una mentalità ancora feudataria.

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