Published On: Ven, Nov 6th, 2015

Trenta milioni di curdi massacrati e senza patria. Invece tutti se la prendono con Israele

Trenta milioni di curdi senza patria, uccisi, massacrati, con le tradizioni e le fedi cancellate, ed è così da un tempo lunghissimo.
Contro Israele tutti i “benpensanti” sono pronti a scagliarsi, quasi come ai tempi di Galton, di Stalin e dei nazifascisti. Per esempio col boicottaggio delle università israeliane, o dei prodotti “degli ebrei occupanti”.
Eppure a poche centinaia di chilometri da Israele invece vivono trenta milioni di persone da secoli senza uno Stato nel cuore del Medio Oriente. Colpa dei colonialisti? Ma anche colpa dei turchi, dei siriani, degli iraniani e degli iracheni. Chi ricorda più i raid coi gas di Saddam Hussein sui villaggi del Kurdistan iracheno? Nessuno: tutti però ricordano benissimo lo “scellerato” attacco di W. Bush all’Iraq di Saddam. Forse non ricordiamo il male commesso dalla dittatura di Saddam perché la stampa occidentale è -di fatto- una fabbrica di Indignati, che per giunta si indignano più per un ornitorinco marziano finito sotto l’auto del ragionier Rossi, che per una strage per fame o per attentato. Perché gli Indignati Indotti si indignano sempre per le cazz.te, e si guardano bene di agire per le cose importanti. Nessuno invoca libertà per i nordcoreani, ridotti a peggio che schiavi. E’ sempre per colpa della Fabbrica di Indignati Indotti. Nessuno, forse perché non c’è da prendersela con gli ebrei… E noi -che non siamo indignati indotti- ci indignamo.
Il Kurdistan, paese dei curdi, terra ignorata e di dolore, è la patria di un popolo fiero e antico che oggi si trova al centro di grandi tensioni politiche, non ultima l’avanzata dell’ISIS che ha costretto l’Occidente a riaprire in fretta la cosiddetta “questione curda”, vista la guerra che contro di loro si fa in Siria, Turchia, Iran e nell’Iraq.

Ma quali sono le radici di questo popolo? Baykar Sivazliyan, docente di Lingua e Letteratura armena all’Università Statale di Milano ed esperto di Medio Oriente, propone come chiave di indagine la saggezza popolare in questa raccolta di “Storie e leggende del popolo curdo” preceduta da una lunga introduzione storica. “La storia ci dice che i curdi, o almeno una parte di loro, furono armati dai Turchi contro gli armeni in quel gioco perverso di strumentalizzazione delle minoranze messo in atto tante volte nella storia. E’ dunque quantomeno insolito che un armeno scriva un libro sui curdi, soprattutto un libro di questo genere  – commenta l’autore – Le storie che ho raccolto provengono da diverse zone del Kurdistan, in modo particolare dai villaggi a est dell’Armenia, delle zone del sud-est della Turchia, attorno al lago di Van, e delle province di Mardin, Diyarbakir, Siirt e naturalmente Hakkari, che anche in questo momento assieme a Diyarbakir è il centro sociale e culturale e politico del popolo curdo”.

Tra i personaggi più presenti nelle leggende curde c’è il vecchio saggio, al centro di grandi racconti famigliari in cui sono rappresentate le relazioni fra padri e figli, fra figlie e parenti prossimi. Ne esce il grande affresco di una vita semplice ma generosa, assolutamente realista e, malgrado tutto, ottimista. Un altro personaggio molto presente è il pastore, abitante della montagna senza fissa dimora, che porta con sé la propria cultura e le proprie abitudini e una saggezza profonda che è l’ancora cui aggrapparsi davanti a ogni ostacolo o dramma.

Il racconto curdo è una parabola che non stanca, non drammatizza nemmeno gli eventi gli eventi più drammatici, è come una ventata d’aria fresca dalle montagne sempre piene di neve: territori liberi abitati da una popolazione non libera ma altrettanto fiera e orgogliosa delle proprie radici.

Nei racconti del Kurdistan la religiosità è considerata accessoria, con il mollah si discute tranquillamente, alcuni pastori non sanno nemmeno pregare, non fa niente. Il pastore afferma con semplicità: “Se la preghiera non fa male alle pecore, allora posso pregare anch’io”.

In realtà i curdi sono rimasti legati al laicismo e alla loro religione originaria, lo zoroastrismo, che insieme con quella ebrea è stata la prima comunità religiosa monoteista della Storia. I curdi sono diventati islamici solo per non restare nella condizione dei popoli di altre religioni: dhimmi, cioé da tenere assoggettati.

Baykar Sivazliyan, nato a Istanbul nel 1953, nel 1979 inizia a insegnare Storia Armena presso il Collegio Armeno Moorat-Raphael di Venezia. Dal 1981 (e tuttora) insegna la lingua armena presso l’Università degli Studi di Milano. Dal 1999 al 2006 viene chiamato presso l’Università del Salento (Lecce) per istituire la cattedra di Lingua e Letteratura Turca, dove ha insegnato la materia della propria specializzazione ininterrottamente per sette anni. Consulente di numerosi enti pubblici e statali dal 2007 è membro del Consiglio dell’Unione degli Armeni d’Italia e dal 2009 ne è Presidente. È membro di molte associazioni internazionali di armenisti ed orientalisti. Insignito della Medaglia d’Onore “Mayrenii Despan” del Ministero della Diaspora della Repubblica dell’Armenia e della massima onorificenza della Presidenza della Repubblica Armena “Movses Khorenatzi”, per avere speso quarant’anni della propria vita per le buone relazioni fra l’Italia e l’Armenia.

 

STORIE E LEGGENDE DEL POPOLO CURDO Pagine 160 – € 14,00 – Collana: Radici
ISBN 978-88-98823-63-5
kurdistan

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