Published On: Mar, Mar 5th, 2013

Turismo culturale, Arnaldo Ferrari Nasi ne rileva le potenzialità

Il professore Arnaldo Ferrari Nasi, nato a Sestri Levante, si occupa di analisi sociologiche, statistica, analisi e sondaggi politici. Da buon ligure si occupa da tempo di turismo, ed ha appena pubblicato un articolo per l’Istituto Nazionale Ricerche Turistiche. L’articolo è frutto di indagini sulle potenzialità del turismo culturale, un settore tanto “potenziale” quanto male e poco sfruttato. Forse perché gli idioti e gli ignorante stanno ovunque, non solo in Parlamento e in politica.

In questo segmento dell’industria turistica ci si stanno impegnando in migliaia di persone in tutta Italia, anche nel Tigullio, dove mercoledi pomeriggio sarà presentata alla stampa la preparazione delle riprese video che saranno utilizzate in sede multimediale per presentare i personaggi storici della città (Marconi, Andersen…), nel Museo della città.
Forse servirebbe un altro vettore per il turismo culturale: nutriamo qualche dubbio sul mezzo promozionale di un museo in una città con poca vocazione storico-culturale (servirebbe un vettore che stia direttamente in mare, sui sentieri, nei borghi?), ma ci auguriamo di essere smentiti.

Ecco l’inizio dell’intervento di Ferrari Nasi (pubblicata nel periodico Impresa&Turismo, qui tutto l’articolo). Ferrari Nasi in particolare attribuisce a un fattore la mancata promozione massiva ed efficace del brand Italia culturale: una legge del governo Amato, che attribuiva pieni poteri alle Regioni, ognuna delle quali, così, ha potuto aprirsi mega uffici di rappresentanza a Manhattan, tanto splendidi e inutilmente costosi quanto utili a diventare garçonnière per i burocrati di turno…

Non solo gli esperti in materia, ma anche la grande maggioranza dei cittadini, come da molti sondaggi demoscopici è stato rilevato, individuano le principali cause della mancata ripresa economica dell’Italia, confronto ad altri paesi occidentali,  in una serie di fattori che possono essere riassunti con l’eccesso di burocrazia, la complessità delle leggi, la sempre maggiore pressione fiscale e una certa latitanza delle istituzioni nell’ausilio alle attività economiche.

Ma al di là dei fondamenti strutturali di cui il paese deve al più presto dotarsi, quali saranno i settori in cui l’Italia potrà essere ancora competitiva?

Di certo una “materia prima” di cui il nostro Paese è ricco, forse il più ricco di tutti, è quella del poturismo legge amato, marconi sestri levante, ssesso di beni culturali e architettonici.
E infatti l’Italia è una delle mete turistiche più visitate al mondo. Ma non è la prima, però, e neanche la seconda. L’Italia è al quinto posto. Sempre alto, ma è brutto essere fuori dal podio quando sai di essere il migliore.
E poi il turismo è mal sfruttato, incide sul Pil nazionale solo per l’8-9%. Un esempio per tutti: i 28 siti Unesco degli Stati Uniti, fatturano circa sei volte tanto i 47 siti Italiani. (…)
Arnaldo Ferrari Nasi, istituto di ricerca FNA&Associati

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