Published On: Lun, Apr 23rd, 2018

Un eremo agostiniano veglia dal Medio Evo sul Mesco e le Cinque Terre

Una recente escursione dell’alpinismo lento tra Monterosso e Bonassola ha voluto portare l’attenzione su cosa rimane oggi dei resti di un’antica chiesa con il suo contiguo romitorio (luogo dove scelgono di vivere gli eremiti dedicandosi alla preghiera e alla penitenza), situato sul promontorio del Mesco, a circa 310 metri sul livello del mare, in posizione estremamente panoramica tra l’isola del Tino ed il promontorio di Portofino, lungo il sentiero, tra Monterosso e Levanto. Osservando i ruderi rimasti, si comprende subito che si tratta di un luogo permeato di storia, infatti le prime notizie dell’eremo di S. Antonio del Mesco, come ha raccontato l’associato Armando De Simoni di Monterosso, che ha condotto la visita del Mangia Trekking, risalgono al 1380,  anche se sembrerebbe che la chiesa, ed il romitorio, siano stati costruiti  in un periodo precedente. Per la posizione a dominio su un ampio arco costiero, si ritiene che fin dall’altomedioevo fosse utilizzato come luogo di avvistamento e segnalazione.  Chiesa ed eremo furono poi  abbandonati nel 1610, quando i  religiosi si trasferirono nel monastero di Levanto, ove oggi si trova l’ ostello della gioventù. Mentre la statua di sant’Antonio abate, risalente al XV secolo, oggi si trova all’interno dell’Oratorio della Morte e Orazione  di Monterosso. Dopo l’abbandono il decadimento fu progressivo, in particolare  nei primi anni del Novecento quando nelle vicinanze venne costruito un semaforo marittimo, utilizzando tanto materiale lapideo del monastero. Un “semaforo” che oggi abbandonato, è vittima di evidenti atti di vandalismo. Gli amici del Mangia Trekking nel riprendere il cammino, ancora una volta hanno convenuto che il territorio del levante ligure, a straordinarie bellezze naturali unisce un importante patrimonio storico-religioso, ma per entrambi si deve ancora lavorare molto affinché siano curati e custoditi.