Published On: Ven, Ott 25th, 2013

Un partito che risolva e proponga: il programma di Maurizio Pane, candidato segretario del PD Tigullio

Sono due i candidati all’importante carica di Segretario di Federazione del PD Tigullio: il segretario uscente Luca Garibaldi e Maurizio Pane, che ha lavorato per il rinnovamento del partito nel Tigullio nell’ultimo anno con la rete di Matteo Renzi.

Proprio il comizio di Renzi a Sestri Levante con Valentina Ghio, diede la misura della successiva vittoria alla carica di sindaco di Sestri Levante da parte della stessa Ghio.

Abbiamo intervistato Maurizio Pane (il cui programma può essere letto QUI -insieme con quello di Luca Garibaldi), in occasione dei Congressi dei Circoli del Tigullio, che iniziano sabato 26 ottobre.

Voteranno sia gli iscritti sia i simpatizzanti che potranno iscriversi direttamente all’atto della scelta del nuovo segretario, utilizzando un apposito modulo nei diversi circoli del Tigullio.

Le solite “malelingue informate” sostengono che questa candidatura sia fittizia, e che in realtà Garibaldi risulterà comunque segretario… E’ una battaglia vera?
 Il rinnovamento della politica è l’impegno principale. Se non creiamo un ricambio di idee -non solo e non tanto di nomi- non potremo essere più il partito progressista… In Liguria Garibaldi è l’unico a ricandidarsi: a Genova vi sono due competitori molto giovani. Io propongo un rinnovamento di sostanza. Lo si può vedere scorrendo il mio programma … Le diversità tra noi due ci sono, e come.

Come è arrivata questa scelta?
E’ nata all’interno dell’associazione Big Bang, guidata dal sindaco di Savona Federico Berruti. Il senatore Vito Vattuone aveva poi sostenuto il cambiamento nella segreteria di federazione, forse perché Garibaldi aveva detto “Troviamo una soluzione unitaria (tra renziani e gli altri, ndr), salvo poi dire subito dopo ‘Io mi ricandido‘. Si arrivò così al mio nome. Del resto sulla forma di partito, su ATP, sul modello di turismo e di amministrazione del nostro territorio vi sono differenze precise…

Quali?
I quadri tradizionali, quelli di scuola Bersani o Cuperlo, tanto per fare nomi, non hanno immesso nella loro cultura e nel partito una cultura di rete. “Rete” non vuol dire internet: vuol dire riprendere il dialogo continuo con gli elettori e i sostenitori. Fare in modo che le loro idee e suggerimenti diventino parte di un lavoro condiviso. Attivarli nei momenti di massimo impegno, come le elezioni, come ha per esempio saputo fare Obama negli Stati Uniti; ma attivarli anche nelle situazioni di normale amministrazione. La parola chiave è “aperto“. Al PD serve un sistema aperto di condivisione e creazione di idee per le azioni politiche . Il sistema chiuso porta a quella che è stata la sostanziale sconfitta delle ultime elezioni politiche, alla perdita di voti e di iscritti. Non c’è dubbio su questo: il PD non ha avviato una seria riflessione sui motivi della sconfitta. Per me sono proprio questi: dobbiamo essere il partito in grado di incarnare la capacità di agire in un mondo che è cambiato totalmente, negli ultimi 5 anni.

Garibaldi è sulla linea di Cuperlo?
Credo lo abbia detto, correttamente, tra l’altro. E’ assurdo che noi non si possa dire, per esempio nel nome della lista del candidato segretario, quale è il nostro riferimento nazionale. Io non posso per esempio scrivere “Maurizio Pane per Renzi“, come sono. Non è poi così importante, dal momento che ciò che io voglio dire in prima battuta è “Maurizio Pane per il Tigullio“, ma quel diveieto è indicativo di un sistema politico-culturale chiuso. Troppo chiuso, timoroso e -direi- incapace di guidare i cambiamenti che ci sono imposti con la necessaria velocità e scientificità. Viviamo di analisi a volte incompiute, e non di proposte.

Quindi una nuova cultura delle Politiche pubbliche?
Per esempio passando da essere il Paese della Provvidenza al una cultura di servizio. Quindi, non dare un assegno alla famiglia che ha un invalido etc., ma garantire a questa un servizio efficiente che dia supporto e insieme crei lavoro in una filiera sana e non assistenzialista. Se l’hanno fatto nei Paesi Scandinavi o i tedeschi possiamo farlo anche noi. E’ un alibi dire che non possiamo riformare il Welfare. Dobbiamo farlo, bene e subito. Così come dobbiamo imparare a fare manutenzione, con i nostri amministratori, a fare programmazione, così da evitare di trovarci ogni volta con un ponte rotto o un allagamento. Prevenire scientificamente, iniziando noi per prima a lavorare su queste basi, facendoci aiutare dal contatto continuo coi cittadini.

Sul turismo?
Il nuovo sistema degli Uffici di Informazione turistica IAT ha peggiorato le cose. D’estate gli uffici restano chiusi in certi orari e in alcuni giorni della settimana. Intollerabile, se si pensa che il turismo va comunque bene, ma che a livello nazionale quanto a presenze turistiche rischiamo di farci superare persino dalla Germania, dopo che la Francia lo ha già fatto… Gli orari di lavoro devono essere liberalizzati ed elasticizzati. Il sabato si può lavorare benissimo. Insomma, le nostre amministrazioni devono entrare in una cultura aziendale -che non vuol dire minori diritti, ma migliori strutture e con più garanzie che non ci siano licenziamenti, perché se la struttura è migliore i conti non sono in rosso, e allora i lavoratori e i cittadini (non tassati) stanno molto meglio. Il modello è la flexsecurity, e anche il salario minimo garantito, così come nel Regno Unito, dove il tetto minimo non può essere abbassato dai datori di lavoro.

In quasi tutte le cittadine del Tigullio si vedono crepe sia nella macchina comunale (i Consigli) sia nella manutenzione, sia nei rapporti coi cittadini…
L’idea è di lavorare sull’idea di rete. Chiedersi come mai la lista civica di Valentina Ghio a Sestri abbia avuto quasi lo stesso numero di voti di quella del PD. A Santa Margherita so che si sta lavorando alla formazione di un nuovo gruppo di sinistra: serve contribuire alla buona semina, più che mettere delle bandierine…

Rapallo è un nodo difficile da risolvere. Non so se l’Amministrazione arriverà a fine mandato. Ciò non toglie che noi non si siano commessi alcuni errori.

Chiavari è stata un’occasione persa. Potevamo allargare un poco la nostra rete e si poteva vincere. Getto Viarengo ha fatto un buon lavoro e mi sembra che comunque si sia recuperata almeno in parte la frattura e l’allontanamento tra la sua lista e la nostra.

A Chiavari c’è un lavoro enorme da fare: la proposta di Viarengo della Casa della Cultura per il vecchio Tribunale. Trasformare la Colonia Fara in un centro di eccellenza tecnico-scientifico, collegato con università italiane e straniere e collegato alla città degli studenti. Studenti ai quali occorre pensare: creando una filiera di imprese tecnologiche (ma questo va realizzato a livello del Tigullio) che vivano in simbiosi col mondo degli studi. Serve una mensa per gli studenti, a Chiavari.
Si può lavorare attorno alle proposte di un imprenditore come Antonio Gozzi, ma la politica deve fare delle scelte, deve assumersi delle responsabilità, deve assumere il sapere, non licenziarlo e non deve essere al rimorchio delle proposte, pure interessanti, che arrivano.

Servono identità nuove: Casarza rischia di diventare una città dormitorio, mentre invece va rilanciata. Un’identità turistica sulla costa? Chiudiamo allora i centri storici! E blocchiamo l’emigrazione giovanile.
E’ questo il senso della mia proposta ai simpatizzanti e agli iscritti del PD, così come a tutti i residenti del nostro territorio che deve e può essere rilanciato al meglio.
E’ questo il senso della mia candidatura per la quale chiedo il sostegno di tutti coloro che sono dentro e vicini al Pd.

maurizio pane

Maurizio Pane

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