Published On: Sab, Ott 13th, 2018

Una giornata bellissima. Un ricordo

L’abbiamo vissuta oggi, nel bellissimo entroterra ligure, dove con mia moglie siamo andati quasi senza meta, in una valletta esplorata solo in parte un paio di anni fa dove, non immaginando che ce ne fossero, abbiamo trovato 6 chili di splendide castagne, la prima grande filiazione di quel frutto salva popoli (come la patata) dopo almeno cinque anni di infestazione del cinipide, il parassita cinese che ha fatto seccare questi alberi che -coltivati per alcuni secoli- ora formano buona parte della foresta libera e selvaggia dell’Appennino.

Ma non basta… Cercando castagne siamo finiti quasi per caso davanti a due enormi funghi, che ci aspettavano a tre metri dal ciglio della stradina. Mangiati stasera.
Non basta ancora: ridiscendendo a valle in auto abbiamo visto delle cassette piene di noci, vicino a un gruppo di case su un muretto a fianco della strada. Come in altri tempi e in altri Stati (era così -ricordo- nel Messico e negli Stati Uniti), contadini del posto che vendevano castagne. Abbiamo chiesto se le vendevano: ne abbiamo preso due chili, e anche qualche chilo di patate, delle nocciole, delle uova di gallina (hanno 60 ovaiole) e delle buonissime mele antiche dell’Appennino, piccole e rosse, allungate o della varietà più tonda. Erano molto simpatici: fino al 1972 in quella casa, dove allora viveva la moglie, non avevano luce elettrica e usavano le lampade ad acetilene. Ora abitano quasi al mare, e tornano su solo nei fine settimana e ogni due giorni per accudire galline e i campi.

Mi è venuto in mente di quando mio padre mi portava -ero bambino- sul suo motorino da Ventimiglia verso il Colle di Tenda. Ci arrampicavamo per ore su una strada lunghissima e verde, con panorami tipici delle Alpi Marittime: stretti e intensi, mentre nella Riviera di Levante il mare allarga quasi sempre l’orizzonte verso sud, col suo blu intenso che circonda i monti dell’Appennino.
Quando con mio padre arrivavamo alla meta, ci fermavamo sotto gli alberi. Io giocavo con le formiche e gli aghi di pino, mio padre leggeva un buon libro, e ogni tanto guardava il panorama compiendo quel respiro dell’anima che lui chiamava “contemplazione” oppure “meditazione”. Dopo un’ora ridiscendevamo la strada bianca, e infine ritrovavamo la strada asfaltata, il Roja, la città.
Temo che oggi si sia persa la libertà di disporre di quegli minuti di intensità: siamo distratti dalla frenesia di scattare fotografie di ciò che vediamo. Così non “vediamo” per davvero, e nemmeno meditiamo o contempliamo.
Tranne che a frammenti, come oggi.