Published On: ven, Feb 9th, 2018

Uniformi Armani in una scuola giapponese. Uniformi maoiste. Uniformismo

ASSIOMA
Una storia della |UNI FORME| porterebbe a conclusioni MULTI FORME, ma anche ad alcune considerazioni tali da permettere di ricostruire una storia della società umana del tutto ANTI CONFORMISTA.
SVILUPPO
Penso alle uniformi più anticonformiste: quelle dell’età del pop, del movimento hippie, della swingin London: la moda divenuta SEGNO individuale. Penso al ruolo dissociativo della moda punk, che non è quella dei punkabestia, e nemmeno quella -oggi decaduta- degli EMO. Penso a Malcom McLaren, creatore di moda e dei Sex Pistols.
Penso alle “camicie nere” fasciste, alle divise lugubri degli studenti cinesi al tempo di Mao Zedong, poi copiate nell’Europa marxiana dall’uniforme politica degli eskimo, un segno di appartenenza politica molto diverso dai jeans Levi’s adottati dal movement angloamericano.
Poi guardo al vestire attuale nell’Europa calata dal mondo marxiano sulla Terra, e vedo una ricerca spasmodica dell’eleganza come tratto distintivo.
Rileggo “Sottoculture“, uno sguardo al tribalismo giovanilista degli anni ’80, descritto dal sociologo inglese Dick Hebdige. Senza dimenticare i testi di Jean Baudrillard e di Roland Barthes.
Fino al massimo dell’anticonformismo: adottare divise Armani in una scuola pubblica giapponese (che però si trova in un quartiere molto upper (come se si trattasse di una scuola elementare in via Monteleone a Milano).
Globalizzazione e mass media marchiati a fuoco dai social media sono il motore delle nuove e invisibili uniformi, che non sono (soltanto) quelle esterne -così diverse e così uguali oggi come ieri.
Una tendenza che denota ed esplicita una condizione interna di massa, un ABITO interiore, un mood che è molto pop e che è l’antitesi del pazzo sogno del free jazz.