Published On: Gio, Set 14th, 2017

Uscio ricorda il “santo laico” Nicolò Garaventa a cento anni dalla scomparsa

Si svolgerà sabato 16 settembre alle 10.30 nel campo sportivo parrocchiale di Uscio (in caso di pioggia nell’aula consiliare del municipio) la cerimonia per ricordare Nicolò Garaventa (1848 – 1917) il cittadino più insigne a un secolo dalla scomparsa.
Garaventa è il simbolo di un’Italia in crescita, in un periodo storico di emancipazione dal potere temporale del Vaticano, con una forte inclinazione alla filantropia e alla fraternità.
Sono i così detti “valori”, che oggi non vengono più comunicati, “insegnati”, “passati” ai giovani e ai giovanissimi.
Anzi, web, stampa, i discorsi che si fanno, i film, le serie, celebrano come furbi i delinquenti e i violenti -tutti destinati a finire male, tra l’altro-, e come imbecilli coloro che perseguono il bene individualmente e senza fare suonare la fanfara per autocelebrarsi. E’ il così detto “laicismo santo” e ciò vale quindi al di là della fede o della laicità. La famiglia Garaventa era certamente religiosa (già nel ‘700 col sacerdote don Lorenzo Garaventa, che fondò le “Scuole di carità”.
Chi era Garaventa
Garaventa, nato a Uscio nel 1848, morì il 4 settembre del 1917 a Masone. Un filantropo  che Genova, in corso Aurelio Saffi, in passato ha voluto ricordare con un austero busto in bronzo. Quando nacque Garaventa, non si era ancora compiuta l’unità d’Italia, ma quando essa si realizzò si presentarono problemi urgenti: squilibri sociali, sovrappopolazione, miseria, fame, ignoranza.
Nicolò vedeva frotte di ragazzi raccattare torsoli nelle immondizie, dormire per strada, negli androni, usati dalla delinquenza per furti nei magazzini del porto, finendo nelle carceri comuni, sfruttati sessualmente, deportati in America e schiavizzati per lavorare nelle fabbriche di vetro, o usati intere giornate nei porti, nelle stive delle navi per ripulire le pareti dai residui di carbone. Fiducioso nell’innocenza di base della natura umana diede vita alla sua istituzione sostenendo il principio che una buona società si fonda sul comportamento del singolo,sulla sua educazione umana e sociale. La sua nave fu appunto una piccola società autonoma fondata sul principio “Educazione + amore+ lavoro”. Su questi principi doveva procedere l’attività di recupero, mediante uno studio preventivo della personalità, del carattere, della situazione socio-ambientale.
Famosa la sua Nave scuola di “redenzione” per i ragazzi “difficili”. Ne recuperò il 70%, secondo la stima del tribunale Penale del tempo. Uscio  ha deciso di ricordarlo con un  incontro che prevede  il saluto del sindaco Giuseppe Garbarino, interventi di Franco Bampi  presidente de “A Compagna”, Emilia Garaventa pronipote di Nicolò e alcuni soci della “Nuova Garaventa” Onlus, coordina il giornalista Massimo Lagomarsino. Gradito ospite dell’ultima ora lo scrittore Aldo Busi. Al termine sarà possibile partecipare al pranzo del “Garaventino”.