Published On: mer, Lug 18th, 2018

Utopie politiche e utopie religiose, argomento di grande attualità

Se si tratta di un romanzo o di un film, l’utopia può contribuire al diletto e al progresso umano. Philip Dick, nel romanzo “I Simulacri” (1964) immagina che la Germania sia entrata a far parte degli Stati Uniti. In questo modo, molti politici americani sono diventati tedeschi, le autostrade yankee si chiamano autobahn e una macchina del tempo richiama Hermann Goering dalle fogne della Storia. Si noti che l’Europa non viene quasi più citata, in quanto l’Europa è diventata soltanto Germania. Incubo o visione profetica, Dick si dimostra una volta di più un precognitivo della politica e un “profeta” tecnologico unico.
L’Italia, scriveva Jean Baudrillard, è il laboratorio politico mondiale. Le ultime elezioni hanno segnato una rottura micidiale dagli schemi passati, un punto di non ritorno che fa seguito ai problemi causati alle classi più deboli dalla globalizzazione.
Di conseguenza, la politica italiana si è dedicata a nuove forme di utopia, cioè di costruzioni decisamente alternative a quelle esistenti ma che presentano dei rischi. Qualcosa di simile a ciò che avviene nei movimenti religiosi apocalittici.
La Russia dei Romanov era devastata dal millenarismo spiritista di Rasputin, vicino a quello di Madame Blavatskij, una veggente-teosofista nata in Ucraina, il cui percorso è esemplare per comprendere quello dell’intero Est europeo. Era figlia di un militare prussiano e di una scrittrice ucraina, e aveva come nonno uno spiritista russo. La sua esplosione mediatica avvenne a Londra, dopo un incontro col mistico indiano Rajput, il quale la avviò alla teosofia. La Blavatskij incrociò il massone-socialista-utopista-realista Giuseppe Garibaldi, col quale scese in battaglia a Mentana in maniera certo non casuale, visto che si trattava di una guerra contro il papato. Sopravvissuta per miracolo alle ferite riportate, nel 1875 fondò a New York la Società Teosofica.
Secondo il giornalista inglese Marc Bennetts la “Russia dal Settecento in avanti ha avuto un colossale numero di religioni marginali, dalla setta degli Skoptsy fino al gruppo che si è dato fuoco nella regione del Volga, l’anno scorso”. L’esplosione del settarismo fu causata dal Patriarca Nikon, che volle unificare l’Ortodossia russa con quella greca. I tradizionalisti furono perseguitati e finirono in Siberia, in attesa di un’imminente fine del mondo, dovuta al satanismo del Patriarca. Nel 1700 le due sette più rilevanti furono quelle degli Khlysty e degli Skoptsy. Questi ultimi erano anche chiamati Eunuchi o Castrati, perché il loro culto si basava sulla mutilazione dei genitali maschili e del seno femminile. Il loro leader Selivanov rovesciò il culto orgiastico precedente (derivato con tutta evidenza da quello pauliciano) e si presentò come “Nuovo Cristo”. Fu confinato a Irkutsk, ma di là si recò a Mosca dove trovò l’appoggio dello zar Alessandro.
Gli Skoptsy ottenevano il paradiso castrando almeno dodici uomini. Lo stesso Kondraty Selivanov avrebbe di sua mano evirato lo zar Pietro III (consenziente). Nel 1863 un censimento assegnava alla setta il numero di 110.000 affiliati, nel 1929 erano scesi a 2000, poi arrivò l’onda dei massacri stalinisti. Anche i Khlysty superavano le centomila unità. La loro setta fu fondata da un “nuovo Cristo” incarnato in un contadino, Daniil Filippov, Credevano nella “luce interiore”, nella redenzione attraverso il peccato, si flagellavano. Il loro ultimo guru fu Grigory Rasputin, forse ucciso perché avrebbe spinto i Romanov a firmare la resa alla Germania.

Nel 2007 una piccola comunità cristiana diventò oggetto dell’attenzione dei media russi. Si presentavano come seguaci della “vera” chiesa ortodossa e avevano trascorso un anno intero a scavare centinaia di tunnel in una gola montuosa nella regione di Penza. Nei tunnel avevano nascosto riso, farina, acqua, benzina, preparandosi a vivere nelle viscere della terra, come fecero a fine ottobre. Erano guidati da padre Pyotr Kuznetsov, un monaco itinerante che aveva raccolto discepoli in Russia, Bielorussia e Ucraina predicando l’imminenza della fine del mondo. Kuznetsov fu arrestato e nell’aprile 2008 gran parte dei fedeli riemerse dai tunnel scavati nel burrone. Undici erano ancora rifugiati sottoterra e furono intervistati da Robert Broadie, autore di una parte dell’inchiesta di Ria Novosti. Gli adepti erano ossessionati dalla “deriva” della chiesa ortodossa, che in Russia è diventata parte del potere, dopo essere rimasta ai margini (o perseguitata) durante la monocultura dell’evo comunista. Erano un connubio tra le idee di Tolstoj e Rasputin, trasferito nell’era di Ras Putin. Erano anche ossessionati dal numero della Bestia (666), persino quando appariva parzialmente nelle serie numeriche di documenti, carte di credito etc. Gli ultimi aderenti della setta riemersero dai tunnel nel maggio 2008; in seguito padre Kuznetsov fu dichiarato folle e inviato a una residenza coatta.

Daniel Kalder ha seguito le vicende del messia siberiano Vissarion. Kalder è un giornalista scozzese che ha vissuto dieci anni in Russia e ora risiede nel Texas. Ha scritto “Strange telescopes”, un’indagine sui fenomeni mistici e millenaristi che hanno accompagnato il collasso dell’Unione Sovietica e merita un plauso per il suo “Manifesto per l’antiturismo”.
Il “Vaso di Pandora dei culti proibiti si è aperto dopo 70 anni di ateismo di Stato”. Molti nuovi messia sono finiti in galera, come avvenne alla profetessa ucraina Maria Devi Christos. Uno di costoro è però sopravvissuto al giudizio del tempo e delle genti. Si tratta dell’ex vigile urbano Sergei Torop, conosciuto come Vissarion Cristo, il quale “vive sulla cima di una montagna a Krasnoyarsk, in Siberia. Cinquemila fedeli vivono ai piedi della montagna, e 50 000 fedeli seguono le sue parole”. Cresciuto nella città siberiana di Minussinsk, Vissarion è stato un pittore di icone nella chiesa locale. La creazione di icone è una parte fondamentale del culto ortodosso (cfr. il film Andrei Rublev e il testo “Le porte regali”, del grande teologo russo Pavel Florenskij). Dipingere icone prevede un “tuffo di santità preventivo”, sottintende una chiesa “costruita come una Scala di Giacobbe, come un’ascesa dal visibile all’invisibile”, di cui le icone sono, appunto, la “Porta regale”. Mentre svolgeva il suo lavoro sacro, Vissarion cadde in “visioni mistiche per diversi mesi, alla fine dei quali realizzò di essere il Figlio di Dio”. Cambiò nome, si vestì di rosso, tenne la prima predica. Era il 1991, in seguito i primi discepoli gli costruirono il rifugio sulla montagna della Siberia mongolica, e si trasferirono nel paese vicino. “Vissarion organizzò una conferenza stampa, nella quale rivelò di essere il Messia che avrebbe donato al genere umano un nuovo Testamento”. La parola “Testamento” significa “patto” tra Dio e uomo. Kalder tre anni fa andò a intervistare il messia siberiano, dopo un volo di 2000 miglia da Mosca a Abakan, una città industriale dalle parti della Mongolia, da dove poi raggiunse Petropavlovka, il villaggio dove vivono i fedeli di Vissarion. Kalder fu indirizzato verso la casa di Tatiana Denisova, ex giornalista sovietica e una delle più devote seguaci del nuovo messia, tanto che ha venduto i suoi appartamenti di Mosca per costruire nel villaggio una scuola. Con lei vive un ex musulmano del Tatarstan. “L’insegnamento di Vissarion prevede l’armonia con la natura, senza obblighi di restare nella comunità. Si deve seguire una dieta rigidamente vegan e vige il divieto di alcol e droghe”, che costituiscono la piaga sempiterna di tutte le Russie. Nella comunità vi sono anche belgi e tedeschi, un astrofisico cubano, un ex ministro bielorusso, una ex popstar. “Tutti riconoscono i suoi insegnamenti: una volta che lo incontri, sai che lui è il Figlio di Dio”. Il pope del villaggio è un ex scienziato missilistico, ufficiale dell’Armata Rossa che ha vissuto a lungo in una remota postazione militare del Far East, pronto a schiacciare il bottone dell’Olocausto nucleare”. Nella visione di Vissarion vi sono due divinità (ritorna il dualismo manicheo): il primo dio è un Pantocrator, che ci ha affidato alla natura e alla sua crudeltà figlia del caos. Il secondo è nato in un secondo momento e vuole aiutare il genere umano. Il Male è creato dalla nostra energia negativa, dalle passioni dell’ego, dalla nostra anima. Si noti che nel cristianesimo l’anima corrisponde alla parte “animale” della psiche, al contrario di quanto si crede. La vera “anima” in realtà è lo spirito, Pneuma nella distinzione paolina.
Secondo Vissarion la Terra è una parte viva del creato, mentre la “perfezione morale” è “possibile e necessaria”. Se non si riesce a percorrere l’autoperfezionamento, non ci saranno possibilità di reincarnazione. Siamo in un sincretismo vicino alle religioni orientali. Il nuovo “vangelo” è contenuto in dieci volumi in ulteriore crescita.
Kalder ha incontrato Vissarion nel suo rifugio: “Era in piedi, sorridendo beato, magro e simile a un Cristo. Al fianco aveva il segretario Vadim, che in una vita precedente era stato membro della banda rock Integral… Era carismatico come nessun altro, e non ho dubbi sulla sua sincerità, né si può negare che lui e i suoi seguaci abbiano realizzato cose reali, come una piccola città e come la coltivazione delle banane in Siberia”.

L’Apocalisse comunista ha prodotto parte del nuovo millenarismo russo. Su scala mondiale ha invece influenzato l’ambientalismo, contribuendo al suo passaggio dalla scienza al catastrofismo mediatico. Tutte le culture sconfitte hanno sviluppato un’apocalittica, secondo il saggio “La fine del mondo” dell’antropologo Ernesto De Martino.
Nell’Africa colonizzata sono nati infiniti “movimenti profetici”. De Martino ricorda quello “feticista e xenofobo di Epikilipikili (1904), nel quale prevale il tema dell’antimagia nera, una difesa dai bianchi e dalle loro armi segrete.”. Idem per l’apocalisse dei Bashilele, diffusa nel 1933, con l’avvento di un uomo metà nero metà bianco, di un cane parlante, del ritorno dei morti, di un messia liberatore. Idem per il culto del Serpente Parlante. Idem per il movimento di donna Beatrice del primo ‘700 (una profetessa che diceva di essere la reincarnazione di Sant’Antonio da Padova). Simon Kimbangu prevedeva la liberazione dai bianchi e dai loro culti. Il regno dei neri di Tatata Alamari profetizzava il “ritorno dei morti” sulla terra e il ripristino dell’Età dell’Oro.
L’apocalittica ambientalista rischia percorsi simili, ogni volta che abbandona la scienza per il medialismo. I temi che emergono sono:
– Sovranità della Natura, intesa come corpo vivente e madre dei viventi;
– le catastrofi sono dovute a peccati dell’uomo contro la Terra;
– il consumo e il mercato sono contro natura;
– l’uomo è un animale, c’è trascendenza ma solo nella materia.

Anche in queste forme millenariste, l’ambientalismo rimane l’unica fede ammessa all’interno delle scuole e dei media. Intanto in Russia impazzano guaritori televisivi come Kashpirovsky e il suo rivale Alan Chumak. Riempiono stadi e hanno acquistato un’aura psico-scientifica.
La Pravda –che significa Verità– è stato il grande quotidiano della Russia atea e marxista. Dopo la fine dell’Unione Sovietica è diventato un giornale dedito alla diffusione delle notizie più straordinarie, a metà tra religione, scienza e fantascienza: avvistamenti di UFO, la grande esplosione di inizio ‘900 in Siberia, santoni che levitano nell’aria, bambini nati con un solo occhio come il Ciclope di Omero. E’ un sincretismo che unisce hi-tech, magia, religiosità. Affascina per la sua promessa di vita al di là della vita, ma non impegna nessuna in nulla. Forse ciò è dovuto ad alcune colpe della chiesa ortodossa, la quale non sa dire né dirsi che il ritorno di Cristo sulla terra, oltre che un fatto profetico, è un evento quotidiano nella vita di ogni fedele.

Dali, Crocifissione