Published On: Mer, Mag 24th, 2017

Varo del Leudo di Sestri. Storia della Tartana: i palazzi liguri navigavano

Leudo Felice Manin (morente in arsenale a La Spezia)

L’Associazione Amici del Leudo è lieta di invitare residenti e turisti ad assistere alle operazioni del varo del leudo Nuovo aiuto di Dio, venerdì 26 dalle ore 17.00 e sabato 27 dalle ore 9.00.
Il Leudo è l’ultimo “vero” rimasto “in vita”. Una barca storica di grande importanza. Si pensi che nel Tigullio ancora 70 anni fa ve ne erano cinquanta almeno.
Cercheremo di aiutare la Liguria utilizzando questa imbarcazione ammirata dagli esperti di “Wood & boats” di tutto il mondo, utilizzandola per crociere estive a scopo culturale, da un borgo all’altro. Questa è la proposta.

STORIA E STORIE DEL LEUDO E DELLA TARTANA LAVAGNESE (del capitano Pier Luigi Caffese)

Premessa.
Il mar Ligure dove navigavano i leudi, e le tartane antecedenti il leudo rivano, girarono il mondo inquadrate nella Marina Genovese e poi in quella Francese che porto’ anche le tartane genovesi-lavagnesi in Cile, dato che i francesi cercarono (invano) di colonizzarla nel 700’.
Dedico questo libro ai miei parenti argentini, cileni, americani e lo dedico a Sestri Levante, il Tigullio ed il mio grande Nautico di Camogli.
Noi abbiamo conosciuto il leudo come trasportatore di vino ma la tartana ed il leudo sono stati i piu’ grandi trasportatori di ardesie nel Mediterraneo. La tartana che è stata costruita a Lavagna, dato che a Genova costruivano velieri più grandi, ha girato il mondo, entrando nel romanzo Il Conte di Montecristo di Dumas padre.
La tartane genoise  è una barca caratteristica a vela del Mediterraneo. Il nome sarebbe hanno origine nella parola araba taridah che significa “nave”.
Utilizzato a tutti gli effetti, ha navigato in tutto il mondo e più in generale nel bacino occidentale
.

Sul leudo ci sono ottime note in letteratura di Descalzo e ci sono le nostre cantate da marinai che si facevano in spiaggia a Lavagna (dove ora c’è il Porto turistico) ed a Sestri e Riva T. accendendo il fuoco di una ciappa dove noi squattrinati ma ingegnosi, si cuoceva pesce e muscoli pescati in compagnia di avvenenti bionde nordiche, bevendo vino non dal bicchiere ma tipico accessorio di vetro che lo faceva scendere sul labbro u pirun.
Per noi il leudo era mitico dal vino navigou (cioe’ aggiungevi acqua di mare alle botti che ti bevevi), al famoso filetto essicato di delfino (ora vietato) ma che ci faceva dire musciame meglio del caviale.
Molti non ricordano che quasi tutti i piu’ famosi piatti liguri derivano dal mangiare a bordo di tartane prima e leudo poi.
A faina’ pare venisse da ceci trasportati imbevuti di acqua di mare che per non buttarli via vennero messi a cuocere sulla ciappa (lastra di ardesia).
I liguri erano celti antichi, cuocevano anche sul granito e su pietre di mare messe in bugliolo o secchio.
I famosi testaieu che in Graveglia si fanno nei testi di coccio, io li facevo su scogli di granito facendo il fuoco a vulcano. Poi cotti mettevo la lardata o acciugata. Cioe’ nel mortaio o mortero spagnolo mettevo lardo con piante di mare tipo salicornia (da noi è l’asparago di mare) o l’oblone che sopravvive a Oristano nella merka che è musao o muggine bollito in acqua di mare, aggiungendo ancora piu’ sale che si faceva in bacinelle sul leudo e fasciando poi il uggine bollito con l’erba oblone che una volta era a Punta Manara. Vecchi pescatori sestresi mi raccontavano che si facevano anche imitazioni di stoccafisso e bacala’ con i famosi naselli dei poveri i potasseu. Il bagnun rivano di acciughe, o sarde sciu a ciappa con e signorine, tracine, cue russe è figlio di questa cultura. Ricordo che l’armatore di un leudo mi mandava a prendere castagnole vive con rudimentale gabbia. Poi le innescava vive e prendeva dentici o qualche leccia.

Era il mio mito. Io vendevo rocci di vermello a questo armatore che mi pagava in gotti di aleatico d’Elba ormai introvabile…”
Il testo di P.L. Caffese SEGUE QUI.

QUI notevoli foto di leudi
 (anche californiani) dell’agenzia Bozzo.

Il Barba Puin era una tartana armata a feluca dal robusto scafo in legno. Aveva due grandi boccaporti uno a prua ed uno a poppa dell’albero di maestra. Veniva utilizzata per il trasporto delle ardesie dalla spiaggia di Lavagna e dei marmi di Carrara lungo le coste del Mar Tirreno alle varie località rivierasche laddove detti materiali erano richiesti, per lo più a scopo edile. Sino alla fine dell’800, stante la precarietà delle vie di comunicazione terrestri di allora, questo mezzo di trasporto era ancora il più economico e, per certi tipi di carico, quasi l’unico a collegare Genova e le Riviere. Per questo che si diceva che I PIU’ BEI PALAZZI LIGURI HANNO NAVIGATO PARECCHIO PRIMA DI PRENDERE DEFINITIVAMENTE TERRA.  Con il miglioramento delle strade e lo sviluppo della ferrovia, secolare traffico finì.

Foto: maranatha.it photography

Un mare di leudi

Un leudo vinacciere tirato in secco sull’arenile di Sestri Levante. Si notano, posate sulla spiaggia tra i gozzi, le botti del vino.
Per caricare e scaricare il vino senza fatica, dopo aver sistemato a terra una botte vuota lo si travasava con una pompa a mano e per caduta per poi calare a terra la botte vuotata e riempirla con quella successiva, e così via. L’operazione non durava molto, visto il gran numero di volontari che attirava…