Published On: Lun, Nov 16th, 2015

La vela latina, incontro con Giovanni Panella, venerdi 20 in Sala Bo

Venerdi 20 alle ore 21 in Sestri Levante, Corso Colombo 50, Sala Bo l’Associazione Amici del Leudo organizza un incontro sulla vela latina con proiezioni e presentazione del libro La vela latina (Hoepli) di Giovanni Panella, con la partecipazione dell’autore.
La millenaria storia della vela latina ha segnato, come nessun’altra, la navigazione nel Mediterraneo. Lo studio del suo sviluppo e delle diverse tipologie di barche che l’hanno adottata rivela le complesse dinamiche di contatto e di scontro che hanno interessato le sponde opposte del Mare Nostrum.

STORIE DI LEUDI E NAVIGAZIONE
Carlo Bregante, di famiglia che produceva vino e armava dei leudi, da ragazzino si trovava a bordo del leudo guidato dal padre, quando la barca incappò in una forte burrasca. Stavano percorrendo, come facevano spesso, la rotta tra Sestri Levante e l’isola d’Elba, dove avrebbero selezionato il vino da poi vendere nelle 100 osterie della città del Tigullio, dove allora si mangiava poco ma si beveva molto.

Il nostromo -che era il secondo uomo onnipotente a bordo- decise di mettersi al riparo sottovento alla costa di Montecristo. Carlo, che poteva avere dodici anni, stava soffrendo il mal di mare e chiese al padre di essere sbarcato sull’isola, per trascorrervi la notte. Il permesso gli fu accordato e il ragazzo si portò una coperta e un pezzo di pane. La mattina dopo venne svegliato -non dal Conte di Montecristo o dall’abate Faria- ma da un capretto selvatico che stava mangiando il suo pezzo di pane duro.
La vista dell’animale gli ridestò la fame, e Carlo decise di catturare l’animale e di portarlo in dono all’equipaggio, così da poterlo mangiare. Si dannò e si graffiò tutto, ma alla fine riuscì a richiamare gli uomini rimasti a bordo mentre intanto catturava la preda.

Il capretto fece la più classica delle fini: in pentola, col contorno di qualche patata.
In quelle barche si mangiava tutti attorno a un’unica pentola, che fungeva da unico piatto. Ognuno aveva il suo spicchio di recipiente, e doveva stare attento a non infrangere i confini invisibili con gli altri commensali. Ognuno attingeva con le mani e qualche forchetta. Ma Carlo sentiva di avere dei diritti su quello stufato di capretto, mentre intanto che il mare continuava a infuriare su Montecristo. Così commise un imperdonabile errore. Aveva adocchiato un bel pezzo di carne, dall’altra parte della pentola piatta dove stavano mangiando. Allungò veloce la mano e lo afferrò.
Non l’avesse mai fatto: il nostromo disse solennemente: “Non lo fare mai più”, poi prese la forchetta, e con quella infilzò la mano di Carlo, che porta ancora oggi il segno di quella punizione. Lui in quel momento non ci vide più per il dolore e la rabbia. Si alzò in piedi, afferrò il recipiente, e lo buttò a terra.
A quel punto si vide una scena unica: per prima cosa tutti gli uomini si buttarono a terra per recuperare i pezzi di carne e di patate, ognuno arraffando più che poteva, dal momento che ormai non c’erano più regole. Terminato quell’orrido e velocissimo pasto, padre e nostromo saltarono addosso a Carlo e lo punirono severamente con le loro mani pesanti.

loc vela-latina

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