Published On: Lun, Gen 18th, 2016

Verde e architettura e i Campi di concentramento liguri: due incontri a Spazio Aperto, sabato 23

Verde e architettura La ricerca della qualità urbana da Babilonia a oggi
Ilaria Pittaluga sabato 23 gennaio, ore 16.00

Campi di concentramento in Liguria La storia poco conosciuta dei quattro campi di concentramento liguri
Alessandro Chiabra, storico a cura di Coop Liguria in collaborazione con Biblioteca Civica “A. e A. Vago” domenica 24 gennaio, ore 16.00
Spazio Aperto di Via dell’Arco, Santa Margherita Ligure

sabato 23
Cemento e asfalto, file ripetute di edifici e reti intricate di strade: nell’immaginario collettivo il colore associato alle città è il grigio. Che cosa succederebbe se lo sostituissimo con il verde?

Riusciamo a immaginare facciate tappezzate da vegetazione, tetti ricoperti da manti erbosi, terrazzi che ospitano alberi e arbusti? Si tratta di una città utopica, forse, ma non impossibile e nemmeno così distante nel tempo come si può pensare. Guardando prima alla storia, poi alla tecnologia odierna, si può comprendere quanto il verde e l’ambiente urbano non siano poi così scollegati.

Oltre all’evidente valenza estetica, l’integrazione tra il verde e il costruito comporta molteplici vantaggi di cui già i nostri lontani antenati erano a conoscenza; basti pensare alle tipiche case del Nord Europa i cui tetti venivano ricoperti da zolle erbose per evitare la dispersione del prezioso calore.

Oggi i grandi architetti sono affascinati da questo antico binomio, che rivisitano in chiave odierna. Ne parla a “Spazio Aperto” l’ing. Ilaria Pittaluga, che si occupa dello sviluppo di prodotti innovativi presso il DIME (Dipartimento di Ingegneria meccanica, energetica, gestionale e dei trasporti) dell’Università degli Studi di Genova.

Obiettivo: capire che il verde pensile costituisce una concreta risposta bio-sostenibile alle diverse esigenze pratiche richieste oggi dai nostri edifici, non un trend architettonico o un esercizio di stile e creatività destinato a tramontare.

domenica 24

Sorti come luoghi di raccolta dei prigionieri di guerra, dopo l’8 settembre 1943, quando l’Italia fu occupata dai tedeschi e il governo fascista era rappresentato dalla Repubblica Sociale Italiana, queste strutture diventarono campi di concentramento destinati soprattutto agli ebrei in attesa di deportazione verso i lager nazisti.

Nel levante ligure era presente il campo di Coreglia, più noto con il nome di Calvari: altri erano localizzati a ponente, soprattutto in provincia di Savona.

Alessandro Chiabra, che ha approfondito queste realtà storiche a noi geograficamente vicine, illustra vicende e condizioni di vita di questi campi la cui vera attività era spesso svolta all’oscuro degli abitanti.

Entrambi gli incontri hanno il patrocinio del Comune di Santa Margherita. Ingresso libero.

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Botanical garden, Atlanta

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Miserie nazifasciste (oggi ancora a rischio, con altri carnefici)

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