Published On: Lun, Gen 27th, 2014

Viaggio nell’orrore della Shoah

L’orrore unico della Shoah è la scelta di sterminare delle persone in base alla loro “razza”, idee, comportamento.
Il secondo orrore è la gigantesca macchina di morte che venne costruita, solo pochi decenni fa.
Il terzo orrore fu il silenzio del popolo tedesco (e austriaco) di fronte a questa vergogna incancellabile. E anche gli italiani devono ripensare alla vergogna delle leggi razziali e dei rastrellamenti, in una nazione in cui ancora in questi giorni si recapita una testa di maiale nella Sinagoga di Roma, e dove gli ebrei italiani sono stati oggetto di attentati forse coperti da accordi di “libero terrorismo” siglati occultamente e scelleratamente (attentati alla Sinagoga di Roma e la strage del 1985 all’aeroporto di Fiumicino. Si legga per quest’ultimo caso una pesantissima dichiarazione del presidente Cossiga).
Riportiamo infine questa cronaca recente di un viaggio al termine della luce.

“In agosto dell’anno scorso decisi di fare uno di quei tre viaggi che io chiamo “dell’anima” che mi sono prefissata di compiere. Partii quindi dalla Carinzia dove mi trovavo, verso la Stiria per andare a percorrere una tragedia che abbiamo tutti nel nostro intimo. Il ricordo di mio padre, caricato su una tradotta insieme a tanti altri come fossero bestiame, i suoi racconti di un viaggio che lui riuscì a non finire, gettandosi giù dal treno che portò tutti gli altri a morte atroce, mi tornarono alla mente con particolare memoria. E mentre percorrevo la strada, mi dissi che forse avevo sbagliato a fare quel viaggio da sola, forse dovevo documentarmi meglio prima di partire, forse dovevo prenotare una guida che mi illustrasse i fatti esatti… ma… giunta a Gusen, (la mia prima tappa) capii che era giusto così…Ognuno dovrebbe restare solo con se stesso, lasciando libere le emozioni di vedere e sentire ciò che le anime di chi lì ha trovato la morte, raccontano. Un grande muro con la scritta “KZ Gedenkstätte Gusen” e una piccola struttura all’interno di un cortile a ghiaietto; entrai da quella porta di metallo socchiusa, mentre usciva una coppia con lo sguardo basso e mi fermai impietrita: solo un grande forno con lo sportello aperto ed uno “scannatoio” in pietra col canaletto di scolo per il sangue, non so per quanto tempo restai immobile, vedendo con gli occhi della mia anima le centinaia di corpi che venivano gettati in quel forno come fossero ceppi di legno da ardere… lessi tutti i nomi scolpiti su quelle targhe di marmo o di pietra, uno ad uno chiedendo loro scusa…. Ma quando con l’auto arrivai a poche centinaia di metri da Mauthausen, fermai l’auto sul ciglio della strada, su una collina verde bellissima con un cielo azzurro terso… era imponente, era enorme e il camino che svettava, sembrava il campanile di una chiesa senza Dio… Entrai dal portone e già in quell’enorme piazzale mi vidi davanti le migliaia di persone ammassate, coi carnefici armati ai loro lati e sulle torrette, entrai nelle docce, nelle baracche dormitorio, dentro ad ogni porta che trovavo sul mio percorso, in fondo a quell’enorme struttura, l’ultima piccola porta con due scalini a scendere, prima di me entrò una scolaresca di ragazze e ragazzi che avevano portato con sé una carrozzina a rotelle vuota in cui una corona di fiori ricordava che un giorno era occupata da un compagno di classe e la lasciavano fuori da ogni porta per riprenderla e portarla lungo tutto quel cammino… Quest’ultima porta era quella dei forni… poca luce filtrava da finestrelle piccole, nel silenzio allibito di tutti, sentivi solo il respiro di chi come me stava facendo quel percorso, davanti al primo forno due ragazze abbracciandosi scoppiarono in un pianto fatto di singhiozzi che non riuscivano a controllare ed anche tutti noi adulti, abituati dall’età a non versare lacrime, incominciammo ad ingoiare più volte la saliva e gli occhi si riempirono di pianto… ed è il senso di colpa che io provai che aggiunse angoscia a quella angoscia, perchè non si può non sentirsi colpevoli solo perchè si è nati dopo a quei fatti…. Ma fu l’ultima mia tappa, il Castello di Hartheim dove dopo atroci esperimenti furono uccisi bambini, donne, uomini, anziani solo perchè disabili, che aggiunse alla mia angoscia anche un senso di vomito che mi durò per una settimana… E non so se fu per la mia fede o forse solo perchè avevo bisogno di silenzio che mentre il sole stava tramontando decisi di andare a dormire non in un albergo come avevo previsto, ma all’Abbazia di St. Florian, mi feci dare una stanza, spartana, silenziosa e mettendomi in ginocchio davanti al Cristo di quella imponente chiesa, continuai a ripetere per ore -Perchè?- non riusci a dormire e nella notte, mentre dalla grata di quella “cella” guardavo il campanile che scandiva il passare delle ore e la luna che illuminava il nero della notte, scrissi quello che il mio cuore aveva bisogno di scrivere per lasciare una testimonianza… affinché il tempo non abbia mai a farci dimenticare… e che dono a tutti voi che avrete voglia di leggere”.

Scende la sera sul campo,
ma né l’aratro, né la zappa
hanno inciso solchi nella terra…
Solo polvere trasportata dal vento…
e il silenzio…
Silenzio, che diventa un urlo.
Il cuore ti si ferma…
e tu, come pietra, resti immobile.
Anche il respiro si fa muto
e nelle ombre lunghe della sera,
intravedi quelle lunghe file
… dal passo distrutto,
che in muta e dignitosa preghiera,
scompaiono…
una ad una, dentro l’atroce immagine
di un forno sempre acceso…
Per un attimo si voltano… e vedi
i loro occhi svuotati dalla atrocità,
che sembrano chiederti “Perché?
Perchè nessuno fermò quell’orrendo percorso?”
E allora, vorresti urlare,
correre a fermare la fila…
prenderli tutti per mano e fuggire,
ma il silenzio del passato,
ti ammonisce che è tardi…
e puoi solo fermare l’immagine,
affinché l’umana coscienza…
non abbia mai a dimenticare.

Testo inviato da Nadia A. Molinaris
mauthausen

Leave a comment

XHTML: You can use these html tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>