Published On: Gio, Mar 17th, 2016

Wylab: 70 start up di tutto il mondo hanno richiesto di accedere all’incubatore di impresa di Chiavari

Chiavari come Israele (“Start up Nation” è il titolo di un libro di successo, che descrive una nazione tecnologicamente e culturalmente all’avanguardia nel mondo). Il tutto in una nazione come l’Italia, che non riesce nemmeno a spendere i finanziamenti UE. Un ottimo punto di partenza, a un mese dall’inaugurazione di Wylab, l’incubatore di impresa che annovera al suo interno WyScout, l’azienda che ha inventato il software del calcio mondiale (attenzione agli Stati Uniti, dove il soccer è in grande crescita).

A Chiavari sono arrivati progetti da tutto il mondo, dall’Argentina all’Australia, dagli Stati Uniti alla Francia, così come dall’Azerbaigian, in rapida crescita grazie al gas. Wylab ha fatto centro: sono ben settanta le proposte di start up legate al mondo dello sport pervenute all’incubatore di Chiavari nelle scorse settimane. Così tante che il Pitch Day previsto per il 18 marzo raddoppierà l’8 aprile.

In queste due date le trenta start up che hanno passato la prima selezione – conclusasi il 10 marzo con la compilazione del form sul sito – dovranno presentare la propria idea davanti ad una commissione scientifica: avranno venti minuti di tempo per esporre la loro businness idea e il loro businness plan. Alle migliori idee, Wylab offrirà un periodo di quattro mesi di accelerazione: seguite da esperti, potranno capire le loro reali potenzialità, le strade da seguire, gli errori da correggere. Superato l’esame finale comincerà il periodo di incubazione vero e proprio: un percorso lungo dodici mesi con il supporto economico della “confraternita”, un gruppo di investitori e imprenditori che sono parte del progetto e sono pronti a rischiare pur di sostenerlo. Ed è questa un’altra chiave del successo, in questi anni: il venture capital, parte dell’economia globale in cui l’Italia è molto arretrata.

“La fase di scrematura che ha ridotto da settanta a trenta le proposte non è stata per nulla semplice – dichiara Stefano Tambornini, direttore di Wylab.- Abbiamo premiato chi aveva qualcosa in più della semplice idea, per esempio un prototipo del prodotto, o una base utenti importante. Ci fa piacere che il cinquanta per cento delle richieste di partecipare al Pitch Day sia arrivata dalla Liguria, sintomo che la nostra regione è tecnologicamente fertile e ricca di giovani pronti a mettersi alla prova. Dall’Italia ci sono pervenute proposte sia dal nord, Milano, sia dal sud, Matera e Taranto”.

Entrando nel dettaglio, la parte del leone la fa, come ovvio, il calcio, al centro del maggior numero di idee. Non solo calcio però: progetti riguardanti la tecnologia e lo sport, inviati a Wylab, abbracciano altre discipline come pugilato, pallavolo, tennis, basket, triathlon, trekking e podismo. Particolarmente battute sono le strade dell’Iot, Internet of things, e dei database. Presenti, ma in numero ridotto, le proposte relative a social network, App e marketplace.

Il luminare Gurel in visita a Wylab: l’incubatore e Wyscout diventano partner del Master “re-design Medicine” alla LABA di Brescia

Ogan Gurel, luminare della medicina digitale, questa mattina è stato protagonista di un workshop presso la sede di Wylab sul tema della tecnologia biomedica. Incontro proficuo (al quale hanno partecipato anche Matteo Campodonico, Ceo di Wyscout, e Paolo Barbero, formatore sportivo Genoa Cfc) che ha portato subito una gradita novità: Wylab e Wyscout saranno partner del Master Internazionale “re-design Medicine” alla Libera Accademia di Belle Arti (LABA) di Brescia – al via il prossimo settembre – in cui Ogan è Visiting Professor.

Un accordo possibile grazie alla collaborazione di Giorgia Zunino, direttore del Comitato Scientifico del Master, il primo corso in Italia orientato a innovare il campo della Medicina e della Salute con l’approccio del Design Thinking. Il Master “re-design Medicine” porterà in Italia, dopo Ogan Gurel, altre figure di spicco internazionale.

Il workshop si è concluso con la presentazione di Horus Technology, una startup italiana nata nel 2014 con l’obiettivo di sviluppare Horus, un dispositivo per persone non vedenti ed ipovedenti che, tramite l’utilizzo di tecnologie allo stato dell’arte, trasforma le informazioni visive in un messaggio vocale che la persona può ascoltare.

Conferenza

Conferenza di Ogan Gurel: il pubblico

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