Zone tax free: successo universale, non da noi

Marocco mall di Casablanca

Eccellente successo in tutto il mondo delle zone economiche franche, esenti da un’alta tassazione. Praticamente tutto lo Stato del Texas è diventato una gigantesca tax free zone, grazie alle scelte del suo governatore. I risultati parlano chiaro.
Grandi risultati anche per il porto di Tangeri (Tangier export free zone), dove la Renault ha deciso di aprire una nuova mega fabbrica da 400.000 autovetture all’anno.

Ottime performances anche in Turchia, secondo il quotidiano Hurriyet (in lingua inglese) e l’agenzia Anadolu Ajansı (dati riferiti anche da Focus MO). Nelle zone tax free della Turchia il volume del commercio è cresciuto del 21.9 % per un totale di 22,6 miliardi di dollari nel 2011. “Secondo dati del Ministero dell’Economia, la Zona Franca dell’ Egeo e’ quella con il piu’ alto volume di commercio con 5,7 miliardi di dollari che paragonato ai 2,5 miliardi di dollari del 2010 significa un incremento del 129.6 %.
Nella zona industriale e commerciale di Istanbul si tocca la cifra di 3.6 miliardi di dollari.

Zone free sono il porto di Eilat in Israele, quello di Beirut, quello di Nagasaki. In Cina Honk Kong e Macao. Poi vi sono Mumbai, la città universitaria di Dubai (EAU) e la città internet sempre di Dubai.
Ben sei porti tedeschi -incluso Amburgo- sono tax free.

MA la UE NON gradisce affatto le zone tax free, mi confermano fonti interne a Bruxelles. Il che significa un mix di idiozia, post-sovietismo (Unione Sovietica Europea, scriveva Vladimir Bukovskji) e incapacità culturale.
IN ITALIA ci sono il Porto franco di Venezia, Trieste, Livigno, Campione, Val d’Aosta e Livorno. Si tratta però di progetti vecchi e mai ripensati in senso moderno e globale, anche se ovviamente sono esperienze positive.
A noi sembrano maturi i tempi per richiedere  qualcosa di simile alle migliori esperienze estere (che prevedono un gioco di sponda con il rilancio industriale tecnologico e con la scuola) anche in Liguria -nel porto di Genova- e nel Tigullio, se ciò servisse -ovviamente- a dinamizzare e non a deprimere il commercio locale, che d’estate è dinamico, ma d’inverno boccheggia.
Ciò avverrebbe in sinergia con l’industria turistica.
Si potrebbe ad esempio pensare a una zona tax free limitata all’inverno, proprio per favorire e dinamizzare il turismo. Invece di pensare a un gigantesco mall (vedi il Marocco mall di Casablanca) si potrebbe pensare a un “centro commerciale diffuso” condiviso dai commercianti già esistenti, così da non penalizzarli.
L’idea merita una riflessione attenta.

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