Published On: Dom, Giu 3rd, 2018

Dal Festival della Parola. Quando una legge ci emoziona

La banda ha appena finito di suonare l’Inno Nazionale, seguito dalla splendida aria verdiana del Va Pensiero, quando l’avvocato Fernanda Contri, Vice Presidente emerita della Corte Costituzionale, e l’attrice Daniela Franchi iniziano il loro intervento dedicato alla Costituzione, nel giorno delle sue celebrazioni. Tra il pubblico si avverte un sentimento di commozione, condiviso da chi si trova sul palco, reso ancora più vivo dallo scenario ricco di significati dell’Agorà di Piazza N.S dell’Orto, tra la Cattedrale e il Palazzo Comunale di Chiavari.

“Questa è e deve essere veramente la festa di tutti, come lo è in Francia il 14 luglio”, esordisce accorata la Contri, che subito dopo sottolinea la natura di alto compromesso, e non di “inciucio”, della Carta del 1948. L’intenzione sembra essere quella di porre una distanza non solo temporale tra i Padri Costituenti e la politica di oggi. Certo lo spirito e gli uomini sono molto diversi.

Oggetto dell’analisi storico-giuridica sono gli articoli 17 e 18 della Costituzione, che enunciano rispettivamente il diritto di riunione e di associazione. Un tema che non a caso si accorda bene con le piazze del Festival della Parola.

Già Aristotele considerava il vivere in società espressione di un bisogno connaturato con la natura dell’uomo. Ma sono occorsi quasi duemila anni perché il suo libero agire politico venisse riconosciuto dal potere statuale. Fu in epoca liberale che iniziarono ad aprirsi i primi spazi per la libertà di riunirsi pacificamente; parzialmente ammessa sotto lo Statuto Albertino, fu poi vietata dal regime fascista e introdotta pienamente con la Costituzione.

Ancora più difficile fu l’affermazione del diritto di associazione, data la contrarieta’ che lo Stato sin dalle origini ha riservato nei confronti dei corpi intermedi. L’art.18 la riconosce, stabilendone al contempo i limiti, sulla cui base sono proibite le associazioni criminali, segrete e di carattere militare. Nel suo intervento all’Assemblea Costituente, abilmente letto da Daniela Franchi, l’onorevole Della Seta chiarisce come la segretezza, necessaria sotto l’autoritarismo, non sia invece accettabile in democrazia, perché in contrasto con le libertà che essa garantisce. Evidente la grande lungimiranza dei Costituenti, che a suo tempo permise di estromettere dalla “piazza politica”, perseguendole penalmente, loggie massoniche e gruppi paramilitari eversivi.

Lungi infatti dall’essere una platonica affermazione di principi, “la Costituzione guarda al passato, rispetto a cui si pone in netta contrapposizione, e contemporaneamente al futuro, del quale elabora un progetto di società”, dice Fernanda Contri, augurandosi che chiunque in Italia si occupi della cosa pubblica si confronti con i propri concittadini “come fecero i Costituenti, sempre con rispetto, mai con parole di odio, offesa o violenza”, nell’esercizio di ciò che la Carta definisce “funzioni“, non potere.

Non ci resta che rileggere i due articoli costituzionali, con una consapevolezza per qualcuno paragonabile a quella del religioso di fronte al testo sacro, perché la Costituzione dovrebbe davvero essere il faro, una sorta di Bibbia laica.

Art. 17 – “I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi.

Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. 

Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarla soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica.”

Art.18 – “I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazioni, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle cheperseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.”