Published On: Mar, Nov 27th, 2018

Quando Salgari immaginava un canale navigabile da La Spezia a Venezia

Povera Liguria, regione con le infrastrutture a pezzi, con ponti che cadono, con Genova che si riempie di buche peggio di Roma, senza collegamenti veloci con Roma o la Francia o Milano…
Povera Liguria, senza una circonvallazione autostradale come ce ne sono in tutte le città del mondo, ormai…
Povera Liguria, il cui porto è senza collegamento ferroviario merci col resto d’Italia e l’Europa, con i container che arrivano prima da Rotterdam che da Genova all’hub merci di Busto Arsizio in Lombardia…
Povera Liguria, con 4 linee ferroviarie a un binario e il nodo ferroviario di Genova bloccato da anni…

Eppure Emilio Salgari, sulle scie della letteratura profetico-scientifica di Jules Verne, nel 1902 pubblicò un romanzo titolato I naviganti della Meloria -edito da Donath- (qui tutto il testo) in cui immaginava l’esistenza di un canale sotterraneo scavato dalla allora potente Repubblica di Genova nel 1300, per raggiungere con le navi Venezia attraverso il passo della Cisa (più o meno col percorso attuale di ferrovia e autostrada tra La Spezia e Parma. Scrive Felice Pozzo:

“…Questo romanzo, pubblicato nel 1902 con lo pseudonimo “E. Bertolini” (dove “E.” sta per Enrico, nome che piaceva a Salgari) narra di un tunnel sotterraneo che collega Chioggia a La Spezia, ossia l’Adriatico al Mar Ligure e viceversa. Il faraonico canale, secondo Salgari, sarebbe stato costruito verso il 1300 per iniziativa del capitano della repubblica genovese Luigi Gottardi con l’intenzione di sorprendere Venezia mediante l’attacco di un’intera flotta comparsa proditoriamente dalle viscere della terra!
Il titolo del romanzo allude naturalmente (lo scrive lo stesso Salgari nel capitolo XIII) alla battaglia avvenuta nel mare di Livorno, nei pressi delle secche della Meloria, il 6 agosto 1284. La flotta genovese comandata da Oberto Doria e Benedetto Zaccaria sconfisse quella pisana al comando di Alberto Morosini e del conte Ugolino della Gherardesca. Quest’ultimo, per aver effettuato una manovra sbagliata, fu accusato di tradimento e rinchiuso nella Torre dei Gualandi a morire di fame, come ci ricorda Dante. La pace tra le due città fu firmata nel 1288, a condizioni durissime per Pisa che dovette rinunciare alla Corsica, alla colonia di San Giovanni d’Acri, ai possedimenti sardi e cedere l’isola d’Elba in garanzia della spropositata indennità convenuta. Non avendo tenuto fede agli impegni, i pisani furono attaccati nel 1290 e sconfitti nuovamente”.

Nel romanzo di Salgari il canale navigabile e sotterraneo Spezia-Venezia viene casualmente scoperto nella Venezia del ‘900 in una cassaforte contenente una pergamena col tracciato del tunnel della Meloria, realizzato dalla Repubblica di Genova per vincere definitivamente la Serenissima cogliendola alle spalle. Il dottor Brandi e tre marinai partono per un lungo viaggio, affrontando eruzioni, terremoti e inondazioni, con lo scopo di accertare la veridicità di ciò che afferma la pergamena.

Il canale avrebbe potuto congiungere l’est e l’ovest d’Italia (sembra che l’idea fosse realizzabile, se non nel 1300 nel 1902…), il che è il destino geopolitico italiano tracciato già nella tavola Peutingeriana del XIII secolo. Ne scrive Virgilio Ilari su Limes 4/2018, nell’articolo “L’Italia è un’espressione geografica. Capiamola“.
Per Ilari, o siamo un segmento del confronto globale Est-Ovest, oppure non siamo nulla… Quel ruolo è stato salvifico per gli italiani nel corso della Prima Repubblica, quando l’Italia era frontiera decisiva tra Unione Sovietica e Occidente. Era l’ultima traccia della rivalità anglo-russa (1763-1907 e 1918-1941). Fu proprio il Regno Unito a aiutare l’Italia risorgimentale e a progettare una linea ferroviaria che bypassasse Marsiglia (e gli odiati galletti francesi) con una linea da Londra al Fréjus fino a Brindisi, da dove poi merci e uomini si sarebbero imbarcati via Suez, per dirigersi a Bombay e nel far east.
Il che ci ricorda fatti identici -ma rovesciati- come la Nuova via della Seta proposta dalla Cina all’Europa, che riprende rovesciando il veneziano e “genovese” (forzato) Marco Polo, creando un percorso Nord-Sudest che oggi viene visto come il fumo negli occhi proprio dagli angloamericani (non a torto, visto che le guerre cominciano proprio con questo tipo di passaggi di infrastrutture).
Così, mentre a Roma si discute, Sagunto viene conquistata dai cartaginesi…
E, mentre a Genova e Roma si chiacchiera, tra Pechino e Amburgo hanno già costruito una TAV merci che rischia di minimizzare il ruolo del Mediterraneo e del porto di Genova.

Perché il mondo ha capito che l’economia è dominata dalle infrastrutture e dalla logistica. Salgari nel 1902 l’aveva capito.
L’Italia e la Liguria attuali non lo capiscono proprio.

Treno TAV merci Cina-Russia-Germania